mercoledì 13 novembre 2013

Jimmy Bryant e Hellecasters

Ecco una delle prime apparizioni della "electric spanish guitar", in pratica la fender telecaster. A suonarla il fantastico Jimmy Bryant: si tenga conto che siamo nei primi  anni '50, la musica sembra un (ed è) un pò "datata", ma Jimmy aveva un suono e una tecnica pulitissima, e molta inventiva. In Italia è praticamente sconosciuto....



E qui i suoi "eredi", in un certo senso, gli "Hellecasters".....fantastici, su youtube c'è il video di tutto il concerto

domenica 10 novembre 2013

una app può salvare un museo. oppure distruggerlo


di Arianna Huffington
Sempre più spesso i musei si servono della tecnologia per raggiungere il pubblico che sta al di fuori delle loro stanze. E io, va da sé, sono un'assoluta sostenitrice dei nuovi media e del fatto che le istituzioni si adattino il più velocemente possibile ai cambiamenti che le nuove tecnologie apportano al nostro mondo.
Quando però è venuto il momento di parlare con i vertici dei musei su come usare gli strumenti dei social media per allargare il loro pubblico e arricchire l'esperienza dei visitatori, mi sono scoperta insolitamente reticente. Perché i musei offrono una cosa che nel nostro mondo sta diventando sempre più rara: l'opportunità di disconnetterci dalle nostre vite iperconnesse, e la possibilità di stupirci. Per descriverla con le parole di Maxwell Anderson, amministratore delegato dell'Indianapolis Museum of Art, il compito di un museo è fornire ai visitatori «suggestioni e meraviglie... un intangibile senso di euforia, la sensazione di essere sollevati da un peso». O, come diceva il mio connazionale Aristotele, una «catarsi».
La questione è dunque come usare i social media per contribuire a questo compito, senza compromettere il senso fondamentale dell'esperienza artistica, che è entrare in contatto con qualcosa più grande di noi.
«Ogni epoca deve reinventare da sé il progetto della spiritualità», scriveva Susan Sontag in L'estetica del silenzio. E nella nostra epoca digitale i musei rappresentano uno dei terreni più fertili per farlo. Ecco perché il rischio che il senso dei social media si esaurisca nei social media connessione fine a se stessa, priva di scopo  è un rischio dal quale i musei devono tutelarsi in modo particolare. Ridurre l'esperienza del museo a una serie di app pensate per fornire ulteriori dati sarebbe risibile quanto ridurre l'esperienza di chi va in chiesa a dei parrocchiani che twittano per dire: «Qui in chiesa il prete ha appena parlato di pani e di pesci. Qualcuno ha ricette di sushi da passare?» O che sfoderano l'iPad per scoprire che il Discorso della Montagna ha avuto luogo vicino al mare di Galilea, il quale, vengo a sapere seguendo un link, è il più grande lago d'acqua dolce sotto il livello del mare al mondo... devo assolutamente twittarlo subito! Sfruttati al meglio, i social media riescono a costruire comunità e a potenziare la comunicazione. Nel caso dei musei, possono dare accesso a un pubblico molto più vasto e offrire a chi li utilizza la possibilità di proseguire l'esperienza estetica anche una volta fuori dal museo. Ma se i musei dimenticano il loro DNA e si lasciano abbindolare da ogni una nuova tecnologia sexy che gli passa accanto sculettando, rischiano di compromettere il senso stesso della loro esistenza. Troppa connessione del tipo sbagliato può di fatto disconnetterci dall'esperienza estetica.
Come sintetizzava Sontag: «la contemplazione prevede che lo spet­tatore si dimentichi di sé».
Il neuroscienziato Antonio Damasio, che dirige il Brain and Creativity Institute della University of Sou­thern California, ha descritto l'arte e l'esperienza del museo come «una risposta emotiva legata al corredo genetico fondamentale dei primati, che è improntato alla curiosità, all'e­splorazione e a un senso di scoperta. Produce soddisfazione nel momento in cui si trova qualcosa. In un museo, capita di girare un angolo e incontrare qualcosa di cui si è sentito parlare, o che si cercava, oppure di cui non si è mai sentito parlare, ma che è molto bello. A innescare l'esperienza è in parte proprio questo elemento di sorpresa». Per dirla con altre parole, l'e­lemento del mistero, della meraviglia, dell'oblio di sé, della trascendenza.
Nel libro Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello, Nicholas Carr scrive: «Deve esserci un tempo per raccogliere dati in modo efficiente e un tempo per la contemplazione inefficiente, un tempo per far funzionare la macchina e uno per starsene seduti a oziare in giardino».
Di giardini, al mondo, non ne rimangono molti. È questo che rende i musei cosi importanti. È fantastico vederli sfruttare gli strumenti dei nuovi media, ma non dobbiamo mai dimenticare che, mentre le tecnologie sono destinate a mutare costantemente, il bisogno di entrare in contatto con l'arte di qualità non cambieràmai.

