mercoledì 29 febbraio 2012

valsusa: tecnici ad alta voracità


La linea torino lione kiev in teoria sarebbe buona cosa.
Mi chiedo però: se voglio andare da Lisbona a Kiev, mica prendo il treno ma prendo l'aereo, a meno che non voglia fare uno splendido viaggio slow in europa, godendomi il paesaggio e fermandomi nelle varie città sul percorso. Ma a questo punto, che mi importa dell'alta velocità? E se le tratte di rotaia dell'alta velocità fossero usate per le merci, pure in questo caso dell'alta velocità non me ne faccio nulla.
In sostanza, i valligiani vorrebbero che fosse meglio utilizzata la rete esistente, senza sconvolgere l'ambiente. Ma, come dice l'articolo di Travaglio,  tutti questi discorsi sono teoria: si tirino fuori i dati sulla convenienza  e la non convenienza dell'opera!
 GG
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Dall'editoriale di Marco Travaglio, su "il fatto del 29 febbraio 2012:

La violenza, oltre a essere sempre sbagliata, è il
miglior regalo che i No Tav possano fare al
partito trasversale Pro Tav: che aspetta
soltanto il morto per asfaltare l’intera Valsusa
e farne tre, di Tav, non solo uno. ( ...)

La militarizzazione della Valsusa, a protezione di un
cantiere che non esiste, dura da almeno dieci anni e
accomuna centrodestra e centrosinistra. Governi
politici di segno opposto, ma non sul Tav, che ha
sempre messo tutti d’accordo (compresi i grandi
costruttori e le coop rosse, già noti alle cronache
giudiziarie). Ora però c’è un governo tecnico.
Formato cioè, almeno sulla carta, da “esper ti”. La
domanda è semplice: con quali argomenti tecnici
hanno deciso di continuare a finanziare
quell’opera?

Da anni si attende che qualche autorità
spieghi ai valsusini e a tutti gli italiani perché mai
imbarcarsi in un’opera da megalomani, concepita
negli anni 80, quando ancora il modello di sviluppo
si fondava su una gigantesca invidia del pene e
inseguiva la grande muraglia e la piramide di
Cheope. Oggi tutti i dati descrivono la Torino-Lione
come una cattedrale nel deserto, inutile per il
traffico merci e passeggeri, anzi dannosa per
l’ambiente e le casse dello Stato. Il governo tecnico,
con motivazioni tecniche, ha respinto l’assalto dei
forchettoni olimpici di Roma 2020: operazione che
sarebbe costata ai contribuenti almeno 5 miliardi. Il
Tav, anche nell’ultima versione “low cost”,
dovrebbe costarne 8: ma i preventivi, in Italia, sono
sempre destinati a raddoppiare o triplicare (il Tav
Torino-Milano è costato 73 milioni di euro a km,
contro i 9,2 della Spagna e i 10,2 della Francia).
Il
gioco vale la candela, a fronte di un traffico merci e
pesseggeri Italia-Francia in calo costante? Gli
economisti de lavoce .info, l’appello di 360 docenti
universitari e persino il Sole 24 Ore rispondono che
no, l’opera non serve più a nulla. Sono tecnici
anche loro, anche se non stanno al governo: tutti
cialtroni? Se i tecnici di governo han qualcosa di
serio da ribattere, lo facciano, dati alla mano:

altrimenti i cialtroni sono loro. Rispondere, come
l’ineffabile Passera, che “i lavori devono
c o n t i nu a re ” punto e basta, in omaggio al dogma
dell’Immacolata Produzione, è roba da politicanti
senz’argomenti. E, per come si sono messe le cose,
è la peggiore delle provocazioni.