domenica 29 dicembre 2013

Antonello da Messina al Mart ....e non solo



Merita una visita il Mart di Rovereto (Museo arte moderna e contemporanea): fino al 12 gennaio 2014 ci sono due esposizioni bellissime.

La prima è quella dedicata ad Antonello da Messina.
La seconda è "L'altro ritratto".

La terza,  bellissima, è  "la magnifica ossessione" e sarà aperta fino al 2 febbraio 2014 (meriterebbe una visita a se stante)

Il biglietto d'ingresso permette la visita di tutte e tre le mostre, e, entro il 12 gennaio 2014, alla
Casa d’Arte Futurista Depero a Rovereto e alla Civica di Trento

A partire da venerdì 1 novembre 2013 con il biglietto di ingresso al Mart, si ha diritto alla tariffa ridotta presso il Muse - Museo delle Scienze di Trento

La cosa migliore sarebbe prendersi un paio di giorni, soggiornare a Rovereto e godersi tutto con calma, compresa l'atmosfera natalizia...

Noi ci siamo limitati alla visita delle tre esposizioni al Mart, abbiamo passato tutta la giornata all'interno del Museo, con un piccolo spuntino al self service.

Alcuni piccoli trucchi.
Prima di tutto, meglio prenotare. C'era una fila non lunghissima, però ci si risparmia una mezz'ora in coda al freddo.
Per quanto riguarda al mostra di Antonello da Messina, consiglierei, prima di entrare nei padiglioni, di fare una sosta di un quarto d'ora nella (piccola) sala da proiezione sul pianerottolo: un filmato molto interessante che mette in parallelo i quadri di Antonello con quelli di altri artisti, e fa vedere alcuni dipinti prima e dopo i restauri. Forse l'unico quadro mancante è il san Sebastiano di Dresda, il cui restauro è molto criticato , accusato di avere pulito troppo e tolto le "velature".

"La magnifica ossessione" all'ultimo piano mette in mostra moltissime delle opere di proprietà del Mart, organizzate in modo tematico.
Si può visitare lasciandosi trasportare dalle emozioni, ma è meglio procurarsi uno dei tanti opuscoli che, con disegni, permettono di individuare opera ed autore.

Prima della visita, meglio visitare il sito del Mart, www.mart.trento.it che contiene molte informazioni e anche fotografie delle opere e dei padiglioni.

Consigliato!

giovedì 26 dicembre 2013

The Unquiet Grave

Chissà perchè, la velocissima scomparsa del mio Osky mi ha "preso" più di ogni altro micio. Un pò sarà la sensazione di averlo sgridato un pò troppo, per la sua abitudine di gettarsi sotto ogni goccia d'acqua presente in casa e poi inzaccherato disseminare di orme i pavimenti con le sue grosse zampe foderate di pelo anche sotto i polpastrelli, Sentirlo là fuori, al freddo e alla pioggia, che amava tanto, mi dà una sensazione strana, come volessi che si dissolvesse il più velocemente possibile. E allora salta alla mente questa "unquiet grave", uno dei miei pezzi preferiti tra le antiche canzoni inglesi, dove la ragazza piange suslla tomba del suo amato per un anno e un giorno, finchè lui la rimprovera di non disturbarlo più, e ognuno dei due si libera della catena della tristezza. Tra un anno e un giorno probabilmente tutto sarà dissolto e forse saremo tutti più felici.

Ho scelto la versione di Kate Rusby perchè è quella che preferisco, ma ce ne sono tante altre, in particolare conobbi questo pezzo dal primo album dei Gryphon, in versione molto "dark"; molto belle sono quella di Alien Skin (alias George pappas)  dall'album omonimo e quella più ruspante, quasi allegra, dei Bellowhead

Gianfranco Ravasi: se dovessi tenere un sermone laico a Natale



Se dovessi tenere un sermone laico...
Comincerei così: diceva uno scrittore che per ritrovare il significato del Natale bisognerebbe liberarlo delle incrostazioni consumistiche e festaiole. Parole sante in bocca a un non credente. Al quale mi associo volentieri

Tempo fa una lettrice de l’Espresso  di Guastalla mi ha avanzato una proposta: «Ogni tanto Lei appare come firma su questo settimanale laico : perché non prova una volta a proporre anche a noi per usare un titolo di Luigi Einaudi una predica laica ?». Devo subito correggere la mia lettrice: in realtà Einaudi raccolse alcuni suoi interventi sotto il titolo "Prediche inutili"  e non vorrei correre il suo stesso rischio... Tuttavia raccolgo la sfida, anche perché questo numero del settimanale apparirà proprio alle soglie di una festa che, pur in epoca detta post-cristiana , continua a stare ben inchiodata nel tessuto sociale contemporaneo apparentemente secolarizzato.

Comincerei il mio sermone così: «Il Natale odierno mi fa pensare a quelle anfore romane che ogni tanto i pescatori tirano fuori dal mare con le reti, tutte ricoperte di conchiglie e di incrostazioni marine, che le rendono irriconoscibili. Per ritrovarne la forma, bisogna togliere tutte le incrostazioni. Così il Natale. Per ritrovarne il significato autentico bisognerebbe liberarlo da tutte le incrostazioni consumistiche, festaiole, abitudinarie, cerimoniose». Questo incipit può sembrare troppo moralistico? Allora confesserò che non sono né parole mie né quelle di un predicatore. Era nientemeno che Alberto Moravia a iniziare così anni fa un suo articolo natalizio per un quotidiano!

Certo, il rituale laico di questa festa cristiana è spesso analogo ai cine-panettoni e ha come emblema luci al neon e vetrine colme. Tuttavia non si può ignorare che ora molta gente fatica persino ad allestire un pranzo natalizio degno di questo titolo. E allora l’omelia potrebbe continuare lasciando la parola a un vero predicatore, papa Francesco, con l’incisività delle sue parabole  sulla povertà. È lui, infatti, più di tanti politici, a far risuonare il ruggito della fame  del mondo, a scrivere nel suo ultimo testo Evangelii gaudium  pagine roventi sulla necessità dell’inclusione sociale dei poveri  e sulla pace e il dialogo sociale , a scendere fino a Lampedusa per incontrare le nuove famiglie di Betlemme profughe come quella del neonato Gesù e a invitare tutti noi a trasferirci dai centro-città festosamente illuminati alle squallide periferie .

A proposito di periferie, continuerei allora la mia predica più o meno laica  con una testimonianza personale. Quand’ero giovane prete, studente a Roma, mi recavo a visitare gli infermi di una parrocchia di Torpignattara. C’era un anziano che mi accoglieva sempre con gioia, mi preparava il caffè, mi tratteneva il più possibile. Quando dovetti salutarlo per l’ultima volta perché rientravo a Milano, mi disse sconsolato: «Lei non sa cosa vuol dire non attendere più nessuno». Quante persone nel giorno di Natale sono come lui, sole, dimenticate, davanti a un telefono che non squilla perché non c’è più nessuno che si ricorda di loro e al massimo possono parlare solo coi loro cari morti.

Voltaire diceva  che le prediche sono come la spada di Carlo Magno, lunghe e piatte, perché i predicatori quello che non sanno darti in profondità ti danno in lunghezza. Lo spazio di questa pagina è finito. Concluderò, allora, con una provocazione. Anche quest’anno il Natale ha nel mondo la solita presenza di Erodi e di innocenti sgozzati. Lascerò ai lettori di riflettere su un aneddoto che mi ha raccontato l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede e che può essere sia una rappresentazione della storia umana sia un amaro esame di coscienza collettivo. Anni fa, in visita allo zoo biblico di Gerusalemme fu condotto Henry Kissinger, Segretario di Stato di Nixon. Egli rimase stupefatto di fronte a un leone accovacciato davanti a un agnello che brucava pacificamente. Si era forse avverata la profezia messianica di Isaia secondo la quale il leone si sdraierà accanto all’agnello in perfetta armonia? «No replicò il direttore dello zoo in verità noi sostituiamo ogni giorno un nuovo agnello...!».

da "L'espresso", 21 dicembre 2013

martedì 24 dicembre 2013

Convegno Internazionale sulla Musica Popolare Ponte Caffaro 13-16 dicembre 2013





 Avevo una grande sensazione di felicità al termine dei 3 giorni del Convegno Internazionale sulla Musica Popolare che si è tenuto a Ponte Caffaro dal 13 al 16 dicembre scorsi. Un piccolo/grande convegno. Piccolo, perché fortunatamente non ci sono quelle folle che spesso rovinano i festival per troppo successo. Grande, per la qualità dei relatori e dei musicisti, per la simpatia degli organizzatori, per l'atmosfera che si è creata. Lascio alla ottima ed esaustiva relazione di Marcello Rizza, pubblicata su “Vallesabbianews.it”, i dettagli di tutto quanto è successo. http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/Alle-radici-del-Folk-26758.html