(Traduzione di Matteo Colombo)
La Repubblica delle donne 9 novembre 2013

sabato 9 novembre 2013

Crozza, papa Francesco e il frigo

Bellissimo. Se la settimana scorsa  la scenetta riguardante il presidente Napolitano mi aveva deluso parecchio, questa sul papa è veramente bellissima, raffinata. Secondo me papa Francesco sta meditando tra sè e sè l'opportunità di fare una telefonata di complimenti a Crozza....

giovedì 17 ottobre 2013

Elogio della babbuccia



Qualcuno dirà: adesso che ha compiuto i 60, questo ci fa l'elogio della babbuccia, del brodino, della borsa dell'acqua calda, della berrettina e del plaid!

Verissimo: tutte queste cose, che fanno tanto "pensionato", hanno però un fattore comune: sono grandi fonti di risparmio energetico, a costo bassissimo.

Ovviamente quanto segue non interessa quella beata gioventù che in casa indossa gli anfibi anche stando a letto, ha i capelli come Caparezza, adora i big burger con le patatine e il ketchup, sta col pancino nudo anche d'inverno  e ha il riscaldamento pagato dal papà.

Premetto che entrando in casa cambio sempre le scarpe con delle ciabatte, in modo da lasciare all'ingresso lo sporco più o meno immondo che si annida sotto le suole.
In questi giorni di ottobre,  comincia a fare un pò fresco, in particolare stando in casa. E allora si è tentati di accendere il riscaldamento.
La soluzione ecologica è provare ad indossare un paio di babbucce invece delle ciabatte. Provare per credere, la sensazione di freddo sparisce, come guadagnare due o tre gradi di temperatura. Ovviamente devono essere babbucce belle, tipo quelle tirolesi, che costano 25-30 euro, ma durano molte stagioni e si ripagano alla grande.


venerdì 11 ottobre 2013

Io, Malala, chiedo ai potenti

Io, Malala, chiedo ai potenti: mandate penne, non fucili solo così finiranno le guerre
MALALA YOUSAFZAI

Vengo da un posto paradisiaco chiamato Swat, nel Nord del Pakistan. Tre anni fa, Swat era nel mirino dei terroristi. Nel gennaio del 2009 i terroristi massacravano due o tre persone innocenti ogni sera. Toglievano alle donne il diritto alla libertà e all'uguaglianza. Facevano saltare in aria le scuole, più di quattrocento. Ci strappavano di mano le penne, e noi dovevamo nascondere i libri sotto la camicia, fare finta che non studiavamo. I cosiddetti Talebani avevano paura della forza delle donne, avevano paura della forza dell'istruzione.

martedì 8 ottobre 2013

Yurij Norstein - il maestro uscito dall'Urss

Domenica 6 ottobre, grazie a un bell'articolo apparso sul supplemento del corriere "la lettura", ho scoperto un grande disegnatore di cartoon: Yurij Norstein. Basta guardare gli occhi del lupo "cattivo" nella "favola delle favole"....per accorgersi della sua poesia.





