lunedì 14 marzo 2011

I giapponesi riscoprono il nucleare "cattivo", tramonta l'illusione di aver domato l'atomo

Controllare la belva era considerata una sorta di riscossa per un popolo ferito da Hiroshima e Nagasaki. Nella testa delle persone si era radicata l´idea che essere pro-energia atomica fosse sinonimo di pacifismo.
Erano fiduciosi i giapponesi, convinti che soltanto loro avrebbero saputo domare la belva nucleare, renderla innocua. Erano stati gli unici a vivere il tragico day after dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, a risvegliarsi feriti e contaminati, forse segnati per sempre nelle generazioni a venire dagli effetti ancora sconosciuti delle radiazioni. Così, per eccesso di ottimismo e forse di arroganza, avevano voluto costruire sulla loro terra che trema ogni giorno, tante centrali nucleari per risolvere, una volta per tutte, il loro problema energetico.


Si accompagnava di certo a tanta baldanza e a tanta fiducia nel nucleare, un tentativo
orgoglioso di rimozione della megamorte subita a causa della Bomba H. Domare la belva era considerata una sorta di riscossa. Ma la belva gli si è rivoltata contro, questa volta più feroce che mai. L´atteggiamento dei giapponesi nei confronti dell´energia nucleare mi è stato spiegato dallo scienziato Sadao Ichikawa, direttore del laboratorio di genetica dell´Università di Saitama, nato due anni prima dello scoppio della bomba atomica e diventato poi uno dei più appassionati sostenitori dell´uso pacifico dell´energia nucleare. «Eravamo tutti convinti che siccome il Giappone era stato l´unico paese al mondo a soffrire per l´energia nucleare, dovevamo essere i primi a usarla per scopi pacifici. Nelle manifestazioni lo slogan scandito da tutti era "Basta con le armi nucleari, impegniamoci per l´energia nucleare!" Così è successo che qui da noi, nella testa della gente, si è radicata la convinzione che essere pro energia atomica equivalga a essere pacifisti. In Europa e negli Stati Uniti la gente sa che c´è una relazione tra uso militare e uso civile dell´energia nucleare, ma qui il fatto che siano collegabili e collegati non sfiora nemmeno le coscienze. Anch´io allora non avevo nessun dubbio, ho cominciato a studiare gli effetti delle radiazioni sulle spighe di grano, mi sentivo come investito da una missione: l´atomo avrebbe fatto miracoli». Ma di miracoli non ne ha fatti, e Ichikawa è diventato un anti-nucleare convinto, un "verde", grazie a un fiorellino, la comellina comunis, che ha sottoposto a radiazioni nucleari notando che cambiava colore, da azzurro diventava rosa. Attorno a dieci delle 55 centrali attive in Giappone, Ichikawa ha seminato questi fiorellini e per cinque anni studenti, casalinghe e pensionati, li hanno monitorati: erano tutti rosa, sempre rosa, come piccoli Geiger viventi rendevano palese l´invisibile minaccia. «Il fiore era un mutante, e allora ho capito che non c´è uso pacifico dell´energia nucleare, c´è soltanto uso pericoloso. Vogliamo diventare tutti mutanti? O forse già lo siamo?». Questo il pensiero del professor Ichikawa che predica la strategia del fiorellino, inascoltato e anche deriso, in un paese dove il nucleare è diventato un´industria, parte integrante del sistema, una forza della conservazione e, soprattutto, un enorme affare. Degli incidenti dovuti al nucleare in Giappone si è sempre parlato poco ma l´Agenzia per l´Energia, in pratica un potente ministero, non è però riuscita a far passare sotto silenzio il grave scandalo di quei lavoratori chiamati in Giappone "gli zingari del nucleare", circa ventimila persone addette ai lavori di pulizia all´interno delle centrali, assunti per un massimo di tre mesi da ditte di appalto le quali a loro volta subappaltano a altre ditte e così via, in modo che alla fine si perda ogni traccia. Tutti i lavoratori hanno una loro piastrina personale per il controllo dell´esposizione alle radiazioni e può capitare che un operaio, avendo raggiunto il suo limite di ore di esposizione, venga "affittato" a un´altra centrale dove gli viene data una piastrina nuova.
Nessuno controlla, basta che l´operaio cambi nome, e se per l´eccessiva esposizione alle radiazioni si ammala di tumore, nessuno è responsabile, all´Agenzia per l´Energia rispondono - hanno risposto per decine e decine di casi - che di questa gente non sanno niente di niente.
Oggi che di nuovo il nucleare è percepito come tragedia, i giapponesi forse si renderanno conto che tra i "mutanti" colpiti da radiazioni belliche e i figli dei loro figli, chiamati tutti "hibakusha", cioè i bombardati dall´atomo cattivo, e tutti coloro che in epoca di pace sono stati bombardati dall´atomo buono delle centrali nucleari, non c´è nessuna differenza. Il fungo non si è visto, si è vista però l´onda di tsunami.


13 marzo 2011

Renata Pisu - la Repubblica