Da parte mia, non posso che complimentarmi con Gigi Bonomelli per l'entusiasmo dimostrato nell'organizzare il tutto e nello scegliersi lo staff: quando in un convegno di musica popolare incontri ragazze innamorate di Laurie Anderson (!!) e veri esperti di progressive (wow!!) allora pensi che forse c'è una speranza per il futuro dell'umanità.....
Il festival è stato impegnativo anche fisicamente perché.....le conferenze iniziavano al mattino senza ritardo, si andava a pranzo tutti insieme, spettatori, relatori, musicisti, si ricominciava al pomeriggio, la sera concerto e poi......post concerto fino alla chiusura dei bar (in pratica le tre di notte). La prima sera per scaldarmi mi sono accontentato di una tisana, poi mi sono adeguato agli usi locali, il che la mattina portava a risvegli problematici.
Ma il risveglio di lunedì, per me, è stato veramente eccezionale. Visto che (nonostante tutto) ho l'abitudine di alzarmi prestissimo, nella sala per la colazione ho incontrato uno ancora più mattiniero di me: il prof. Bruno Pianta, forse il più importante etnomusicologo italiano, con quale abbiamo discusso per un'ora di alcune ballate italiane e straniere: una lezione universitaria in piena regola, lui cantava varie versioni differenti della stessa ballata raccolte in valli diverse. E quando gli ho esposto un mio dubbio, circa un termine di una ballata scozzese che non riuscivo a tradurre (earthen lake), mi ha promesso di fare una ricerca in merito. Il mattino dopo, la soluzione era già in questa email:

Caro Giorgio,
Allora ho dato un'occhiata al Child (The three ravens, nr. 26 - sta nel primo volume) e ho integrato con qualche ricerca su internet.
Dunque, si tratta di una roba inglese, di gusto alquanto letterario, di cui sembra si conosca il possibile autore. La teoria è che il testo originale sia inglese (il cavaliere ucciso non può essere divorato dai corvi, perchè i suoi cani fanno buona guardia, i suoi falchi scacciano gli uccelli e la sua amata -metaforicamente, la "daina", "fallow doe" lo trasporta alla sua tomba, "earthen lake"). Lake sarebbe una forma arcaica per "fosso", quindi "fosso nella terra", altra metafora per "tomba". Queste arcaizzazioni, confermate da "leman", ossia "amata" del'ultima strofa nel Child, mi danno l'mpressione di avere la stessa funzione delle formule delle ballate piemontesi (la "dama gentil" , il "bel galante", la "bela fija") cioè di suggerire una "antichità" della storia.
Le versioni scozzesi sembrerebbero delle feroci parodie (in chiave anti-inglese?) nelle quali cani falchi e amata scaricano il morto, e i corvi si abboffano.
Spero che questo ti possa servire; e siccome il tutto mi è costato circa dieci minuti, non c'è bisogno che mi ringrazi!
Saluti e buone feste
Bruno 


Ecco il video integrale della conferenza degli inglesi Mike Higgins e Janet Maj, musiche e danze inglesi.











In un tentativo di "ballo multietnico" , dopopranzo, i Sonadur di Ponte Caffaro fanno ballare i presenti, ma i più “imbranati” nell'entrare nello spirito dei passi bagolinesi sono un ragazzino timido seduto e uno spilungone sulla sinistra: sono due artisti marocchini che sul palco invece sono danzatori abili e scatenati!










 Infatti, in altro filmato si vede il ragazzo che balla sul sagrato della chiesa di Ponte Caffaro, osservato dai danzatori inglesi di morris.




Marcello Rizza ha  pubblicato su Valsabbianews.it un bellissimo articolo sul festival, corredato da fotografie:
http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/Alle-radici-del-Folk-26758.html

mercoledì 11 dicembre 2013

I finti poveri e l'ISEE

La guardia di finanza sta scovando vari "finti poveri" che , soprattutto per non pagare le tasse universitarie dei figli, avevano presentato dichiarazioni ISEE fasulle.
Sarebbe il caso di inasprire le sanzioni (e farle applicare) in modo particolare per le evidenti omissioni nella dichiarazione, e addirittura si potrebbe anche rifiutare l'iscrizione all'università (che vadano all'estero, visto che hanno i soldi, e là li voglio vedere come fanno ad evadere...)

A cosa si va incontro in caso di dichiarazione ISEE non veritiera?
La dichiarazione ISEE è un’autocertificazione, pertanto in caso di dichiarazione non veritiera o non corretta si è soggetti sia a sanzioni pecuniarie che penali ai sensi del DPR 445/2000. Le sanzioni si applicano anche se l’importo dichiarato è di poco discordante dall’importo verificato, in quanto la legge prevede solo il caso di dichiarazioni false o veritiere, a prescindere dall’entità della differenza.

Sono stato oggetto di controllo e per mero errore materiale ho inserito un valore ISEE non corretto, che cosa accade?
In tal caso lo studente:
  1. decade dal beneficio della riduzione delle tasse e deve pagare per l’anno di verifica l’importo delle tasse nella misura ordinaria.
  2. deve pagare una sanzione pari a 3 volte il doppio della differenza tra l’importo delle tasse da versare relative alla fascia ISEE accertata dagli uffici e le tasse pagate in base alla fascia ISEE dichiarata in Infostud per l’anno accademico in cui la dichiarazione si è dimostrata non veritiera (Delibera n N. 8/13 del 22 gennaio 2013).

mercoledì 13 novembre 2013

Jimmy Bryant e Hellecasters

Ecco una delle prime apparizioni della "electric spanish guitar", in pratica la fender telecaster. A suonarla il fantastico Jimmy Bryant: si tenga conto che siamo nei primi  anni '50, la musica sembra un (ed è) un pò "datata", ma Jimmy aveva un suono e una tecnica pulitissima, e molta inventiva. In Italia è praticamente sconosciuto....



E qui i suoi "eredi", in un certo senso, gli "Hellecasters".....fantastici, su youtube c'è il video di tutto il concerto

domenica 10 novembre 2013

una app può salvare un museo. oppure distruggerlo


di Arianna Huffington
Sempre più spesso i musei si servono della tecnologia per raggiungere il pubblico che sta al di fuori delle loro stanze. E io, va da sé, sono un'assoluta sostenitrice dei nuovi media e del fatto che le istituzioni si adattino il più velocemente possibile ai cambiamenti che le nuove tecnologie apportano al nostro mondo.
Quando però è venuto il momento di parlare con i vertici dei musei su come usare gli strumenti dei social media per allargare il loro pubblico e arricchire l'esperienza dei visitatori, mi sono scoperta insolitamente reticente. Perché i musei offrono una cosa che nel nostro mondo sta diventando sempre più rara: l'opportunità di disconnetterci dalle nostre vite iperconnesse, e la possibilità di stupirci. Per descriverla con le parole di Maxwell Anderson, amministratore delegato dell'Indianapolis Museum of Art, il compito di un museo è fornire ai visitatori «suggestioni e meraviglie... un intangibile senso di euforia, la sensazione di essere sollevati da un peso». O, come diceva il mio connazionale Aristotele, una «catarsi».
La questione è dunque come usare i social media per contribuire a questo compito, senza compromettere il senso fondamentale dell'esperienza artistica, che è entrare in contatto con qualcosa più grande di noi.
«Ogni epoca deve reinventare da sé il progetto della spiritualità», scriveva Susan Sontag in L'estetica del silenzio. E nella nostra epoca digitale i musei rappresentano uno dei terreni più fertili per farlo. Ecco perché il rischio che il senso dei social media si esaurisca nei social media connessione fine a se stessa, priva di scopo  è un rischio dal quale i musei devono tutelarsi in modo particolare. Ridurre l'esperienza del museo a una serie di app pensate per fornire ulteriori dati sarebbe risibile quanto ridurre l'esperienza di chi va in chiesa a dei parrocchiani che twittano per dire: «Qui in chiesa il prete ha appena parlato di pani e di pesci. Qualcuno ha ricette di sushi da passare?» O che sfoderano l'iPad per scoprire che il Discorso della Montagna ha avuto luogo vicino al mare di Galilea, il quale, vengo a sapere seguendo un link, è il più grande lago d'acqua dolce sotto il livello del mare al mondo... devo assolutamente twittarlo subito! Sfruttati al meglio, i social media riescono a costruire comunità e a potenziare la comunicazione. Nel caso dei musei, possono dare accesso a un pubblico molto più vasto e offrire a chi li utilizza la possibilità di proseguire l'esperienza estetica anche una volta fuori dal museo. Ma se i musei dimenticano il loro DNA e si lasciano abbindolare da ogni una nuova tecnologia sexy che gli passa accanto sculettando, rischiano di compromettere il senso stesso della loro esistenza. Troppa connessione del tipo sbagliato può di fatto disconnetterci dall'esperienza estetica.
Come sintetizzava Sontag: «la contemplazione prevede che lo spet­tatore si dimentichi di sé».
Il neuroscienziato Antonio Damasio, che dirige il Brain and Creativity Institute della University of Sou­thern California, ha descritto l'arte e l'esperienza del museo come «una risposta emotiva legata al corredo genetico fondamentale dei primati, che è improntato alla curiosità, all'e­splorazione e a un senso di scoperta. Produce soddisfazione nel momento in cui si trova qualcosa. In un museo, capita di girare un angolo e incontrare qualcosa di cui si è sentito parlare, o che si cercava, oppure di cui non si è mai sentito parlare, ma che è molto bello. A innescare l'esperienza è in parte proprio questo elemento di sorpresa». Per dirla con altre parole, l'e­lemento del mistero, della meraviglia, dell'oblio di sé, della trascendenza.
Nel libro Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello, Nicholas Carr scrive: «Deve esserci un tempo per raccogliere dati in modo efficiente e un tempo per la contemplazione inefficiente, un tempo per far funzionare la macchina e uno per starsene seduti a oziare in giardino».
Di giardini, al mondo, non ne rimangono molti. È questo che rende i musei cosi importanti. È fantastico vederli sfruttare gli strumenti dei nuovi media, ma non dobbiamo mai dimenticare che, mentre le tecnologie sono destinate a mutare costantemente, il bisogno di entrare in contatto con l'arte di qualità non cambieràmai.