L'artista Yurij Norstein nasce ad Andreìevka (Russia) nel 1941. Dopo aver frequentato il corso di animazione presso la Soyuzmultifilm, lavora come animatore per quasi 50 film, affinando la tecnica del decoupage, frammenti di carte ritagliate che ripresi ad uno per quadro determinano il movimento di personaggi e fondali. Nel 1967 conosce Francesca Yarbusova, disegnatrice e animatrice che oltre a diventare sua moglie lo affiancherà nei numerosi progetti. Sono degli anni Settanta i film «La volpe e la lepre», «L'airone e la gru», «Il riccio nella nebbia». Del 1979 è «La favola delle favole» .

 Nel 2014 la Bompiani pubblicherà, a cura di Elena Kostioukovitch, due libri di Norstein: «Il riccio nella nebbia» e «La favola delle favole».

su youtube si trovano vari spezzoni, ma il meglio è trovarli in alta definizione in DVD

La favola delle favole




Seasons



Il riccio nella nebbia







mercoledì 25 settembre 2013

autocertificazione per musica dal vivo


Qualche minuto fa, il Senato ha approvato il Decreto valore Cultura presentato del Ministro Bray, Un decreto che comprende la norma che introduce una semplice autocertificazione da consegnare in Comune, al calvario di licenze e autorizzazioni oggi necessari per organizzare un concerto con meno di 200 spettatori entro le 24. 


Il Decreto deve essere approvato dalla Camera entro l'8 ottobre. 
Da quel giorno in Italia sarà più facile produrre, suonare, ospitare ed ascoltare musica dal vivo. Una linfa vitale che dà lavoro e diffonde cultura a migliaia di cittadine e cittadini italiani. 
È un primo importante passo per rendere più libera la musica dal vivo. 
Ringrazio voi, ovvero i 36mila firmatari che hanno sostenuto la petizione al Ministro Bray il quale nel Giugno scorso ha lanciato la proposta dell'autocertificazione. 
Ringrazio tutti i media che hanno sostenuto la nostra campagna.
Ringrazio il Ministro che ha subito risposto alla petizione e seguito con attenzione l'iter dell'emendamento. 
Ringrazio i numerosi senatori e i deputati che hanno costruito le condizioni per questo voto - a cominciare dal Presidente della Commissione Cultura del Senato Andrea Marcucci e dai deputati Rampi, Bonomo e Costantino.
Ringrazio le associazioni come l'Arci, Assomusica, Mei, Anci e le amministrazioni comunali come Udine e Portogruaro che hanno sostenuto con forza questa battaglia.
Da domani la sfida per moltiplicare le occasioni di musica dal vivo - nel rispetto di tutti: musicisti, utenti, residenti- prosegue. Prosegue su altri temi cruciali per la musica dal vivo, come quello delle tariffe per il diritto d'autore (a partire da un Ordine del Giorno approvato dal Senato che impegna il Governo), della semplificazione delle procedure di autorizzazione per i grandi eventi musicali, della richiesta di un nuovo statuto giuridico per i lavoratori del pubblico spettacolo.
La sfida è quella di redigere una “Carta della Musica dal vivo” da condividere con i protagonisti della scena musicale italiana e da usare come manifesto per agire con efficacia su singoli aspetti della filiera della musica e sulle norme che la regolano.
Ma permetteteci di dire che da oggi, con una musica più libera, l'Italia tutta è un po' più libera. E ricca. E felice.
Grazie,
Stefano Boeri via Change.org

martedì 24 settembre 2013

il merdaio dei blog

Perchè questo è un non-blog (ovvero scrivo post ma non pubblico quello che ricevo)?
Perchè vorrei evitare di ridurlo come la maggior parte dei blog, anche quelli che teoricamente potrebbero essere più "seri" perchè ospitati da "autorevoli" testate giornalistiche.
Ad esempio, riporto più sotto da un blog del corriere della sera, in commento ad una lettera di una Pussy Riot dal carcere (c'è anche una foto, scattata durante il processo ovvero PRIMA della carcerazione di cui sopra).

Ognuno va fuori di testa come può..

