giovedì 6 dicembre 2012

Sbagliato lasciare Grillo alla destra


Il successo delle primarie consente alla sinistra di sfidare l'onda anti­partitica. Purché abbandoni quello sdegno altezzoso che finora l'ha tenuta lontana dal M5S. Fatto di persone provenienti dal suo stesso mondo.

I partiti fanno tutti schifo come urla Beppe Grillo? A giudicare dall'affluenza alle primarie del centro-sini­stra sembra proprio di no. La parte­cipazione di più di 3 milioni di perso­ne mette un freno alla polemica anti-partitica di cui si è fatto interprete principe il comico genovese: quando ci sono occasioni per partecipare alle scelte in modo diretto, trasparente e pulito i cittadini rispondono ancora. Forti di questo successo il Pd e i suoi alleati possono affrontare l'onda gallina con maggiore tranquillità. Ed evitare di dipingere il M5S per quello che non è.
In­fatti, contro Grillo partono subito due ac­cuse: populista e antipolitico.

Sbagliate entrambe. Pur muovendosi sul filo della contrapposizione manichea, della divisio­ne netta in due mondi separati e incomuni­cabili - noi buoni e loro cattivi - e rifiutando la logica della mediazione che è il cuore della politica, Grillo non definisce le istitu­zioni un ostacolo alla realizzazione della vera democrazia. Certo, strapazza i partiti ed esalta i cittadini però non crede che la loro volontà debba imporsi al di là dei meccanismi istituzionali rappresentativi, né che la loro voce sia solo quella del capo.
FORSE PURE GRILLO NASCONDE pulsioni autoritarie, tuttavia le sue scomuniche -ingiustificabile quella sessista contro Fe­derica Salsi - riflettono anche la difficoltà e lo spaesamento nel gestire una "cosa" che cresce esponenzialmente. E il classico percorso dei movimenti. In questa fase tumultuosa non sorprende il verticismo del M5S, né che si intrecci con espressio­ni estreme della democrazia di base, qua­li le assemblee dei militanti che danno ogni sei mesi il voto agli eletti. Pan-partecipazionismo, rispondenza alla base, tentativi di democrazia deliberativa con­vivono, per ora, con la struttura di co­mando monocratica e auto-legittimata del capo. Ma dovranno arrivare a una definizione dei ruoli, sperabilmente de­mocratica e bottom up.
Anche l'accusa di antipolitica non mor­de. Il sentimento antipolitico è tipico del qualunquismo, di chi rifiuta la politica in toto e la rifugge come una attività sporca e disonorevole in favore vuoi di un capo ca­rismatico vuoi di un governo di tecnici -basta un bravo ragioniere al comando, di­ceva Guglielmo Giannini dell'Uomo Qua­lunque negli anni Quaranta. L'antipolitica non prevede partecipazione attiva, mobili­tazione, impegno: è sinonimo di derespon­sabilizzazione, di delega totale a fronte di un'attività, quella politica, considerata lon­tana, complessa e fastidiosa. Tutto il contra­rio dell'attivismo civico dei grillini.
PASSANDO Al CONTENUTI, dove si collo­ca Grillo? A destra o a sinistra? Chi abbia seguito nel tempo il suo blog ritrova molti tratti tipici della cosiddetta new politics degli anni Ottanta: ambiente, qualità della vita, consumatori, partecipazione attiva, critica ai partiti burocratizzati e autorefe­renziali. Tutti temi tipici dei partiti verdi europei.Questo nocciolo classico è arricchito dalle tematiche dell'accesso alla rete, del digital divide, del copyright, che riecheggia­no, anche qui con variazioni e sfumature, nei Pirati scandinavi e tedeschi. Va aggiunta una sensibilità per i diritti civili, dalla que­stione immigrazione alle brutalità polizie­sche nelle manifestazioni, ai diritti sociali colpiti dalla crisi.
Nel suo insieme, M5S esprime quelle tendenze post-materialiste che dopo l'ina­bissamento dei verdi e dei radicali non hanno più avuto rappresentanza. E le espri­me con la radicalità e l'asprezza tipica dei nuovi arrivati sulla scena politica. Grillo e i suoi saranno attori rilevanti del sistema partitico. Meglio che il centro-sinistra di­smetta lo sdegno altezzoso con cui li tratta e ne comprenda le aspirazioni che proven­gono dal suo stesso mondo. Fin qui M5S ha drenato voti soprattutto dal centro-sini­stra, ma non solo. Con la sua espansione elettorale ora attira consensi trasversali, mobilitati dal disgusto e dalla rabbia contro la classe politica. E questi sentimenti si an­nidano prevalentemente a destra. Con il grimaldello antipartitocratico Grillo erode il blocco elettorale del centro-destra. E il primo a riuscirci in vent'anni. Rifiutare ogni rapporto con M5S con il rischio di non ancorare a sinistra questi voti in libera uscita sarebbe un'altra occasione persa.
Pietro Ignazi, L'Espresso 6 dicembre 2012