(Traduzione di Matteo Colombo)
La Repubblica delle donne 9 novembre 2013

sabato 9 novembre 2013

Crozza, papa Francesco e il frigo

Bellissimo. Se la settimana scorsa  la scenetta riguardante il presidente Napolitano mi aveva deluso parecchio, questa sul papa è veramente bellissima, raffinata. Secondo me papa Francesco sta meditando tra sè e sè l'opportunità di fare una telefonata di complimenti a Crozza....

giovedì 17 ottobre 2013

Elogio della babbuccia



Qualcuno dirà: adesso che ha compiuto i 60, questo ci fa l'elogio della babbuccia, del brodino, della borsa dell'acqua calda, della berrettina e del plaid!

Verissimo: tutte queste cose, che fanno tanto "pensionato", hanno però un fattore comune: sono grandi fonti di risparmio energetico, a costo bassissimo.

Ovviamente quanto segue non interessa quella beata gioventù che in casa indossa gli anfibi anche stando a letto, ha i capelli come Caparezza, adora i big burger con le patatine e il ketchup, sta col pancino nudo anche d'inverno  e ha il riscaldamento pagato dal papà.

Premetto che entrando in casa cambio sempre le scarpe con delle ciabatte, in modo da lasciare all'ingresso lo sporco più o meno immondo che si annida sotto le suole.
In questi giorni di ottobre,  comincia a fare un pò fresco, in particolare stando in casa. E allora si è tentati di accendere il riscaldamento.
La soluzione ecologica è provare ad indossare un paio di babbucce invece delle ciabatte. Provare per credere, la sensazione di freddo sparisce, come guadagnare due o tre gradi di temperatura. Ovviamente devono essere babbucce belle, tipo quelle tirolesi, che costano 25-30 euro, ma durano molte stagioni e si ripagano alla grande.


venerdì 11 ottobre 2013

Io, Malala, chiedo ai potenti

Io, Malala, chiedo ai potenti: mandate penne, non fucili solo così finiranno le guerre
MALALA YOUSAFZAI

Vengo da un posto paradisiaco chiamato Swat, nel Nord del Pakistan. Tre anni fa, Swat era nel mirino dei terroristi. Nel gennaio del 2009 i terroristi massacravano due o tre persone innocenti ogni sera. Toglievano alle donne il diritto alla libertà e all'uguaglianza. Facevano saltare in aria le scuole, più di quattrocento. Ci strappavano di mano le penne, e noi dovevamo nascondere i libri sotto la camicia, fare finta che non studiavamo. I cosiddetti Talebani avevano paura della forza delle donne, avevano paura della forza dell'istruzione.

martedì 8 ottobre 2013

Yurij Norstein - il maestro uscito dall'Urss

Domenica 6 ottobre, grazie a un bell'articolo apparso sul supplemento del corriere "la lettura", ho scoperto un grande disegnatore di cartoon: Yurij Norstein. Basta guardare gli occhi del lupo "cattivo" nella "favola delle favole"....per accorgersi della sua poesia.





L'artista Yurij Norstein nasce ad Andreìevka (Russia) nel 1941. Dopo aver frequentato il corso di animazione presso la Soyuzmultifilm, lavora come animatore per quasi 50 film, affinando la tecnica del decoupage, frammenti di carte ritagliate che ripresi ad uno per quadro determinano il movimento di personaggi e fondali. Nel 1967 conosce Francesca Yarbusova, disegnatrice e animatrice che oltre a diventare sua moglie lo affiancherà nei numerosi progetti. Sono degli anni Settanta i film «La volpe e la lepre», «L'airone e la gru», «Il riccio nella nebbia». Del 1979 è «La favola delle favole» .

 Nel 2014 la Bompiani pubblicherà, a cura di Elena Kostioukovitch, due libri di Norstein: «Il riccio nella nebbia» e «La favola delle favole».

su youtube si trovano vari spezzoni, ma il meglio è trovarli in alta definizione in DVD

La favola delle favole




Seasons



Il riccio nella nebbia







mercoledì 25 settembre 2013

autocertificazione per musica dal vivo


Qualche minuto fa, il Senato ha approvato il Decreto valore Cultura presentato del Ministro Bray, Un decreto che comprende la norma che introduce una semplice autocertificazione da consegnare in Comune, al calvario di licenze e autorizzazioni oggi necessari per organizzare un concerto con meno di 200 spettatori entro le 24. 


Il Decreto deve essere approvato dalla Camera entro l'8 ottobre. 
Da quel giorno in Italia sarà più facile produrre, suonare, ospitare ed ascoltare musica dal vivo. Una linfa vitale che dà lavoro e diffonde cultura a migliaia di cittadine e cittadini italiani. 
È un primo importante passo per rendere più libera la musica dal vivo. 
Ringrazio voi, ovvero i 36mila firmatari che hanno sostenuto la petizione al Ministro Bray il quale nel Giugno scorso ha lanciato la proposta dell'autocertificazione. 
Ringrazio tutti i media che hanno sostenuto la nostra campagna.
Ringrazio il Ministro che ha subito risposto alla petizione e seguito con attenzione l'iter dell'emendamento. 
Ringrazio i numerosi senatori e i deputati che hanno costruito le condizioni per questo voto - a cominciare dal Presidente della Commissione Cultura del Senato Andrea Marcucci e dai deputati Rampi, Bonomo e Costantino.
Ringrazio le associazioni come l'Arci, Assomusica, Mei, Anci e le amministrazioni comunali come Udine e Portogruaro che hanno sostenuto con forza questa battaglia.
Da domani la sfida per moltiplicare le occasioni di musica dal vivo - nel rispetto di tutti: musicisti, utenti, residenti- prosegue. Prosegue su altri temi cruciali per la musica dal vivo, come quello delle tariffe per il diritto d'autore (a partire da un Ordine del Giorno approvato dal Senato che impegna il Governo), della semplificazione delle procedure di autorizzazione per i grandi eventi musicali, della richiesta di un nuovo statuto giuridico per i lavoratori del pubblico spettacolo.
La sfida è quella di redigere una “Carta della Musica dal vivo” da condividere con i protagonisti della scena musicale italiana e da usare come manifesto per agire con efficacia su singoli aspetti della filiera della musica e sulle norme che la regolano.
Ma permetteteci di dire che da oggi, con una musica più libera, l'Italia tutta è un po' più libera. E ricca. E felice.
Grazie,
Stefano Boeri via Change.org

martedì 24 settembre 2013

il merdaio dei blog

Perchè questo è un non-blog (ovvero scrivo post ma non pubblico quello che ricevo)?
Perchè vorrei evitare di ridurlo come la maggior parte dei blog, anche quelli che teoricamente potrebbero essere più "seri" perchè ospitati da "autorevoli" testate giornalistiche.
Ad esempio, riporto più sotto da un blog del corriere della sera, in commento ad una lettera di una Pussy Riot dal carcere (c'è anche una foto, scattata durante il processo ovvero PRIMA della carcerazione di cui sopra).

Ognuno va fuori di testa come può..

 

 Il livello è molto simile anche in altri blog di repubblica, Il fatto, ecc. Per quanto riguarda beppegrillo.it, spesso gli articoli di copertina sono interessanti (anche se magari non condivisibili nella forma, a me dà fastidio la storpiatura dei nomi che fa tanto Emilio Fede), ma se ci si avventura nei commenti...roba da delirio di fantascienza. Uno a caso, in risposta ad un articolo sul mercato immobiliare tedesco (?!?):
"chip sottopelle
Perfetti per creare spie inconsapevoli.
Che viaggiano in paesi ostili o pericolosi.

