martedì 3 marzo 2009

emergenza zimbawe

EMERGENZA UMANITARIA IN ZIMBABWE: collasso del sistema sanitario, colera, AIDS, malnutrizione, fuga in massa della popolazione.

La crisi politica e il conseguente collasso economico hanno causato il crollo del sistema sanitario e delle infrastrutture di base cui è seguita un’epidemia di colera senza precedenti che ha provocato migliaia di vittime.

Mappa dello Zimbabwe con le missioni di MSF

La situazione nel paese


Medici Senza Frontiere (MSF) è una delle poche organizzazioni che riesce ad operare in Zimbabwe e denuncia il drammatico peggioramento della crisi umanitaria.

  • 3 milioni di persone in fuga verso il Sudafrica, il più grande esodo da un paese non in guerra;
  • Una spaventosa epidemia di colera con oltre 3.500 vittime. Su 70.000 pazienti, MSF ne ha curati 45.000;
  • L'aspettativa di vita non supera i 34 anni: 1 adulto su 5 muore di AIDS
per maggiori informazioni:
medici senza frontiere

sabato 28 febbraio 2009

idee low cost

Idee «low cost», la giornata di Gabriella

di Alessia Grossi

A dispetto di «qualche burlone ( si fa per dire) che continua a dire “spendete! spendete!”» come scrive Gabriella, una nostra lettrice, c’è più che mai bisogno di «razionalizzare le spese per spendere e non indebitarsi».
Perché – dice Gabriella - «se il salario manca ( e manca eccome ), per spendere bisogna avere gli “euroni”». Al contrario per condurre una vita sostenibile e risparmiare facendo di necessità virtù basta farsi venire qualche «idea per abbassare la spesa».

La nostra lettrice suggerisce la giornata «low cost» tipo, in cui non mancano consigli anche per le grandi occasioni o per situazioni meno quotidiane.
Si inizia dagli abiti, da quelli per i bambini a quelli degli adulti. «Riciclate il vestiario dei ragazzi che crescono scambiando con amiche o comprandolo a metà prezzo» scrive Gabriella. Ma l’idea è valida anche per i grandi, che possono «comprate anche all'usato» trovando «capi ottimi». Con un’accortezza: «Comprare quelli che si possono lavare facilmente in casa». In questo modo al risparmio sui vestiti unirete quello per la lavanderia.
Elettrodomestici.
«Stirate solo le cose indispensabili (camicie , ecc, ecc. ). Molti altri capi – suggerisce la lettrice – come le lenzuola, se ben stese e le magliette intime non necessitano di essere stirate».
Si può ridurre anche «l'uso spasmodico di lucidatrice o aspirapolvere. A volte basta lavare con acqua calda e soda. Pulite con straccetti di microfibra le superfici lavabili o i vetri» per risparmiare in detersivi». Parsimonia anche nell’uso della lavatrice. «Usate la lavatrice a 60 gradi anche per il bianco. Il più delle volte i 90 sono inutili. Stesso vale per il cellulare, spesso «molte chiacchiere sono inutili».
Spesa.
Gabriella suggerisce di comprare «le offerte di frutta e verdura di stagione», scelta non solo più sana ma anche meno costosa. Abituando anche «i bambini a merende a base di frutta di stagione con un po’ di pane, arance tagliate a fette con un po’ di zucchero» ci risparmieremo anche le cure mediche per i bambini con «problemi di colesterolo».
Per la carne il consiglio di Gabriella è quello di tornare dal vecchio e fidato macellaio. E per il pesce al «nostro pesce azzurro» o alle «sarde e alici che ha ottime qualità ma il prezzo è contenuto».
Economia domestica.
Per ridurre la bolletta del gas non rinunciando alla buona cucina anche il «ragù e i sughi si possono preparare in grosse quantità e poi, suddividere e surgelare». Certo poi il ragù va riscaldato ma il risparmio c’è comunque. Anche il pane, quello secco, può essere riutilizzato. «Per zuppe di cipolla o altro» suggerisce Gabriella.
Acqua
Si economizza sull’acqua «evitando il bagno», sostituendolo con la doccia, quella di «una volta» consiglia la lettrice – bagnandosi, chiudendo l'acqua, e riaprendola solo dopo che vi sarete insaponati». Anche quella «del lavaggio delle verdure» si può riutilizzare per le piante».
Se non avete la lavastoviglie «per pulire i piatti basta un po’ di detersivo su una spugna» e per «il risciacquo acqua appena tiepida».

Gabriella invita anche a chiedersi «sempre se dell’auto potreste fare a meno». E poi ci sono i consigli per i regali utili rinunciando a quelli costosi.
In controtendenza anche i costi dei matrimoni «si possono ridimensionare» sposandosi «in primavera e organizzando con gli invitati una bella riunione all'aperto, al mare , in un parco».
L’arredamento anche, secondo Gabriella, si può prendere fallato o di seconda mano.
Di tutto questo, avverte la lettrice «in futuro non si potrà fare a meno. Intanto seguendo alcuni di questi consigli, avrete risparmiato luce, gas, acqua, telefono, bollette salate, energia».
Cosa che non guasta, poi, dice «avrete imparato a liberarvi di costumi e usanze che spesso per tante famiglie significano e hanno significato indebitamenti».

Gabriella conclude citando l'Antonio Gramsci de «La città futura»: «Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla su volontà, lascia fare».

