venerdì 14 agosto 2009

TED: L'editore delle visioni

"Idee che vale la pena diffondere".
E' una delle massime di Chris Anderson, ispiratoree curatore del progetto ted.
L'anno prossimo, Ted sarà concentrato sulle buone notizie. «Non per ottimismo. Per realismo» «Perché le notizie sui progetti visionari che funzionano e cambiano il mondo, non sono molto raccontate dai media tradizionali. Ma ci sono».

Michael Pritchard sale sul palco dell'Oxford Playhouse. È la settimana di Ted (www.ted.com), che propone il suo ricco programma di testimoni della ricerca, della tecnologia e del design nel teatro della città inglese.
Pritchard presenta la Lifesaver Bottle, una bottiglia che promette di filtrare dall'acqua ogni organismo patogeno: batteri, funghi, virus. Se diffusa potrebbe salvare la vita a 2 milioni di bambini l'anno. E lo vuole dimostrare, a Ted. L'inventore riempie una bacinella con l'acqua del River Cherwell, il fiume che attraversa Oxford, l'arricchisce con la fanghiglia raccolta in un depuratore, aggiunge liquidi scuri e maleodoranti. Mescola. Con l'orribile intruglio riempie la sua bottiglia purificatrice. La mette in azione. Completa la procedura in pochi secondi e ne tira fuori un liquido apparentemente limpido con il quale riempie un bicchiere. Stoicamente, beve. E lo offre di sorpresa a Chris Anderson, il fondatore di Ted. I 700 spettatori trattengono il fiato. Anderson, titubante, beve. Poi commenta: «Hai portato la mia fiducia nella comunità di Ted a un nuovo livello». Distensione. Risa. Applausi. (Rivisto il giorno dopo, Anderson stava bene).
Fiducia. Teatro. Ricerca. Tecnologia. Visioni. Comunità. Divertimento intellettuale. Partecipazione. Ritmo. Persone. L'esperto di aforismi e matematica della metafora, James Geary. La neuroscienziata liberal Rebecca Saxe che rifiuta di farsi assumere al Pentagono.
Paul Romer, teorico dell'innovazione radicale.
William Kamkwamba, inventore di mulini a vento fatti di rifiuti.
Bjarke Ingels, architetto che costruisce una città sostenibile su un'isola deserta dell'Azerbaijan. Itay Talgam, direttore d'orchestra esperto di stili di leadership.
Decine di personaggi straordinari. Ted è un fenomeno. Conferenze esclusive a pagamento (6mila dollari per la versione californiana e 4.500 euro per quella europea). Tutti i video online, visti da 300mila persone al giorno (centinaia di volontari li stanno traducendo NDR ci sono sottotitoli anche in italiano)). Una proliferazione di conferenze locali. Attività di community come i premi ai progetti più visionari e il sostegno alla loro realizzazione. Tutto non profit. Tutto per cambiare il mondo.
La prima versione europea, curata da Bruno Giussani, è stata un successo, palpabile in sala e confermato dai commenti su Twitter. Non è un caso. Ogni particolare è studiato. Ogni intervento è discusso e preparato in largo anticipo. In linea con la ricerca che Ted sta conducendo da tempo nei territori aperti dalle grandi visioni del futuro, ponendosi domande fondamentali, dalla sostenibilità dello sviluppo alle conseguenze dell'innovazione radicale, Giussani sceglie gli argomenti e gli oratori, definisce con essi i contenuti, dà consigli su come raccontarli nel modo più efficace, nei limiti dei 18 minuti previsti. Sicché tutto converge in un grande storytelling generale. Che nel caso di Oxford è stato soprattutto concentrato sul cambiamento climatico, il superamento delle grandi cause della povertà, la riprogettazione delle città e l'accelerazione del l'innovazione internettiana.
Scienziati, tecnologi, artisti, designer, attori, filosofi, si sono assoggettati alle logiche del grande contenitore, sapendo con quanta passione sia seguito da migliaia di fan disposti a pagare per essere fisicamente presenti al l'evento e da milioni di spettatori via internet. E sapendo che le loro proposte avranno un seguito: perché Ted è anche e soprattutto una cassa di risonanza per progetti umanamente sensati e molto difficili da realizzare. Ma che, se riescono, possono liberare le forze culturali e imprenditoriali necessarie ad affrontare in modo radicalmente nuovo problemi enormi.
«Se c'è qualcosa per cui sono disposto a morire è l'educazione dei bambini africani» afferma accorato Emmanuel Jal, artista hip hop ed ex bambino-soldato sudanese. «Il mio progetto è costruire una scuola. La mia musica è per contribuire a questo obiettivo. E del resto, per noi in Africa, la musica è lo strumento con il quale i giovani si trasmettono le informazioni».
Ma che cos'è, dunque, Ted? Probabilmente sta diventando una sorta di risposta originale alla crisi dell'editoria tradizionale. «Sì – conferma Giussani –. La piattaforma fisica consente di raccogliere il fatturato necessario a sostenere l'insieme delle attività, con i biglietti d'ingresso e le sponsorizzazioni. Il web è il moltiplicatore della notorietà e della diffusione dei contenuti. Le iniziative danno un senso di concretezza alle idee che vengono lanciate e fondano una comunità molto coesa. La crescita è fondata su quella comunità e sulla qualità delle scelte.
Il modello di business è sostenibile. Tutto quello che fatturiamo è investito». Ted resta non profit, assicura. Anderson conferma. E Giussani chiosa: «Ted ha molto più senso se è non profit». L'anno prossimo, Ted sarà concentrato sulle buone notizie. «Non per ottimismo. Per realismo» dice Giussani. E Nòva non potrebbe essere più d'accordo. «Perché le notizie sui progetti visionari che funzionano e cambiano il mondo, non sono molto raccontate dai media tradizionali. Ma ci sono». Parlarne amplia i limiti del possibile. E libera la progettualità. Sulla base dei fatti.

DA OXFORD LUCA DE BIASE Giovedì, 23 luglio 2009.
(Altre notizie su: lucadebiase. nova100.ilsole24ore.com)