E si comportano innocentemente perche' non sanno di essere usati come spie...
Oppure leaders stranieri che fanno il gioco del programmatore dei chip.
Ricordate la grossa macchia sulla fronte di Gorbacev?
Che sgretolo' URSS e da tempo vive nel New Jersey
non lontano da New York..." (Fabrizio Salvini 24.09.13 07:58|)


 Giorgio Gregori

lunedì 23 settembre 2013

Libre Office: convegno a Milano dal 25 al 27 settembre

In Francia, senza perdersi in inutili chiacchiere, il software è già utilizzato da nove ministeri governativi.
A Copenaghen e Monaco di Baviera sono stati gli ospedali a dotarsene, mentre in Spagna il sindaco di Valencia lo ha voluto per tutti gli uffici del Comune.
Sono solo alcuni casi a livello intemazionale, dove all'appello manca l'Italia (tranne il piccolo caso delle province di Perugia e di Macerata).
L'idea è di "migrare'' verso Libre Office, programma informatico a costo zero che si pone come modello alternativo (con risparmio allegato) ai più noti. E che "gira" su tutti
i sistemi operativi, da Linux a Windows. Per saperne di più (e suscitare magari l'interesse dei soggetti della pubblica amministrazione), Milano ospiterà quest'anno l'incontro promosso da The Document Foundation, l'organizzazione no profit che coordina lo sviluppo di LibreOffice.
Una tre giorni, dal 25 al 27 settembre, di dibattiti e incontri nelle aule del dipartimento di Scienze dell'Informazione dell'Università Statale e, in parallelo presso Sala Alessi a Palazzo Marino.
L'ingresso, così come il software, ovviamente è libero.

domenica 22 settembre 2013

Etica SGR Linee guida sull'azionariato attivo

Molto bello questo opuscolo, che spiega le strategie per intervenire nelle assemblee degli azionisti e cercare di fare in modo che le società quotatesi impegnino  sulla tutela dell'ambiente, dei diritti umani e dei lavoratori e nell'adozione di buone pratiche.


Per scaricarlo:
http://www.eticasgr.it/public/doc/20130322163756.pdf


Chi vuole saperne di più:

http://www.eticasgr.it/cms/?plid=9&pid=53&ppid=9


martedì 10 settembre 2013

I mercanti di amici

Gli i uomini non hanno più tempo e comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici.


È una parabola apparentemente scritta per bambini, in realtà è una metafora per adulti. Parlo del Piccolo principe di Saint-Exupéry che tutti abbiamo letto durante la nostra adolescenza. Me ne inviano l'ennesima edizione e, sfogliandola, mi capita sott'occhio questa osservazione, per altro spesso citata.
La frenesia attuale ci ha convinti che «non abbiamo più tempo» perché assorbiti da mille attività esteriori. Così, si sono presentati subito i mercanti col loro campionario di prodotti liofilizzati che suppliscono a ogni esigenza e necessità. C'è, però, un particolare: il vero amore e l'amicizia non si possono acquistare in confezioni predisposte. Il sesso o le pubbliche relazioni sì, ma non l'intimità dolce, lo sguardo trasognato gli occhi negli occhi, il sostegno affettuoso di un amico... Non esistono mercanti di amici e di amore autentico.

Gianfranco Ravasi, domenica del sole 24 ore 1 settembre 2013

lunedì 9 settembre 2013

Italiani sull'orlo di una guerra civile



La pacificazione, le larghe intese....cose già viste e già dimenticate. Un ripasso è opportuno....
GG

Italiani sull'orlo di una guerra civile




Il 5 agosto 1922 il Governo Facta lanciava un appello alla pacificazione e alla coesione. Ma la scongiurata conflittualità sociale, lungi dall'essere arginata, aprì la strada al fascismo
di Emilio Gentile

Era il 5 agosto 1922, quando il Governo presieduto da Luigi Facta rivolse agli italiani un appello per la pacificazione, sperando di porre fine a una violentissima lotta politica, degenerata in guerra civile, che stava minan­do l'esistenza dello Stato liberale. Il governo si diceva fiducioso che l'appello sarebbe sta­ta accolto dagli italiani per amor di patria, ri­tenendo impossibile che essi «non sentano lo strazio che ad essa viene dalle condizioni così turbate della vita pubblica e che vi riman­gano indifferenti».
Novantuno anni dopo, nell'estate del 2013, si è udito nuovamente in Italia l'appel­lo alla pacificazione rivolto agli italiani dal Governo e del capo dello Stato, mentre la de­mocrazia repubblicana è investita da una crisi istituzionale senza precedenti, dopo un ventennio di aspri scontri politici, che hanno visto opposti schieramenti di italiani combattersi come nemici inconciliabili. Nel­lo stesso tempo, è risuonata anche la minac­cia di una guerra civile, che avverrà se non sarà garantita la cosiddetta "agibilità politi­ca" al capo di un partito, che ha dominato la politica italiana negli ultimi due decenni, e che ora, in seguito a una condanna definiti­va per frode fiscale, secondo le leggi vigenti dovrebbe decadere da senatore ed essere in­terdetto dai pubblici uffici. L'appello alla pa­cificazione nell'estate del 2013 conferma la gravità della crisi che travaglia lo Stato italia­no, e lo conferma soprattutto la minaccia della guerra civile. Tale minaccia può suona­re come un inconsulto espediente retorico, ma è opportuno ricordare che nei nove de­cenni trascorsi fra l'appello alla pacificazio­ne nell'estate del 1922 e l'analogo appello nell'estate del 2013, la guerra civile in Italia non è stata soltanto un espediente retorico. In alcuni momenti della storia italiana, alla violenza della retorica è seguita la violenza delle armi.

sabato 7 settembre 2013

Berlusconiani anonimi



Non l'avevo ancora visto...è del febbraio 2013. Bellissimo e purtroppo ancora attuale!



nota per coloro che ricevono la newsletter e non l'hanno ancora capito: il film si vede collegandosi al mio blog, non è nelle email della newsletter...

venerdì 6 settembre 2013

Riflessioni sulla memoria - se nell'era digitale si scava una voragine

Dove saranno finite le foto delle nostre vacanze 2006 in Alsazia?  Di solito sono molto ordinato e faccio un sacco di backup, ma è rimasto solo un file exe fatto dal programma proshow...dal quale però è impossibile estrapolare le foto...mah! Ho provato pure a vedere su alcuni dvd, che il mio pc però non legge.....praticamente ho toccato con mano quanto scritto in questo articolo di un paio di anni fa. E ho deciso di scegliere un paio di centinaia delle foto migliori e stamparle prima che sia troppo tardi!

Giorgio Gregori.

 

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Riflessioni sulla memoria - se nell'era digitale si scava una voragine

Le innovazioni tecnologiche e la carta. Riflessione sulla capacità di salvaguardare il patrimonio della civiltà

Le foto di un reportage, tre anni fa in Alaska, sono andate perdute per la rottura dell’hard disk del mio computer. Quelle delle vacanze di due anni fa non le trovo più: finite in una memory card in fondo a qualche cassetto. Le immagini di dieci anni fa so perfettamente dove sono: in un vecchio floppy disk. Che i miei computer attuali non sono in grado di leggere. Le foto della mia prima vacanza — altopiano del Renon, 1957 — sono invece sempre lì: cartoncini appena ingialliti, tenuti insieme con un elastico in una scatola da scarpe.

giovedì 5 settembre 2013

Tecnologie per tutti - Global Innovation Commons

Tra i programmi open source che funzionano benissimo, segnalo Libre Office , che sostituisce benissimo il solito Office di Microsoft. Merita anche una piccola donazione con paypal per la manutenzione dei server e il continuo aggiornamento.
Giorgio Gregori




Global Innovation Commons è una banca dati dedicata alle tecnologie nei settori della salute, delle energie pulite, dell'agricoltura e dell'acqua, di dominio pubblico a livello globale in quanto non (più) protette da brevetti, o a livello locale perché un brevetto altrimenti in forza non è stato registrato per un particolare Paese. Chi attinga alle risorse informative di Global Innovation Commons si impegna a condividerne lo spirito, rendendone pubblico l'impiego così come eventuali miglioramenti. Fondato da David E. Martins tre anni fa, in partenariato con la Banca mondiale, Global Innovations Commons stima di mettere a disposizione un valore equivalente a 2 trilioni di dollari in termini di risparmio in licenze.

martedì 3 settembre 2013

Dietro il caos in Siria l’ombra dell’Iraq e i regni dell’oro nero

Ecco forse la migliore spiegazione di quanto sta succedendo. Non è facile raccapezzarsi tra sciiti, sunniti, hezbollah, jahidisti e fratelli musulmani, ma leggendolo e rileggendolo....
Giorgio Gregori


Dietro il caos in Siria l’ombra dell’Iraq e i regni dell’oro nero (Gilles Kepel).


