"Sono già in amore"
L'allarme: da settimane lupi e uccelli hanno iniziato a riprodursi. E gli etologi avvertono: si è già modificata la fisiologia della fauna. Ora le uova dei merli rischiano di schiudersi quando non ci sono ancora insetti in giro
di PAOLO RUMIZ
greg-verdementa
Il blog personale di Giorgio Gregori. Pensieri, riflessioni, appunti e spunti su quanto incontrato, letto, ascoltato.
lunedì 30 gennaio 2012
Ma quanto guadagni?
In un dibattito televisivo il rappresentante dei farmacisti italiani —un signore anziano e combattivo—non ha saputo o voluto dire quanto rende, in media, una farmacia in una grande città. Ha saputo e voluto dire tutto il resto: quali problemi, quali rinunce, quali ingiustizie la categoria rischia di patire con la (parziale) liberalizzazione del settore. E ha anzi molto insistito con il conduttore affinché si parlasse di cifre e di aspetti concreti. Ma uno dei dati decisivi per formarsi un'opinione sulla questione — quanto guadagna una farmacia bene avviata—è stato platealmente omesso.
È francamente incomprensibile la reticenza degli italiani riguardo ai quattrini: sono diventati, per come va il mondo, il segno dei segni, la regola delle regole, eppure quando si tratta di dire quanto si guadagna il discorso si fa pudico e omertoso, come se si stesse parlando di sesso. Questo rende molto più complicato, e forse insolubile, il discorso sulle cose economiche, perché il nocciolo se ne resta nascosto dentro una densa polpa fatta solo di lamentele e autocommiserazione, come se ogni categoria professionale fosse in ginocchio, bistrattata, discriminata. Guadagnare bene non è una colpa, e anzi, se si pagano le tasse, è un merito e un vantaggio per tutta la comunità. Quando lo avremo capito saremo un paese meno infantile e meno querimonioso.
L'AMACA MICHELE SERRA repubblica 24 gennaio 2012
È francamente incomprensibile la reticenza degli italiani riguardo ai quattrini: sono diventati, per come va il mondo, il segno dei segni, la regola delle regole, eppure quando si tratta di dire quanto si guadagna il discorso si fa pudico e omertoso, come se si stesse parlando di sesso. Questo rende molto più complicato, e forse insolubile, il discorso sulle cose economiche, perché il nocciolo se ne resta nascosto dentro una densa polpa fatta solo di lamentele e autocommiserazione, come se ogni categoria professionale fosse in ginocchio, bistrattata, discriminata. Guadagnare bene non è una colpa, e anzi, se si pagano le tasse, è un merito e un vantaggio per tutta la comunità. Quando lo avremo capito saremo un paese meno infantile e meno querimonioso.
L'AMACA MICHELE SERRA repubblica 24 gennaio 2012
domenica 29 gennaio 2012
Mi è capitata tra le mani una pagina del Corriere della Sera del 11 settembre 2011, in occasione del decennale degli attentati negli usa.
E' sempre interessante mettere a confronto le opinioni dell'epoca di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani; gli americani ora, dieci anni dopo, stanno lasciando l'Afghanistan.....chissà cosa succederà. Le loro posizioni sembravano l'opposto l'una dell'altra, ma forse invece erano complementari....chissà.
gg
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2001-2011
Il giro di boa della storia
Oggi un piccolo gruppo di terroristi può mettere in difficoltà una grande potenza
Claudio Magris
Goethe, assistendo alla battaglia di Valmy, disse che in quel giorno stava nascendo una nuova storia. Tutti possono ripetere questa frase dopo l’11 Settembre, che ha cambiato il mondo, i meccanismi e le strategie per dominarlo ossia la politica e quella sua continuazione con altri mezzi che, secondo Clausewitz, è la guerra. Sull’11 Settembre — sul suo choc, sulle sue vittime, sullo sgomento e sul furore per quella strage, sull’ammirazione per il modo in cui è stata vissuta e affrontata dai cittadini americani, sugli inquietanti dubbi destati da alcuni suoi aspetti tecnicamente sconcertanti—è stato detto tutto, a cominciare dagli articoli apparsi allora sul Corriere e oggi ripubblicati nel decennale di quella smisurata sciagura.
E' sempre interessante mettere a confronto le opinioni dell'epoca di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani; gli americani ora, dieci anni dopo, stanno lasciando l'Afghanistan.....chissà cosa succederà. Le loro posizioni sembravano l'opposto l'una dell'altra, ma forse invece erano complementari....chissà.
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2001-2011
Il giro di boa della storia
Oggi un piccolo gruppo di terroristi può mettere in difficoltà una grande potenza
Claudio Magris
Goethe, assistendo alla battaglia di Valmy, disse che in quel giorno stava nascendo una nuova storia. Tutti possono ripetere questa frase dopo l’11 Settembre, che ha cambiato il mondo, i meccanismi e le strategie per dominarlo ossia la politica e quella sua continuazione con altri mezzi che, secondo Clausewitz, è la guerra. Sull’11 Settembre — sul suo choc, sulle sue vittime, sullo sgomento e sul furore per quella strage, sull’ammirazione per il modo in cui è stata vissuta e affrontata dai cittadini americani, sugli inquietanti dubbi destati da alcuni suoi aspetti tecnicamente sconcertanti—è stato detto tutto, a cominciare dagli articoli apparsi allora sul Corriere e oggi ripubblicati nel decennale di quella smisurata sciagura.
