domenica 4 dicembre 2011

Una modesta proposta per la caccia agli evasori

L'EX MOGLIE LO SA
Una modesta proposta per la caccia agli evasori: il fisco, come negli. Usa, butti un occhio sui divorzi.

Enrico Rampini, la repubblica delle donne, 3 dicembre 2011

Caro presidente, affidi la lotta all'eva­sione alle signore. È un modesto consiglio a Mario Monti, dagli Stati Uniti. Il nuovo premier italiano ha un gran bisogno di recuperare ri­sorse per lo Stato. Ha promesso di farlo con equità. I suoi predecessori hanno fallito quasi sempre, nella lotta contro l'orrenda evasione fi­scale italiana, un segno di inciviltà oltre che un crimine contro la società. Non hanno fallito solo quelli che probabilmente "volevano fallire", nel senso che pur senza dirlo proteggevano gli interessi di evasori grandi e piccoli. Hanno spesso deluso anche i governi di centro-sini­stra, ottenendo risultati abbastanza modesti in questo campo. Sarebbe ora di guardare con più attenzione alle ricette usate nei paesi dove l'evasione fiscale è minima, rispetto agli stan­dard italiani. Ecco perciò una modesta proposta americana: mettete in comunicazione fra loro gii uffici del fisco e i tribuna­li che si occupano dei divorzi.

Proprio così. Qui negli Stati Uni­ti è pratica corrente, e i risultati sono fantastici. Vedete, se per caso un signore prova a occultare la sua vera ricchezza nel momento in cui fa la dichiarazione annua dei redditi, magari qualche volta riesce a farla franca pure qui in America. Non è che il fisco sia onnipotente, i mezzi per le ispezioni non consentono dì andare a ficcare il naso continuamente nei conti di tutti. Però anche per quelli che "ci prova­no" a fare i furbi all'italiana, arriva un momento del giudizio. È quando si separano dalla moglie. Perché lei sa benissimo qual è il vero patrimonio del coniuge. E gli avvocati della signora sono molto bravi a dare la caccia a ogni gruzzolo che il marito cerca dì mettere al riparo, fosse pure alle isole Calma­ne, Antigua, o altri paradisi fiscali. Così i tribunali che si occu­pano di cause di divorzio, per stabilire l'entità degli alimenti, sono una miniera di notizie preziose. Basta stabilire una volta per tutte che queste notizie vengono trasmesse automatica­mente agli uffici fiscali, e voilà, i! gioco è fatto: senza spendere un centesimo in più nelle ispezioni, lo Stato ha a sua disposi­zione un esercito di informatrici spietate. Funziona a meravi­glia, credetemi. Perché non provarci anche da noi? Ve l'imma­ginate quanto meno bisognerà tagliare ì fondi alla scuola o alle pensioni, se si inverte tendenza sul fronte dell'evasione? Sempre per la stessa ragione, sarebbe utile andare a dare un'occhiata alle liste dell'Aire. È l'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero, a cui sono iscritti quelli come me che hanno dovuto trasferirsi in modo permanente in un paese straniero: ci si re­gistra presso l'ultimo comune di residenza (nel mio caso fu Milano) che poi lo comunica al consolato d'Italia del paese in cui si vive. 0 anche viceversa: grazie all'informatica, mi risulta che la comunicazione tra i nostri consolati e i comuni funziona abbastanza bene. Ora, a Milano c'è un segreto di Pulcinella: molti facoltosi cittadini, pur vivendo in città dove hanno affari che vanno a gonfie vele, si sono cancellati da tempo per tra­sferire la propria residenza altrove. Ma li sì vede circolare re­golarmente sui loro lussuosi Suv in via Montenapoleone. Una bella ripulita alle liste dell'Aire potrebbe aiutare parecchio il professor Monti. Non è difficile, basta per esempio che i vìgili urbani facciano un po' di sopralluoghi per verificare se gli iscritti all'Aire siano davvero spariti per sempre dalla città. Nul­la di strano. A quel che ricordo io, quando tanti anni fa mi tra­sferii da Parigi a Milano e quindi misi la mia residenza in Italia, ebbi una visita dei vigili urbani a casa per confermare che po­tevo eleggere domicilio lì. Basta che gli stessi vìgili facciano anche la verifica all'incontrano, no? Già m'immagino le grida contro l'invasione della privacy, lo Stato di polizia, la dittatura orwelliana, ecc.. Ma guardate che qui negli Stati Uniti ogni volta che io varco la frontiera c'è una registrazione automatica dei miei passaggi. Sicché, per esempio, il giorno in cui volessi passare dallo status di "residente permanente" (Green Card) a quello dì cittadino americano, gli Usa verificherebbero se ho trascorso almeno la metà del tempo sul loro territorio, onde giustificare la mia richiesta.