LA CRONACA di un attacco annunciato contro la Siria di Bashar al-Assad coincide più o meno con il dodicesimo anniversario dell’11 settembre. L’ostentata volontà franco-americana di bombardare un Medio Oriente in cui si moltiplicano le spaccature dopo le rivoluzioni del 2011 non è che l’ultima replica del big bang che ha aperto il XXI secolo. Ma le esplosioni ricorrenti del vulcano arabo liberano delle forze irreprimibili, protagoniste impreviste del mondo di domani. Le rivoluzioni arabe sono in primo luogo il prodotto della decomposizione di un sistema politico concepito per resistere alla paura della proliferazione terroristica dopo la «doppia razzia benedetta su New York e Washington» perpetrata da bin Laden e dai suoi accoliti.

martedì 20 agosto 2013

I furbetti delle pensioni d'oro e la formula del giusto compenso

Relativamente alle "pensioni d'oro" Pietro Ichino qui fa una critica al cosiddetto "sistema retributivo",  dimenticando di dire che spesso le superpensioni derivano da accordi e contratti che prevedevano addirittura una pensione in base all'ultimo stipendio. Era facile allora inventarsi promozioni fasulle a superdirigente o super aumenti di stipendio, che la ditta pagava per poco tempo, ma la collettività pagherà vita natural durante (e oltre, con le reversibilità alle ricche vedove). 
Dal ragionamento di Ichino non vorrei che venisse fuori l'idea di tassare tutti quelli che sono già in pensione con il sistema retributivo (cioè in pratica tutti i pensionati attuali) indipendentemente da quanto prendono di pensione. 
Il problema è allora stabilire DA CHE CIFRA parte una "pensione d'oro". Perchè se si vanno a toccare quella da 30.000 euro al mese o più , mi sa che di soldi ne caviamo pochi. Ma se si vanno  a toccare tutti i pensionati....c'è la rivoluzione delle pantere grigie!


GG

La triste fine della sinistra che parla solo di Pil e non cerca più la felicità


Quando si discute di destra e di sinistra si usano categorie ormai ottocentesche che non significano molto per le ultime generazioni. Chi è nato negli ultimi trentanni non ha neppure conosciuto una vera sinistra, al massimo una versione compassionevole e correttiva della trionfante destra liberista. La domanda oggi non è più «che cos'è la destra, cos'è la sinistra», su cui peraltro Giorgio Gaber faceva ironia già qualche anno fa. La domanda da cui ripartire per costruire una nuova politica è un'altra: che cos'è il progresso?
La sinistra storica se l'è posta per quasi due secoli e ora non se la pone più. Nella misera convinzione che per apparire moderni si debba semplicemente approvare quel che accade. Faccio qualche esempio semplice. Trent'anni fa, in Italia, un ragazzo di famiglia modesta, com'era chi scrive, poteva trovare dopo il liceo un lavoro ben pagato e garantito, mantenersi agli studi, andare a vivere da solo e restituire qualcosa alla famiglia. Una prospettiva che per le nuove generazioni è un sogno. Qual è stato il progresso per i giovani? Potersi scambiare irrilevanti messaggi su Twitter tutto il giorno?
Secondo esempio. Oggi una casalinga italiana impiega lo stesso tempo a governare la casa di una donna degli anni Quaranta. Nonostante tutte le scoperte scientifiche e la tecnologia di massa. Dov'è il progresso? Terzo esempio. Un manager degli anni Cinquanta guadagnava in media venti o trenta volte il salario di un operaio. Ora guadagna trecento o quattrocento volte lo stipendio medio di un dipendente. La ricchezza si è concentrata in pochi decenni più che in ogni altro periodo della storia umana. È progresso?
Si potrebbe continuare a lungo. Il comunismo sognava di riportare gli uomini a lavorare per vivere e non a vivere per lavorare. Il socialismo reale si è incaricato di trasformare il sogno in un incubo terrificante. Ma una sinistra vera dovrebbe comunque porsi la questione del continuo aumento dei tempi di lavoro per gli uomini. Che società è quella dove più nessuno ha tempo di levare lo sguardo oltre la scrivania, gli impegni stabiliti, ì turni di fabbrica?
Esiste poi l'immensa questione del rapporto con la storia e l'ambiente, tanto più importante in un Paese come il nostro, dove stiamo procedendo da decenni alla sistematica distruzione di un patrimonio culturale e paesaggistico costruito nel corso di secoli.
Queste sono le domande che la sinistra dovrebbe porsi oggi, invece di interrogarsi ogni giorno sul Pil, lo spread e il livello del debito pubblico. Tornare a guardare l'essenza, ai diritti umani e a quello più importante, scritto nella Costituzione americana: la ricerca della felicità. 

Curzio maltese, Venerdi di repubblica, 18 agosto 2013

martedì 13 agosto 2013

Stipendi parlamentari e stipendi dipendenti camera

La discussione sugli emolumenti dei parlamentari non mi entusiasma un granchè, perchè sa di falso ed ipocrita. Se un parlamentare fa bene il suo lavoro è difficile dire quale possa essere equo il suo compenso e quali possano essere i suoi rimborsi spese.

martedì 30 luglio 2013

La saudade di internet


Molti in questi ultimi anni hanno provato a vivere senza internet per qualche giorno. C'è chi soffre di più e chi invece riesce a farcela, un po' come il vizio del fumo. Ma nessuno si è messo in gioco in altro modo.
Rispondendo a un'altra domanda, che non è quella se è possibile sopravvivere senza web, ma è: cosa resta della malinconia, dell'assenza, del tempo senza tempo, quando non siamo più connessi. Cos'è l'assenza, la mancanza, il silenzio senza il web? Nessuno ha bisogno di essere informato su un evento minuto per minuto. Se l'evento non minaccia direttamente noi o non entra nella nostra vita,  possiamo aspettare anche qualche ora prima di saperne qualcosa. Ma il nostro mondo emotivo, il nostro bisogno di tenere un filo acceso con gli altri può fare a meno della rete? Quando qualcuno dice: non si connetteva a internet e ha lo sguardo smarrito, è perché non saprà entro mezz'ora se un disegno di legge è stato approvato? O invece perché sembra sbiadirsi una sua trama emotiva con le persone più care che siano amici, figli, mogli, fidanzate, amanti, non importa, che non ci lascia cadere nel vuoto, e sorregge le nostre solitudini come le reti dei trapezisti salvano le cadute degli acrobati del circo?

Robert Reich - Così, in tre mosse, la classe media sprofonda e i ricchi volano

Robert Reich, ex ministro di Bill Clinton, è il protagonista di un documentario dirompente sulla crisi.
che ci ricorda come il 70 per cento dell'economia si basi sugli acquisti fatti da chi guadagna il «giusto»


Nel 1978 il salano medio negli Usa era di 49 mila dollari l'anno (calcolando l'inflazione). I super ricchi (1 per cento delle famiglie} avevano un reddito medio di 390 mila. Nel 2010 il salario medio è sceso a 33 mila dollari; quello dei super ricchi invece si è quasi triplicato: 1.100.000 dollari

di Riccardo Stagliano

Tra i tanti numeri che illuminano il disastro, uno risplende su tutti. Circa il 70 per cento del­l'economia americana (ma non solo quella) si basa sugli acquisti della clas­se media.

giovedì 25 luglio 2013

I giovani disoccupati e il colpo di genio di dare la colpa ai nonni



di Curzio Maltese, il Venerdì di Repubblica 14.6.2013

Mattia ha vent’anni, non ha un lavoro, come la maggior parte dei suoi amici, e nemmeno la speranza di trovarlo. Gli vogliono far credere che la colpa non sia di un sistema economico sbagliato, ma di sua madre e di suo nonno. La madre è maestra elementare, il nonno è un pensionato delle ferrovie. Se sua madre rinunciasse a quei quattro diritti acquisiti, se il nonno accettasse un altro taglio alla pensione, Mattia troverebbe di sicuro un lavoro. Lo dicono tutti, ma proprio tutti. In televisione, sui giornali, in parlamento. Tutti o quasi i cosiddetti esperti economici, tutti o quasi i partiti, di destra, di sinistra e anche quello, «né di destra né di sinistra», che Mattia ha votato alle ultime elezioni.
Così sembra vero. I ventenni sono ormai così convinti che i loro nemici siano padri e nonni da non considerare più nemmeno la propria esperienza personale e quella della generazione che li ha preceduti.

Cinema e letteratura - Perché Gatsby non sarà mai un grande film

Recherche, Emma Bovary, L’isola di Arturo opere impossibili, al cinema vince la sottrazione
Perché Gatsby non sarà mai un grande film
Le storie troppo letterarie sono inadatte alla pellicola


Si può essere fedeli o infedeli, non importa. Il passaggio di una storia dalla letteratura al cinema è una questione di sottrazione. È come se il mondo della letteratura avesse più strumenti del mondo del cinema, ed è per questo motivo che poi il passaggio viene rubricato come «riduzione». Insomma, il cinema è la letteratura meno la letteratura. La qual cosa non è per forza una deminutio: dipende da quello che levi — o devi levare.