 

 Il livello è molto simile anche in altri blog di repubblica, Il fatto, ecc. Per quanto riguarda beppegrillo.it, spesso gli articoli di copertina sono interessanti (anche se magari non condivisibili nella forma, a me dà fastidio la storpiatura dei nomi che fa tanto Emilio Fede), ma se ci si avventura nei commenti...roba da delirio di fantascienza. Uno a caso, in risposta ad un articolo sul mercato immobiliare tedesco (?!?):
"chip sottopelle
Perfetti per creare spie inconsapevoli.
Che viaggiano in paesi ostili o pericolosi.

E si comportano innocentemente perche' non sanno di essere usati come spie...
Oppure leaders stranieri che fanno il gioco del programmatore dei chip.
Ricordate la grossa macchia sulla fronte di Gorbacev?
Che sgretolo' URSS e da tempo vive nel New Jersey
non lontano da New York..." (Fabrizio Salvini 24.09.13 07:58|)


 Giorgio Gregori

lunedì 23 settembre 2013

Libre Office: convegno a Milano dal 25 al 27 settembre

In Francia, senza perdersi in inutili chiacchiere, il software è già utilizzato da nove ministeri governativi.
A Copenaghen e Monaco di Baviera sono stati gli ospedali a dotarsene, mentre in Spagna il sindaco di Valencia lo ha voluto per tutti gli uffici del Comune.
Sono solo alcuni casi a livello intemazionale, dove all'appello manca l'Italia (tranne il piccolo caso delle province di Perugia e di Macerata).
L'idea è di "migrare'' verso Libre Office, programma informatico a costo zero che si pone come modello alternativo (con risparmio allegato) ai più noti. E che "gira" su tutti
i sistemi operativi, da Linux a Windows. Per saperne di più (e suscitare magari l'interesse dei soggetti della pubblica amministrazione), Milano ospiterà quest'anno l'incontro promosso da The Document Foundation, l'organizzazione no profit che coordina lo sviluppo di LibreOffice.
Una tre giorni, dal 25 al 27 settembre, di dibattiti e incontri nelle aule del dipartimento di Scienze dell'Informazione dell'Università Statale e, in parallelo presso Sala Alessi a Palazzo Marino.
L'ingresso, così come il software, ovviamente è libero.

domenica 22 settembre 2013

Etica SGR Linee guida sull'azionariato attivo

Molto bello questo opuscolo, che spiega le strategie per intervenire nelle assemblee degli azionisti e cercare di fare in modo che le società quotatesi impegnino  sulla tutela dell'ambiente, dei diritti umani e dei lavoratori e nell'adozione di buone pratiche.


Per scaricarlo:
http://www.eticasgr.it/public/doc/20130322163756.pdf


Chi vuole saperne di più:

http://www.eticasgr.it/cms/?plid=9&pid=53&ppid=9


martedì 10 settembre 2013

I mercanti di amici

Gli i uomini non hanno più tempo e comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici.


È una parabola apparentemente scritta per bambini, in realtà è una metafora per adulti. Parlo del Piccolo principe di Saint-Exupéry che tutti abbiamo letto durante la nostra adolescenza. Me ne inviano l'ennesima edizione e, sfogliandola, mi capita sott'occhio questa osservazione, per altro spesso citata.
La frenesia attuale ci ha convinti che «non abbiamo più tempo» perché assorbiti da mille attività esteriori. Così, si sono presentati subito i mercanti col loro campionario di prodotti liofilizzati che suppliscono a ogni esigenza e necessità. C'è, però, un particolare: il vero amore e l'amicizia non si possono acquistare in confezioni predisposte. Il sesso o le pubbliche relazioni sì, ma non l'intimità dolce, lo sguardo trasognato gli occhi negli occhi, il sostegno affettuoso di un amico... Non esistono mercanti di amici e di amore autentico.