I nostri neuroni musicali
L'ascolto di una melodia è l'attività che coinvolge il più esteso insieme di cellule cerebrali.
Il piacere estetico non dipende dal valore del brano, ma da chi lo sente. Così Bach e un tango in due persone diverse possono provocare la stessa emozione.
Se non avessimo i cervelli che abbiamo, la musica sarebbe una sequenza di suoni, e spesso una cacofonia. Il cervello elabora alcune vibrazioni dell’aria in modo che le reti nervose della corteccia cerebrale della coscienza le percepiscano non come suoni informativi, ma come esperienza estetica
La musica è un prodotto del cervello. Il libro di Philip Ball, L’istinto musicale, è un resoconto di quel che avviene nel cervello quando si ascolta e si fa musica, senza la pretesa di spiegare che cosa la musica sia. La musica, come tutti gli eventi della coscienza, si descrive senza poterla spiegare. Essa è un suono che desideriamo sentire perché - come tutte le esperienze estetiche - influenza il nostro stato d’animo.
Il piacere estetico non dipende dal valore del brano, ma da chi lo sente. Così Bach e un tango in due persone diverse possono provocare la stessa emozione.
Se non avessimo i cervelli che abbiamo, la musica sarebbe una sequenza di suoni, e spesso una cacofonia. Il cervello elabora alcune vibrazioni dell’aria in modo che le reti nervose della corteccia cerebrale della coscienza le percepiscano non come suoni informativi, ma come esperienza estetica
La musica è un prodotto del cervello. Il libro di Philip Ball, L’istinto musicale, è un resoconto di quel che avviene nel cervello quando si ascolta e si fa musica, senza la pretesa di spiegare che cosa la musica sia. La musica, come tutti gli eventi della coscienza, si descrive senza poterla spiegare. Essa è un suono che desideriamo sentire perché - come tutte le esperienze estetiche - influenza il nostro stato d’animo.
venerdì 27 gennaio 2012
il novanta per cento delle merci viaggia in camion
Nel nostro paese il novanta per cento delle merci viaggia in camion. Al di là di ogni questione ecologica (l'impatto ambientale è disastroso), colpisce la quasi totale dipendenza dei nostri consumi dagli autotrasporti. E il conseguente, smisurato potere (anche di ricatto) che la categoria può vantare nei confronti della società intera.
Se i consumi a chilometri zero e la filiera corta vi sembrano solo ridicole utopie o snobberie da nostalgici, ecco un'ottima occasione per rifletterci sopra, come si dice, laicamente.
Il mercato, da sé, non è in grado di distinguere (ne è interessato a farlo) tra consumi virtuosie consumi viziosi. Ma noi, magari, potremmo almeno provarci. Le arance siciliane a Milano sono una logica conquista (a Milano non crescono arance), ma bere a Roma acqua minerale delle Alpi o mangiare in Piemonte peperoni olandesi, è una fesseria indotta da interessi del tutto estranei a quelli di chi li compera e li mangia. Comperare un cibo o una merce significa anche pagargli il biglietto del viaggio, ma quasi nessuno ci pensa. Il linguaggio dei consumi è complicato, o cominciamo a impadronircene, e a governarlo, o restiamo analfabeti, e come tali manipolabili, e sottomessi, e in balia di meccanismi destinati a sovrastarci in eterno.
Michele Serra, La repubblica, 26 gennaio 2012
Se i consumi a chilometri zero e la filiera corta vi sembrano solo ridicole utopie o snobberie da nostalgici, ecco un'ottima occasione per rifletterci sopra, come si dice, laicamente.
Il mercato, da sé, non è in grado di distinguere (ne è interessato a farlo) tra consumi virtuosie consumi viziosi. Ma noi, magari, potremmo almeno provarci. Le arance siciliane a Milano sono una logica conquista (a Milano non crescono arance), ma bere a Roma acqua minerale delle Alpi o mangiare in Piemonte peperoni olandesi, è una fesseria indotta da interessi del tutto estranei a quelli di chi li compera e li mangia. Comperare un cibo o una merce significa anche pagargli il biglietto del viaggio, ma quasi nessuno ci pensa. Il linguaggio dei consumi è complicato, o cominciamo a impadronircene, e a governarlo, o restiamo analfabeti, e come tali manipolabili, e sottomessi, e in balia di meccanismi destinati a sovrastarci in eterno.
Michele Serra, La repubblica, 26 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
cosa fare in caso di terremoto
Ieri mattina alle 9.00 c'è stata una piccola scossa di terremoto, mi sembrava che nella cucina qualcuno avesse fatto partire la centrifuga di una inesistente lavatrice.
Meglio fare un ripasso di come ci si dovrebbe comportare in caso di terremoto, non si sa mai...
Riporto un estratto di un manuale sulla sicurerezza di una azienda bancaria.
Meglio fare un ripasso di come ci si dovrebbe comportare in caso di terremoto, non si sa mai...
Riporto un estratto di un manuale sulla sicurerezza di una azienda bancaria.
- premesso che non è possibile prevedere preliminarmente la durata di un terremoto ma, di norma, l'evento è seguito da una serie di scosse successive, quando viene percepito un sisma il personale non deve seguire l'impulso di fuggire immediatamente dall'edificio durante le scosse;
lunedì 23 gennaio 2012
Berluscono - ci aspettiamo di essere richiamati
Berlusconi: ci richiameranno a governare. «La cura non ha dato alcun frutto: ci aspettiamo di essere richiamati».
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