Il romanzo che si trasforma in film è un’operazione irresistibile, delicata, alle volte felice e alle volte impossibile. Ci sono dei romanzi che sembrano essere stati scritti pensando alla trasposizione cinematografica (perfino Alberto Moravia veniva accusato di tale furbizia), e altri che sembrano del tutto restii. Come Il grande Gatsby. Che non potrà mai davvero funzionare, anche se la pirotecnia di Luhrmann prova ad aggirare l’ostacolo: perché Fitzgerald lega la sua scrittura al racconto della superficialità, riuscendo in modo inimitabile a raccontare quella profondità — o meglio, la malinconia, il dolore inafferrabile — che c’è sotto la superficialità dei suoi personaggi. In questo, è l’amico americano di Marcel Proust,ma in una versione contemporanea e dannata.

mercoledì 24 luglio 2013

Vi dimostro che non è asinello chi apostrofa qual è

Sinceramente, ogni volta che scrivo qual è senza apostrofo faccio violenza a me stesso...ora ho un pò di conforto!
GG

A proposito di qual è, di cui ha scritto Calogero Chinnici su Sette n. 15, ricordo che Roberto Saviano, in tempi recenti, per aver scritto qual è col segno grafico denominato apo­strofo, è stato messo in croce. Segnalo in proposito il risultato di una piccola ricerca da me fatta in opere di alcuni noti autori, onde illuminare un po' la vexata quaestio di qual è con l'apostrofo.

Nek e Alessandra Amoroso: recensioni ....pepate

 In questo numero del supplemento del Corriere del 7 giugno 2013 i critici musicali avevano evidentemente l'umore sotto i tacchi. Non conosco la Alessandra Amoroso. Di Nek tentai di vedere un concerto registrato, più che altro per il  fatto che il chitarrista era Massimo Varini. Non ce l'ho fatta ad arrivare alla fine, non tanto per la voce e l'impegno degli artisti, ma perchè i pezzi facevano proprio schifo...
GG



Elogio del nulla
Frasi in non-italiano. Negazione di Dio, come fu per Ligabue vent'anni fa. Suoni da emergente. È il solito prevedibile Nek


L' ultima volta che ho visto Nek era a fianco del ministro Giovanardi e di un cane antidroga, il cane Axel, mi pare a Sassuolo, in un piazzale dei bus, per propagandare un piano del governo Berlusconi contro le droghe. Ricordo di aver impiegato qualche eterno istante per distinguere Giovanardi da Axel, e di essermi vergognato per la domanda che mi picchiava in testa: «Meglio una canna o un disco di Nek? Quale dei due dà maggiore dipendenza? Poi uno magari comincia con Nek e passa a cose più pesanti, tipo Gigi D'Alessio». Ora Nek, in arte Filippo Neviani, anzi il contrario, ma non è escluso che il nome d'arte sia appunto quello e non viceversa, ha fatto un altro album, che a sorpresa si intitola Filippo Neviani.

La Maledizione Della Capitale Dell'auto Luci Spente Mentre L'industria Riparte



BISOGNA essere stati a Detroit per capire che cosa significa vivere in una città dove il 40% dei lampioni la sera sono spenti per mancanza di corrente. Una città dove la metà dei parchi e giardini pubblici sono chiusi perché sono finiti da tempo i fondi per la manutenzione e la vigilanza. Quella che all'apice del suo trionfo industriale fu la capitale mondiale dell'automobile e divenne la quarta metropoli d'America con 1,8 milioni di abitanti, era ormai dimagrita a 700.000 abitanti, con vastissime zone ridotte allo stato di quartieri-fantasma, desertificati da uno spopolamento senza precedenti in tempi di pace. Ma la storia del declino angosciante di Detroit è il penultimo capitolo. Ciò che sconcerta di più, nelle vicende recenti che hanno preceduto questa bancarotta municipale (la più grossa negli annali degli Stati Uniti) è che il fallimento di Detroit coincide con un periodo di fantastica rinascita della sua industria automobilistica. General Motors, Ford e Chrysler vanno a gonfie vele, la loro spettacolare rimonta è uno dei fattori dell'attuale ripresa economica americana. Anche se ormai solo Chrysler ha una grossa fabbrica all'interno del perimetro urbano di Detroit (quella dove assembla la nuova Jeep Grand Cherokee), anche le altre due grandi case hanno ripreso ad assumere in questo bacino di manodopera. Colpisce la divaricazione estrema tra le due situazioni: da una parte un capitalismo privato che torna ad essere forte e opulento; dall'altro un'istituzione pubblica che va a picco, fino a dichiarare bancarotta.

mercoledì 17 luglio 2013

il pirata della strada di Gorgonzola

Tralasciando ogni considerazione sul fatto che era marocchino, che dice di essersi pentito ecc., cose che alimenteranno per qualche giorno dibattiti da bar sport, il problema principale a mio parere è che la prima domanda da farsi in questi casi di investimenti con fuga è: l'automobilista era assicurato? Ci sono tre milioni di autoveicoli che girano senza assicurazione e questa è la causa più frequente di fuga.
I Comuni dovrebbero richiedere alle assicurazioni la costituzione di un data base consultabile dagli addetti e verificare l'autenticità dei tagliandi esposti.
Lo stesso vale ovviamnete per carabinieri polizia ecc, che di solito controllano con la centrale i tuoi documenti ma NON hanno a dispocizione un database.

lunedì 8 luglio 2013

storiella filosofica....

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Quindi egli chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi hanno convenuto che lo era.

Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime 'si'. '

Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l'intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere ..

'Ora', disse il professore non appena svanirono le risate 'Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite - e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina.. La sabbia è tutto il resto - le piccole cose.

'Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,' ha continuato, 'non c'è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità.

Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i tuoi genitori. Visita i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Gioca un altro 18 anni. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prenditi cura delle palle da golf prima - le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: 'Sono contento che hai chiesto.' Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico.

mercoledì 3 luglio 2013

La questione tedesca è chiusa. Quasi


A colloquio con Angelo Bolaffi, che illustra l'emancipazione della Germania:
 la caduta del Muro come spartiacque, l'occidentalizzazione, 
Auschwitz come mito fondante

Paolo Valentino


«Quando Thomas Mann formulò la famosa drammatica alternativa tra una Germania europea e un'Europa tedesca, aveva memoria delle tragedie della Storia... Oggi è possibile ipotizzare che l'Europa si germanizza proprio e nella misura in cui la Germania si è completamente e convintamente europeizzata. Liquidare la questione tedesca significa infatti costruire finalmente l'Europa. E la Germania ha la forza, l'interesse e soprattutto la necessità storica e morale di farlo». Si chiude così il libro che Angelo Bolaffi, filosofo della politica e tra i pochi germanisti italiani di fascia alta, pubblica per Donzelli. Cuore tedesco è un viaggio colto, avvincente e rigoroso dentro un triangolo in pieno corto circuito — il modello Germania, l'Italia e la crisi europea — che non nasconde l'ambizione di colmare una lacuna più che evidente, oggi, nel nostro Paese: non si tratta tanto di amare la Germania, spiega l'autore a «la Lettura», quanto «di capirla e conoscerla, forse cominciando a vedere se è possibile pensare alla Storia d'Europa dal e non contro il punto di vista tedesco».

martedì 2 luglio 2013

Per strada, al supermercato in macchina o dentro casa noi, spiati 24 ore su 24

In questi giorni si discute molto della privacy, del sentirsi spiati ecc. Vero, verissimo. Ma in fin dei conti, se non si vuole vivere isolati nei boschi mangiando bacche, tutti lasciamo una traccia. Se vogliamo fare un qualsiasi contratto ci fanno firmare una clausola per la cosiddetta "privacy" che in pratica serve ad autorizzarli a infrangere la privacy stessa,  a diffondere e trattare i dati per scopi non ben definiti. E qualunque hacker o servizio segreto è capace di entrare in un pc e rubare identità. Cosa fare allora? L'unico sistema è cercare di prendere accorgimenti, con segnalazioni incrociate, in modo da accorgerci  "quasi" subito che ci stanno rubando qualcosa. E in fin dei conti, come si dice alla fine dell'articolo, per il momento i sogni non sono ancora riusciti a rubarceli. Il problema è che con la crisi che potrebbe non avere mai fine, pure quelli ci sembra che qualcuno  ce li abbia rubati. E qui la privacy non c'entra....

