sabato 7 giugno 2008

La segreta armonia della felicità

La segreta armonia della felicità
Il segreto dellafelicità sta in un giardino. Non in quello incantato dell'Eden, ma nel comune giardino di casa, quello in cui ognuno di noi può coltivare le proprie piante e i pro-pri fiori. Un giardino che solo in parte è nostro, perché appartiene in realtà all'ambiente e quindi a tutti gli esseri umani.
La metafora del lavoro come 'esercizio di meditazione a contatto diretto con la natura, con i suoi tempi e i suoi ritmi immutabili, ispira un originale volume di Flavia Arzeni, docente di Letteratura tedesca all'Università La Sapienza di Roma, intitolato appunto "Un'educazione alla felicità" (Rizzoli, 230 pagine, 18 euro).
È un'indagine introspettiva sulla vita e sul suo significato più profondo, attraverso gli scritti di due maestri della parola e del pensiero, entrambi premi Nobel: l'uno, lo scrittore tedesco, naturalizzato svizzero, Hermann Hesse; l'altro, il poeta indiano Rabi'ndranath Tagore. Due figure assai diverse fra loro, accomunati però da un'ammirazione collettiva e da un culto popolare che ne tramandano la memoria fino ai giorni nostri. «Hesse e Tagore - avverte alla fine del suo libro la stessa autrice - non hanno scritto un breviario per divenire felici, hanno solo indicato la via che ogni essere umano può percorrere». E si tratta, evidentemente, di un lascito prezioso.
La lezione dei due scrittori, ripresa e riproposta con trasporto in questo lavoro da Flavia Arzeni, parte dall'intuizione che la felicità - almeno, quella terrena - si fonda su piccole e semplici cose:il legame inscindibile con la natura,da una parte; l'amore per il prossimo e per il diverso, dall'altra. La coscienza ambientalista e la tolleranza, si potrebbe dire in termini più attuali, in nome di una convivenza pacifica. E in questa visione il giardino, che forse per altri può essere anche il balcone, terrazzo, il parco pubblico o magari il campo da golf, diventa il simbolo di uno spazio verde disegnato dall'uomo, come un'oasi di ordine e di stabilità.
recensione di Giovanni Valentini