domenica 25 settembre 2011

Corsi CGIL per industriali

IMPARERANNO COME  SI CONTESTA IL GOVERNO

.  «No,  Emma,  i  capelli  così  non  vanno»:
come un’esperta hairstylist, Susanna Camusso applica un gatto arrabbiato sulla chioma piastrata della
presidente di Confindustria, bagna il tutto con un
secchio d’acqua ed ecco in pochi secondi un perfetto look da pasionaria da corteo. L’impeccabile tailleur giace su una sedia, sostituito da magliazza del
Lidl e sciarpone da precaria.
Nella stanza accanto decine di imprenditori, seduti
a  gambe  incrociate,  stanno  imparando  a  usare  un
megafono con l’aiuto di Maurizio Landini. E altrettanti  industriali  sono  in  fila  fuori  dalla  porta  della
sede della Cgil milanese, dove da ieri si tiene “L’appalto  al  cielo”.  Corso  di  Protesta  e  Contestazione
Antigovernativa per Padroni.

«Hanno bisogno di aiuto,» spiega la leader Camusso,
«vogliono mandare a casa il governo anche più di noi,
ma  riescono  a  dire  solo  “sarebbero  opportune  alcune
riforme” davanti ai giornalisti del Sole24Ore o nei convegni a Cernobbio. Qui, con la nostra lunga esperienza,  insegniamo  loro  a  tirare  fuori  la  propria  rabbia
nelle  piazze  e  a  pretendere  ascolto.  Non  otterranno
nulla, esattamente come i sindacati. Ma sicuramente si
sentiranno meglio».
Le sue parole vengono coperte da un coro di voci
compassate che stanno provando gli slogan: «Sì allo
stato  dei  padroni/no  al  governo  dei  papponi»,  «Più
export, meno escort», «Uniti sì/ma al fianco degli AD»,
«Noi Marchionne, voi marchette». Camusso storce il
naso: «Non ci siamo, devono metterci più anima. Poverini, sono inesperti. Ieri ho perso due ore a spiegare a
Diego  Della  Valle  che  alle  manifestazioni  si  va  in
pullman o in treno, non col jet privato.»
L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo dagli imprenditori, esasperati dall’inerzia di Palazzo Chigi.
«Quest’inverno molti di noi non arriveranno alla terza
settimana bianca», lamenta il proprietario di una fabbrica nel Bresciano, intento a scrivere su uno striscione «Silvio, siamo piccoli imprenditori ma ti faremo un grande culo». Ha dovuto mandare a casa metà dei
suoi dipendenti, e anche per lui è stato un dolore:
«Adesso  me  li  ritrovo  tutti  sulle  panchine  del  parco
dove vado a fare jogging, e quando sono stanco manco
mi fanno sedere.» Ma l’aula più gremita è quella dove
dietro alla cattedra c’è una ragazza asiatica in lacrime. Nostalgia di Pechino? «Macché, sto facendo un
seminario di lingue per industriali. Mi hanno detto che
per far dimettere Berlusconi bisogna piangere in cinese»

da. il fatto quotidiano 25 settembre 2001
(Il fatto quotidiano non riceve finanziamenti pubblici)