Giorgio Gregori 

 

Per strada, al supermercato in macchina o dentro casa noi, spiati 24 ore su 24

MILANO - Attento. Sanno chi sei e dove stai in questo momento, con un approssimazione di 2,5 metri. Sanno soprattutto (e immaginiamo la cosa ti preoccupi) in che ristorante sei stato ieri sera, quanto hai pagato e dove sei andato dopo cena. La tua vita, come quella di tutti i 60 milioni di italiani, è un libro aperto senza segreti. Ci alziamo la mattina, ci laviamo i denti, prendiamo il cappuccino al bar, saliamo sulla metro. E dietro di noi, come un ombra, ci segue implacabile un'invisibile scia elettronica. Un fiume di bit, cifre binarie e immagini che attraverso smartphone, Telepass, carte di credito, occhi elettronici e account Facebook raccontano - ai tanti che sono in grado di leggerli - ogni secondo della nostra esistenza.

lunedì 1 luglio 2013

JP Morgan e i diritti dei lavoratori

Lo sapevate che includere "i diritti dei lavoratori tra le tute­le costituzionali" è di grave detrimento all'economia? Che i Paesi dell'Europa meridionale patiscono le nefaste conseguenze "delle idee socialiste"? E addirittura concedono "licenza di protestare" alle categorie sociali che si ritengono le­se nei loro interessi? Se non lo sapevate, ve lo spiega un prezio­so documento di analisi politica della banca d'affari JPMorgan (celebre anche tra i non addetti dopo la catastrofe finanziaria del 2008), che pare concepito apposta per alimentare le più fo­sche paranoie dei nemici di Wall Street, quelli che vedono com­plotti tecno-pluto-giudaico-massonici dietro ogni stormir di foglie.
Mettiamola così: il documento di JPMorgan (vedi Repubbli­ca di ieri, pagina 2), quanto a ottusità ideologica, è speculare al­le più puerili sortite anti-sistema. Basterebbe uno studente di li­ceo appena sveglio per mettere in ridicolo la teoria dell'Europa mediterranea prigioniera di pregiudizi "socialisti" e zavorrata da Costituzioni che si impicciano dei diritti di chi lavora. L'obie­zione ovvia è che sono cento volte più "socialiste" le democra­zie del Nord Europa: ma non sembrano patirne troppo. JPMorgan si ripresenti più preparata alla prossima sessione d'esami.

Michele Serra, Repubblica 22 giugno 2013

le parole di Manlio Milani

Sul magazine "l'estro verso" del maggio 2013 è apparsa questa bella  intervista a Manlio Milani, relativa alla strage di Piazza della Loggia del 1974.


 Abbiamo voluto affiancare a "Parole povere" le parole, nobili e intense, di Manlio Milani. Tragicamente segnato dalla strage di Piazza della Loggia, egli in questi anni ha testimoniato con esemplare impegno, attraverso la Casa della Memoria, la necessità di una presenza che non fosse solo commemorativa, ma affermasse le ragioni della giustizia e le istanze di un vivere civile che sappia contrapporsi alla violenza e all'intolleranza. Proponiamo di seguito una sintesi della lunga intervista che ha concesso a L'estro verso.

Il male viaggia sul telefonino (Marek Halter)


Imagine there’s no countries

It isn’t hard to do 

Nothing to kill or die for

And no religion too

Imagine all the people

Living life in peace

Il male viaggia sul telefonino (Marek Halter)
Il conflitto siriano è entrato in una nuova fase, ben più pericolosa delle precedenti. Fino a pochi
mesi fa, l’opinione pubblica internazionale veniva informata dei massacri compiuti dall’aviazione
del regime di Damasco, della morte dei bimbi o della distruzione dei villaggi e degli ospedali
soprattutto grazie alle immagini registrate dai cellulari.
Quei filmati erano una richiesta di aiuto che proveniva da una popolazione sotto le bombe o vittima
delle rappresaglie degli shabiha, gli uomini delle squadracce di Bashar al Assad.

sabato 29 giugno 2013

La leggenda dei 200mila nuovi posti di lavoro

Nei vari misteri della crisi (e anche della pre-crisi) sta la definizione di "posto di lavoro".

 Tempo fa un noto delinquente, al fine di raccattare voti, aveva promesso "un milione di posti di lavoro". Sappiamo come è andata a finire. O meglio, non sappiamo ancora come andrà a finire, perchè il delinquente è ancora in circolazione pronto a raccontare nuovamente  favole per gonzi.

Ai miei tempi il "posto di lavoro" era quello occupato da una persona che veniva assunta in una azienda a tempo indeterminato. Nel 1974, dopo un corso a selezione di due mesi, ero stato assunto in banca con tre mesi di prova. Dopo tre mesi, visto che non avevo fatto stupidate e avevo dimostrato di poter essere utile all'azienda, scattò la trasformazione automatica a tempo indeterminato. Bei tempi!

Ma se oggi un ragazzo viene assunto per una settimana in una fabbrica, e poi la settimana dopo lavora in un negozio, e la settimana dopo in una pizzeria....viene considerato come se avesse occupato  TRE posti di lavoro? Il ragazzo però è UNO. Ergo: il milione di posti di lavoro, così, spalmato nel corso dell'anno in 52 settimane , diventa diviso tra 19231 persone. E se è un piano pluriennale (facciamo 5 anni) le persone potrebbero essere solo  3846. Ovvero: se 3846 persone lavorassero per 5 anni cambiando continuamente posto di lavoro ogni settimana, qualcuno direbbe che in 5 anni sono stati creati un milione di posti di lavoro.....

 Potrebbe sembrare paradossale, ma se andiamo a leggere l'articolino qui sotto di Tito Boeri vediamo che nel governo dell'inciucio per necessità questi giochetti esistono ancora.

GG

venerdì 28 giugno 2013

Il tempo che scorre non è certo questione di orologi


IL TEMPO CHE SCORRE
Non è certo questione di orologi
Alterare ricordi, pensare il futuro, deformare il tempo è una qualità essenziale dell'uomo. Con conseguenze etico-politiche, narrative, sentimentali. Un saggio di Claudia Hammond

di Chiara Valerio
In media pensiamo al futuro 59 volte al giorno, vale adire una volta ogni 16 minuti nelle ore di veglia. Le ricerche in questo campo hanno portato a una scoperta sconcer­tante: contemplare il futuro potrebbe es­sere la posizione di default della nostra mente.
Il mistero della percezione del tem­po di Claudia Hammond (Einaudi, 2013) è una scrittura di intenzione divulgativa, e piglio documentativo saggistico, sulla percezione del tempo. Su come, più spe­cificamente, il tempo per gli esseri uma­ni non sia faccenda di orologi ma caratte­ristica precipua della memoria e della possibilità che gli umani hanno di «ricor­dare il futuro».

giovedì 27 giugno 2013

Spinoza, filosofo stramaledetto

Spinoza, filosofo stramaledetto

Spinoza and Acosta, Germany

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Spinoza, filosofo stramaledetto
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Steven Nadler racconta come nacque il «Trattato teologico-politico», un capolavoro aspramente condannato da tutte le religioni
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di Massimo Bucciantini
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Steven Nadler fa parte di quella esigua pattuglia di storici che scrive in modo mirabile. Per questo ogni volta che esce un suo libro sei sicuro che ogni pagina che leggerai sarà musica per le tue orecchie e piacere per la tua mente. E Un libro forgiato all’inferno non fa eccezione. Ti viene subito voglia di condividerlo con gli amici che hanno ancora viva la passione per la storia. Anzi, direi di più: di regalarlo a coloro che non sanno neppure chi è Spinoza, tanto da scambiarlo per il nome di un ortaggio nuovo, «tipo broccoli o melanzane», come con ironia esclama Alice Munroe in Chi ti credi di essere? Perché Nadler è si uno dei maggiori studiosi-specialisti di Spinoza, ma al tempo stesso è anche un gran divulgatore, e lo è non tanto perché è un semplificatore (vizio molto italiano quello di identificare la divulgazione con la semplificazione), quanto perché possiede il dono raro di saper raccontare a tutti, con il massimo del rigore e della precisione, la trama di una vicenda complicata come questa: la storia della nascita di uno dei libri più maledetti che siano mai stati scritti.

mercoledì 26 giugno 2013

Berlusconi-Ruby: un utile ripasso....