Gianfranco Ravasi, domenica del sole 24 ore 1 settembre 2013

lunedì 9 settembre 2013

Italiani sull'orlo di una guerra civile



La pacificazione, le larghe intese....cose già viste e già dimenticate. Un ripasso è opportuno....
GG

Italiani sull'orlo di una guerra civile




Il 5 agosto 1922 il Governo Facta lanciava un appello alla pacificazione e alla coesione. Ma la scongiurata conflittualità sociale, lungi dall'essere arginata, aprì la strada al fascismo
di Emilio Gentile

Era il 5 agosto 1922, quando il Governo presieduto da Luigi Facta rivolse agli italiani un appello per la pacificazione, sperando di porre fine a una violentissima lotta politica, degenerata in guerra civile, che stava minan­do l'esistenza dello Stato liberale. Il governo si diceva fiducioso che l'appello sarebbe sta­ta accolto dagli italiani per amor di patria, ri­tenendo impossibile che essi «non sentano lo strazio che ad essa viene dalle condizioni così turbate della vita pubblica e che vi riman­gano indifferenti».
Novantuno anni dopo, nell'estate del 2013, si è udito nuovamente in Italia l'appel­lo alla pacificazione rivolto agli italiani dal Governo e del capo dello Stato, mentre la de­mocrazia repubblicana è investita da una crisi istituzionale senza precedenti, dopo un ventennio di aspri scontri politici, che hanno visto opposti schieramenti di italiani combattersi come nemici inconciliabili. Nel­lo stesso tempo, è risuonata anche la minac­cia di una guerra civile, che avverrà se non sarà garantita la cosiddetta "agibilità politi­ca" al capo di un partito, che ha dominato la politica italiana negli ultimi due decenni, e che ora, in seguito a una condanna definiti­va per frode fiscale, secondo le leggi vigenti dovrebbe decadere da senatore ed essere in­terdetto dai pubblici uffici. L'appello alla pa­cificazione nell'estate del 2013 conferma la gravità della crisi che travaglia lo Stato italia­no, e lo conferma soprattutto la minaccia della guerra civile. Tale minaccia può suona­re come un inconsulto espediente retorico, ma è opportuno ricordare che nei nove de­cenni trascorsi fra l'appello alla pacificazio­ne nell'estate del 1922 e l'analogo appello nell'estate del 2013, la guerra civile in Italia non è stata soltanto un espediente retorico. In alcuni momenti della storia italiana, alla violenza della retorica è seguita la violenza delle armi.

sabato 7 settembre 2013

Berlusconiani anonimi



Non l'avevo ancora visto...è del febbraio 2013. Bellissimo e purtroppo ancora attuale!



nota per coloro che ricevono la newsletter e non l'hanno ancora capito: il film si vede collegandosi al mio blog, non è nelle email della newsletter...

venerdì 6 settembre 2013

Riflessioni sulla memoria - se nell'era digitale si scava una voragine

Dove saranno finite le foto delle nostre vacanze 2006 in Alsazia?  Di solito sono molto ordinato e faccio un sacco di backup, ma è rimasto solo un file exe fatto dal programma proshow...dal quale però è impossibile estrapolare le foto...mah! Ho provato pure a vedere su alcuni dvd, che il mio pc però non legge.....praticamente ho toccato con mano quanto scritto in questo articolo di un paio di anni fa. E ho deciso di scegliere un paio di centinaia delle foto migliori e stamparle prima che sia troppo tardi!

Giorgio Gregori.

 

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Riflessioni sulla memoria - se nell'era digitale si scava una voragine

Le innovazioni tecnologiche e la carta. Riflessione sulla capacità di salvaguardare il patrimonio della civiltà

Le foto di un reportage, tre anni fa in Alaska, sono andate perdute per la rottura dell’hard disk del mio computer. Quelle delle vacanze di due anni fa non le trovo più: finite in una memory card in fondo a qualche cassetto. Le immagini di dieci anni fa so perfettamente dove sono: in un vecchio floppy disk. Che i miei computer attuali non sono in grado di leggere. Le foto della mia prima vacanza — altopiano del Renon, 1957 — sono invece sempre lì: cartoncini appena ingialliti, tenuti insieme con un elastico in una scatola da scarpe.

