lunedì 15 marzo 2010

Un grillo per amico

Un piccolo giardino,dove si portano a spasso gli uccelli e si discorre della bravura di un usignolo


Poche cose, come odori e rumori, portano lontano.
I piccoli giochi dei taxisti cinesi, ad esempio, fanno viaggiare oltre le strade che dalle città conducono nei villaggi di campagna.
Sempre più spesso succede che gli autisti, emigrati da regioni lontane, tengano con sé un amico trovato in qualche fosso dell'infanzia. Nell'auto ti accoglie il grido di un bel grillo canterino, felice di trascorrere ore di pace nel profumo intenso di una testa d'aglio messa ad arrostire.

Il viaggiatore inesperto della Cina pensa che il richiamo del grillo provenga dalla radio, trasmesso per ricordarci che l'Oriente resta un mondo di poeti bambini.
Basta un impercettibile segnale d'interesse e l'autista si distende al sorriso. Infila la mano sotto la giacca, scava sotto maglia e camìcia, estrae infine con orgoglio una piccola scatola di zucca secca, in tartaruga, in avorio e perfino cesellata in una giada grigia. Il suo grillo è lì, verde, nero, color noce o trasparente, e immediatamente tace.
La sua casa da viaggio sorge sotto l'ascella destra del padrone, che così lo riscalda e lo bagna anche quando dalla Mongolia soffia un vento secco carico di sabbia.
Fino a qualche anno fa, il primo freddo dell'inverno falciava i grilli come il tempo confonde il bisogno di sentire un amore.
La vecchia abitudine di vivere con un grillo ha sviluppato infine l'arte di far passare loro le stagioni. Da ottobre a maggio i grilli di città sono albergati dentro scatole ricoperte di seta e imbottite di velluto. Le stoffe sono tinte con colori delicati, così che l'animale possa riposare e sentire l'affetto di chi lo cura.
Solitamente viene costruito un lettino, e in un angolo si colloca una ciotolina di porcellana con il tè tiepido per un bagno. Al centro è posta una bottiglia riempita di acqua calda, che funziona come una stufa.
Il grillo si appoggia, sonnecchia, canta e può sognare un'estate tra le erbe vaporose di una prateria. Solo quando il padrone lo porta a spasso, o al lavoro nei taxi, entra felice nella custodia plasmata per nascondersi comodamente sotto un'ascella.
L'arte più raffinata consente di godere della voce dei grilli anche sotto i fiocchi di neve, travolti da una pioggia torrenziale, o mentre si consuma uno spiedo nel gelo di un marciapiede.
Nella buona stagione un grillo costa pochi yuan. Al mercato degli animali di Pechino ne offrono a migliaia, visitabili dentro gusci verdi di giunco. Nella capitale sono tornati anche i venditori. Pedalano tra gli ultimi hutong a ridosso della Città Proibita e vederli dà la felicità incomprensibile di uno stormo di rondini.
Nei mesi cattivi i grilli sono invece un tesoro riservato agli spiriti più raffinati e possono costare come una gracula capace di recitare i versi di un poema Manciù.
Per i cinesi, i grilli sono la reincarnazione degli eroi imperiali, o delle persone più amate del focolare. Per trattarli con devozione non serve che siano gladiatori, generali o marescialli reduci da battaglie stimolate con la carezza di un baffo di topo.
Chi ferma un taxi e s'accorge che l'autista appartiene alla casta degli allevatori, o degli artisti che cesellano scatoline per ascella, dimentica di essere perduto tra grattacieli gonfi di rimpianto, come missili puntati contro una stella. Basta un grillo a portarti via dal traffico, in un cortile silenzioso, sotto un melograno.
Qui anche ì vecchi cedono ai loro piccoli giochi, profumano i cani, vestono i gatti, e pensano con stupore al tempo in cui la grazia dell'Asia era considerata un cedimento borghese.
Qualche giorno fa un guidatore, che usava una lunga unghia del mignolo attorcigliata come una conchiglia per servire al suo grillo giallo qualche scheggia di carota, ha chiesto il permesso di mostrarmi il suo posto prediletto. È un piccolo giardino, ingentilito da piante di pere, riparato dalla Torre del Tamburo. Qui i pechinesi portano a spasso i loro uccelli e mentre questi si rafforzano le zampe dondolando nelle gabbie appese ai rami, si concedono il piacere di una barba sotto il sole.
I barbieri passano il rasoio e intanto sì discorre delle qualità di un usignolo, di passeri e colombe da concerto, del colore inaspettato dei giacinti esplosi da tre bulbi appena interrati. Non è questa la Cina che s'appresta a governare il mondo, gremita di persone a cui rimproveriamo le nostre tristi ossessioni. Ma qui si sente il senso di una sua estrema superiorità e si capisce che cosa è il rispetto per un piccolo gioco. Come un grillo che, sotto un lino, ci accarezza la pelle.

Giampaolo Visetti, La Repubblica delle Donne, 13 marzo 2010