Utile un ripassino, un articolo di un paio di anni fa di quel gran giornalista che era Giuseppe D'Avanzo

 Dalla questura al sesso con Ruby
le dieci menzogne di Berlusconi

Ecco le prove che smentiscono l'autodifesa del Cavaliere sullo scandalo che lo ha investito

di GIUSEPPE D'AVANZO
CASO RUBY
Si contano dieci menzogne nell'intervento televisivo di Silvio Berlusconi. Qui di seguito dimostriamo come le parole del premier siano variazioni falsarie. Costruiscono per l'opinione pubblica una fiction che appare in gran parte fasulla anche alla luce di quel che è già emerso dai documenti dell'inchiesta di Milano. Le bugie nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio devono negare come e perché sia riuscito ad esfiltrare dalla questura, sottraendola alla tutela dello Stato, una minorenne accusata di furto. Una minorenne con la quale il capo del governo ha intrattenuto, per lo meno per tre mesi, una relazione molto intensa, al punto che ci sono tra i due 67 contatti telefonici in 77 giorni. Impossibilitato a raccontare la verità su quella relazione, il premier è costretto a mentire ancora: parla di persecuzione giudiziaria; inventa una violazione della sua privacy; accusa la polizia di aver maltrattato le sue amiche: è un'autodifesa che non accetta di essere verificata. "Non mi devo vergognare", dice Berlusconi. Le sue dieci bugie lo dovrebbero convincere non solo a vergognarsi, ma anche ad assumersi la responsabilità di fare chiarezza davanti ai giudici e dinanzi al Paese. Ecco dunque le dieci bugie che, se necessario, integreremo nel corso del tempo.

giovedì 20 giugno 2013

Vendo cucina Lofra, Tavolo Borgo

Passati le deliranti giornate per cambio cucina dedicate alla tinteggiatura, imballamento scatoloni, sballo scatoloni, perdita di acqua, corto circuito, hard disk sfasciato ecc, riprendo  le note partendo da un pò di annunci: infatti vorrei vendere:



Cucina Lofra XB 66 MF, quattro anni di vita, perfetta, bianca, forno elettrico, pagata 750,00 euro perchè ha anche il piano in cristallo optional, vendo a 350.00 euro. vedi http://www.domestiking.com/casa-web/prodotto/6529/cucina-xb-66-mf.html

Tavolo "Borgo" in legno tinto noce, come nuovo, 85 x 120 h 76 allungabile fino a 200, comperato da Semeraro 275 euro vendo a 150,00. vedi http://www.semeraro.it/it/39-cucine/175-tavoli/114-borgo.html


Telo copriauto vendo a 30 euro (nuovo è 62) telo copriauto saturn 05  489x186x155, come nuovo, adatto per:

Audi a2
daewoo kalos
daihatsu yrv
fiat idea
honda jazz
nuova lancia ypsilon
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sabato 8 giugno 2013

La disuguaglianza uccide la crescita

La disuguaglianza uccide la crescita,
ecco la dimostrazione di Stiglitz

Se la ricchezza si concentra in poche mani la crisi è inevitabile, come negli anni Trenta. Il teorema del premio Nobel dimostra come disuguaglianza e polarizzazione dei redditi ostacolino la crescita e frenino il Pil 

di ROBERTO PETRINI
ROMA - E' la diseguaglianza il vero killer del Pil. Nei paesi dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri il Prodotto interno lordo segna il passo e, a volte precipita. Nelle nazioni dove si estende una grande middle class si affaccia invece la prosperità. Il premio Nobel Joseph Stiglitz rompe gli indugi e formalizza in un vero e proprio teorema, come egli stesso lo definisce, la sintesi degli studi che conduce da anni.

Le dieci piccole azioni quotidiane per costruire un futuro migliore


Cambiare i destini del mondo cominciando dalla pattumiera può sembrare una proposta provocatoria, eppure la somma di centinaia di micro azioni quotidiane moltiplicata per milioni di persone fa la differenza.
Solo il cibo che gli italiani buttano ogni anno, secondo i calcoli di Last Minute Market, basterebbe a sfamare tutti gli spagnoli: la sua produzione costa il 3 per cento dei consumi energetici nazionali e 12 miliardi di metri cubi di acqua dolce.
Quanti altri sperperi si possono evitare per alleggerire la nostra impronta ecologica, la traccia che lasciamo sul pianeta? Ecco alcuni momenti di una giornata anti spreco a zero sacrifici.

L'escamotage presidenzialista

Berlusconi NON sarà mai il mio Presidente della  Repubblica. 

Ed è deprimente  che gli italiani si trovino a dover scegliere tra una banda capitanata da un clown delinquente, un'accozzaglia di litigiosi cretini farciti con 101 pezzi di merda ed una allegra brigata di dilettanti allo sbaraglio capitanati da un (ex)comico.
Ovviemente con eccezioni di persone di buona volontà, finche la stessa volontà dura...

GG

di Barbara Spinelli

Come se fosse l'architettura dei poteri e una Costituzione difettosa, a impedire alla politica e ai partiti di ritrovare la decenza perduta, o a darsene una ex novo. Come se un capo di Stato eletto direttamente dal popolo, e più dominatore - è il farmaco offerto in questi giorni - servisse a curare mali che non vengono da fuori, ma tutti da dentro, dentro la coscienza dei partiti, dentro il loro rapporto con la cosa pubblica, con l'elettore, con la verità delle parole dette.

Ma il bello della vita non possiamo comprarlo ancora

di Adriano Sofri

questo articolo è a commento di una bella intervista di Federico Rampini al filosofo Michel Sandel il 2 giugno 2013, che si trova qui http://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2013/06/Valori-supermarket.-Rampini-interv.-M.-Sandel.pdf



Voltaire, che ci investiva i suoi denari, fece il più brillante elogio del mercato finanziario mondiale (1734): «Entrate nella borsa di Londra, questo luogo più rispettabile di tante Corti... Là il giudeo, il maomettano e il cristiano trattano l' uno con l' altro come se fossero della medesima religione, e non danno l' appellativo di infedeli se non a coloro che fanno bancarotta; là il presbiteriano si fida dell' anabattista e l' anglicano accetta la cambiale del quacchero. Uscendo, gli uni si recano in sinagoga, gli altri vanno a bere; l' uno va a farsi battezzare in una grande tinozza nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, l' altro fa tagliare il prepuzio a suo figlio e borbottare sul bambino parole ebraiche che non comprende; altri vanno nella loro chiesa, col cappello in testa, ad aspettare l' ispirazione divina; e tutti sono contenti».

lunedì 20 maggio 2013

part-time prima della pensione - una idea che si sta realizzando?

 

Il 7 dicembre 2011 avevo esposto  anche in questo blog una  mia vecchia idea in merito al part time di accompagnamento alla pensione. Con acqua e sole maturano le zucche, si diceva.   Un anno e mezzo dopo, il (nuovo) governo fa sua questa proposta, ma con un problema: chi paga la differenza di contributi, tra part time e tempo pieno? 

Come già scrivevo, a mio parere NON deve essere lo Stato a colmare la differenza, ma invece i datori di lavoro, ai quali l'attuazione del progetto dà ventaggi intermini di produttività,  flessibilità, formazione di nuovi assunti affiancati da gente con esperienza.

Ma se proprio ci fosse la necessità di un intervento statale, porrei un vincolo: che il differenziale tra lo stipendio più alto e più basso in azienda sia al massimo di 20 volte.

Infatti, le aziende sono sempre pronte a piangere miseria per ottenere incentivi e sgravi dallo Stato. Se poi questi soldi (anche miei) invece di agevolare le nuove assunzioni, andassero  ad ingrassare i già lauti stipendi di dirigenti, la questione mi farebbe parecchio incavolare.

Tetto agli stipendi dei top manager: la proposta della Fisac Cgil
Il rapporto tra il compenso di un lavoratore dipendente e un top manager è stato nel 2012 pari a 1 a 64 nel settore del credito, 1 a 163 in campo economico. Nel 1970 era di 1 a 20. 

Potrebbe interessarti: http://www.today.it/politica/stipendi-top-manager-fisac-cgil.html
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Si tenga conto che sabato scorso ero a Firenze alla assemblea annuale di Banca Etica, dove ho appreso che il differenziale tra il Direttore Generale e l'ultimo degli impiegati in Banca Etica è di 6 (sei) volte!!!

allego il mio articolo del dicembre 2011

 Giorgio Gregori

mercoledì 15 maggio 2013

intercettazioni: ci riprovano di nuovo

Avevo appena tolto il bollino....che hanno ricominciato.

E ti credo: se in televisione, invece delle favolette autoassolventi dove la Ruby fa la verginella, mandassero in onda le intercettazioni della verginella stessa, i cittadini si farebbero altra opinione....
Da notare che le intercettazioni tra Berlusconi e Ruby NON sono state utilizzate nel processo e non sono pubbliche. Quelle pubbliche sono tra Ruby e le altre papi girls.

GUARDA SUL SITO IL VIDEO


E come dice Crozza: "Quattro milioni di euro e non gliel'ha nemmeno data? E questo è l'imprenditore più scaltro che abbiamo in Italia? Pare di si..."

mercoledì 8 maggio 2013

la democrazia dei più piccoli

una lezione che viene da un asilo nido




Lorenzo ha due anni e partecipa, qualche giorno alla settimana, alla vita di un asilo nido gestito dall'Onlus «Bimbo chiama Bimbo». La sua maestra, che è anche sua nonna, e che ha insegnato ai bimbi alcune canzoncine, una mattina chiede loro quale canzoncina vogliano cantare. Lorenzo dice: «Io ho una proposta». La maestra lo guarda stupita e chiede di sapere in che cosa consista questa proposta. Lorenzo dice: «Unpallèro». È un motivetto da mimare coi gesti, che parla di una famiglia di elefanti. A parte il contenuto, ciò che colpisce è che a due anni si dichiari di «avere una proposta», invece di formulare una richiesta o una pretesa. Che stia arrivando una nuova generazione, capace di aiutare la nostra litigiosa società a riscoprire il linguaggio e i fondamenti della democrazia?