giovedì 5 settembre 2013

Tecnologie per tutti - Global Innovation Commons

Tra i programmi open source che funzionano benissimo, segnalo Libre Office , che sostituisce benissimo il solito Office di Microsoft. Merita anche una piccola donazione con paypal per la manutenzione dei server e il continuo aggiornamento.
Giorgio Gregori




Global Innovation Commons è una banca dati dedicata alle tecnologie nei settori della salute, delle energie pulite, dell'agricoltura e dell'acqua, di dominio pubblico a livello globale in quanto non (più) protette da brevetti, o a livello locale perché un brevetto altrimenti in forza non è stato registrato per un particolare Paese. Chi attinga alle risorse informative di Global Innovation Commons si impegna a condividerne lo spirito, rendendone pubblico l'impiego così come eventuali miglioramenti. Fondato da David E. Martins tre anni fa, in partenariato con la Banca mondiale, Global Innovations Commons stima di mettere a disposizione un valore equivalente a 2 trilioni di dollari in termini di risparmio in licenze.

martedì 3 settembre 2013

Dietro il caos in Siria l’ombra dell’Iraq e i regni dell’oro nero

Ecco forse la migliore spiegazione di quanto sta succedendo. Non è facile raccapezzarsi tra sciiti, sunniti, hezbollah, jahidisti e fratelli musulmani, ma leggendolo e rileggendolo....
Giorgio Gregori


Dietro il caos in Siria l’ombra dell’Iraq e i regni dell’oro nero (Gilles Kepel).


LA CRONACA di un attacco annunciato contro la Siria di Bashar al-Assad coincide più o meno con il dodicesimo anniversario dell’11 settembre. L’ostentata volontà franco-americana di bombardare un Medio Oriente in cui si moltiplicano le spaccature dopo le rivoluzioni del 2011 non è che l’ultima replica del big bang che ha aperto il XXI secolo. Ma le esplosioni ricorrenti del vulcano arabo liberano delle forze irreprimibili, protagoniste impreviste del mondo di domani. Le rivoluzioni arabe sono in primo luogo il prodotto della decomposizione di un sistema politico concepito per resistere alla paura della proliferazione terroristica dopo la «doppia razzia benedetta su New York e Washington» perpetrata da bin Laden e dai suoi accoliti.

martedì 20 agosto 2013

I furbetti delle pensioni d'oro e la formula del giusto compenso

Relativamente alle "pensioni d'oro" Pietro Ichino qui fa una critica al cosiddetto "sistema retributivo",  dimenticando di dire che spesso le superpensioni derivano da accordi e contratti che prevedevano addirittura una pensione in base all'ultimo stipendio. Era facile allora inventarsi promozioni fasulle a superdirigente o super aumenti di stipendio, che la ditta pagava per poco tempo, ma la collettività pagherà vita natural durante (e oltre, con le reversibilità alle ricche vedove). 
Dal ragionamento di Ichino non vorrei che venisse fuori l'idea di tassare tutti quelli che sono già in pensione con il sistema retributivo (cioè in pratica tutti i pensionati attuali) indipendentemente da quanto prendono di pensione. 
Il problema è allora stabilire DA CHE CIFRA parte una "pensione d'oro". Perchè se si vanno a toccare quella da 30.000 euro al mese o più , mi sa che di soldi ne caviamo pochi. Ma se si vanno  a toccare tutti i pensionati....c'è la rivoluzione delle pantere grigie!


GG

La triste fine della sinistra che parla solo di Pil e non cerca più la felicità


Quando si discute di destra e di sinistra si usano categorie ormai ottocentesche che non significano molto per le ultime generazioni. Chi è nato negli ultimi trentanni non ha neppure conosciuto una vera sinistra, al massimo una versione compassionevole e correttiva della trionfante destra liberista. La domanda oggi non è più «che cos'è la destra, cos'è la sinistra», su cui peraltro Giorgio Gaber faceva ironia già qualche anno fa. La domanda da cui ripartire per costruire una nuova politica è un'altra: che cos'è il progresso?
La sinistra storica se l'è posta per quasi due secoli e ora non se la pone più. Nella misera convinzione che per apparire moderni si debba semplicemente approvare quel che accade. Faccio qualche esempio semplice. Trent'anni fa, in Italia, un ragazzo di famiglia modesta, com'era chi scrive, poteva trovare dopo il liceo un lavoro ben pagato e garantito, mantenersi agli studi, andare a vivere da solo e restituire qualcosa alla famiglia. Una prospettiva che per le nuove generazioni è un sogno. Qual è stato il progresso per i giovani? Potersi scambiare irrilevanti messaggi su Twitter tutto il giorno?
Secondo esempio. Oggi una casalinga italiana impiega lo stesso tempo a governare la casa di una donna degli anni Quaranta. Nonostante tutte le scoperte scientifiche e la tecnologia di massa. Dov'è il progresso? Terzo esempio. Un manager degli anni Cinquanta guadagnava in media venti o trenta volte il salario di un operaio. Ora guadagna trecento o quattrocento volte lo stipendio medio di un dipendente. La ricchezza si è concentrata in pochi decenni più che in ogni altro periodo della storia umana. È progresso?
Si potrebbe continuare a lungo. Il comunismo sognava di riportare gli uomini a lavorare per vivere e non a vivere per lavorare. Il socialismo reale si è incaricato di trasformare il sogno in un incubo terrificante. Ma una sinistra vera dovrebbe comunque porsi la questione del continuo aumento dei tempi di lavoro per gli uomini. Che società è quella dove più nessuno ha tempo di levare lo sguardo oltre la scrivania, gli impegni stabiliti, ì turni di fabbrica?
Esiste poi l'immensa questione del rapporto con la storia e l'ambiente, tanto più importante in un Paese come il nostro, dove stiamo procedendo da decenni alla sistematica distruzione di un patrimonio culturale e paesaggistico costruito nel corso di secoli.
Queste sono le domande che la sinistra dovrebbe porsi oggi, invece di interrogarsi ogni giorno sul Pil, lo spread e il livello del debito pubblico. Tornare a guardare l'essenza, ai diritti umani e a quello più importante, scritto nella Costituzione americana: la ricerca della felicità. 

Curzio maltese, Venerdi di repubblica, 18 agosto 2013

martedì 13 agosto 2013

Stipendi parlamentari e stipendi dipendenti camera

La discussione sugli emolumenti dei parlamentari non mi entusiasma un granchè, perchè sa di falso ed ipocrita. Se un parlamentare fa bene il suo lavoro è difficile dire quale possa essere equo il suo compenso e quali possano essere i suoi rimborsi spese.

martedì 30 luglio 2013

La saudade di internet


Molti in questi ultimi anni hanno provato a vivere senza internet per qualche giorno. C'è chi soffre di più e chi invece riesce a farcela, un po' come il vizio del fumo. Ma nessuno si è messo in gioco in altro modo.
Rispondendo a un'altra domanda, che non è quella se è possibile sopravvivere senza web, ma è: cosa resta della malinconia, dell'assenza, del tempo senza tempo, quando non siamo più connessi. Cos'è l'assenza, la mancanza, il silenzio senza il web? Nessuno ha bisogno di essere informato su un evento minuto per minuto. Se l'evento non minaccia direttamente noi o non entra nella nostra vita,  possiamo aspettare anche qualche ora prima di saperne qualcosa. Ma il nostro mondo emotivo, il nostro bisogno di tenere un filo acceso con gli altri può fare a meno della rete? Quando qualcuno dice: non si connetteva a internet e ha lo sguardo smarrito, è perché non saprà entro mezz'ora se un disegno di legge è stato approvato? O invece perché sembra sbiadirsi una sua trama emotiva con le persone più care che siano amici, figli, mogli, fidanzate, amanti, non importa, che non ci lascia cadere nel vuoto, e sorregge le nostre solitudini come le reti dei trapezisti salvano le cadute degli acrobati del circo?