27 febbraio 2009 l'unità

venerdì 27 febbraio 2009

acqua

ACQUA
1. L'acqua deve rimanere pubblica
2. Definire una quantità pro-capite giornaliera minima gratuita e far pagare il surplus a costi crescenti in relazione alla crescita dei consumi
3. Nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: obbligo del doppio circuito, acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri usi, obbligo di usare l’acqua piovana per gli sciacquoni
4. Obbligo del recupero delle acque piovane in vasche di accumulo
5. Incentivazione, dovunque sia possibile, degli impianti di fitodepurazione
6. Ristrutturazione della rete idrica per ridurne le perdite, con gare d’appalto che consentano di trasformare i risparmi sui costi di gestione in quote d’ammortamento degli investimenti (sul modello delle esco)
7. Rilevazione semestrale inquinamento corsi d'acqua nel territorio comunale con eventuale denuncia alle autorità competenti
8. Obbligatorietà di adozione dei depuratori (in assenza di rete fognaria) nelle abitazioni civili e nelle aziende con possibile contributo economico comunale
9. Promozione uso acqua potabile comunale
10. Promozione detersivi a basso livello di inquinamento
Con la collaborazione di Maurizio Pallante
da www.beppegrillo.it

mercoledì 25 febbraio 2009

non abbiamo bisogno....

Non abbiamo bisogno di nucleare e rigassificatori semplicemente perchè il 40% dei nostri consumi energetici sono sprechi; non abbiamo bisogno di inceneritori perchè il 40% dei nostri rifiuti sono imballaggi che possono essere eliminati o riutilizzati e la raccolta differenziata è quasi inesistente in tutto il centro sud Italia; non abbiamo bisogno di nuovi quartieri, neanche ecologici, perchè le nostre città stanno già scoppiando.
Solo su una cosa siamo d’accordo: serve un ambientalismo del fare. Serve fare impianti di piccola taglia che producono energia da fonti rinnovabili: in Gran Bretagna hanno calcolato che con un sistema distribuito di produzione energetica si può fare a meno di 5 centrali nucleari. Servono semafori e illuminazione pubblica a LED che risparmiano il 60% di energia. Serve coibentare le case esistenti senza costruirne di nuove, per consumare e pagare 10 volte di meno per il riscaldamento e il raffrescamento. Serve introdurre il vuoto a rendere sugli imballaggi e il compostaggio obbligatorio per gli scarti organici. Serve portare la raccolta differenziata al 70% non solo in Veneto e in Lombardia, ma in tutta Italia. Servono centinaia di impianti di compostaggio, di piattaforme per il riciclaggio e di impianti per trattare i rifiuti residui a freddo ottenendo sabbie sintetiche per l’edilizia, come si fa a Treviso.
Ci sono centinaia di cose concrete da fare subito, ma nessuna di quelle sognate dal Ministro nel suo “paese delle meraviglie”.

il rilancio del nucleare: dossier

In un colpo solo Berlusconi è riuscito a riesumare due eccellenti cadaveri: il nucleare e il ponte sullo stretto di Messina. Due "opere" dal rischio ambientale elevatissimo ma soprattutto due ottime occasioni per mafia & company di garantirsi tangenti (oops...lo chiamiamo "lavoro"...?) per decenni!
Per quanto riguarda il nucleare rimando al dossier che avevo preparato alcuni anni fa sempre attuale:
http://www.verdementa.org/archivio/nucleare/nucleare.htm

venerdì 20 febbraio 2009

maurizio pallante: l'ambiente è tutto

da www.beppegrillo.it, postato il 20 febbraio 2009

L'ambiente è tutto. Ogni aspetto della nostra vita è riconducibile all'ambiente: salute, trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti. La qualità della nostra vita è ambiente. Ci vogliono convincere che la vita è merce, che vale per il numero di anni che viviamo, come merce che si valuta al peso. La qualità non è un valore in sè. Siamo l'unico essere vivente che non vive a rifiuti zero. Vogliamo consumare tutto, mangiarci la Terra stessa, come diceva Terzani. Sappiamo che non è possibile, Sappiamo che l'ambiente non è di nostra proprietà, non è un prodotto, un derivato, un'obbligazione. L'ambiente siamo noi ed è l'unica vera eredità che lasciamo ai nostri figli. Non è materia per politici di professione, per banchieri, per società per azioni. L'ambiente non è denaro contante. I comuni non possono prostituire il territorio, è un reato, un delitto, forse il più infame.
L'incontro nazionale delle Liste dei Comuni a Cinque Stelle si terrà a Firenze, al Saschall Teatro, domenica 8 marzo 2009.
Le Cinque Stelle corrispondono a cinque aree specifiche: Acqua, Energia, Sviluppo, Ambiente e Trasporti. Oggi pubblico un post sull'AMBIENTE. Inviate le vostre considerazioni nei commenti.

AMBIENTE: Uso del territorio, edilizia, urbanistica
"Nell’ottica della decrescita la politica energetica va indirizzata prioritariamente verso la riduzione dei consumi, che per più del 50 per cento sono costituiti da echi e aumentare l’efficienza è il pre-requisito per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, perché la diminuzione della domanda di energia:
- accresce il loro contributo percentuale alla soddisfazione del fabbisogno
- libera grandi quantità di denaro che può essere reinvestito nel loro acquisto.
Se il paradigma della crescita non viene messo in discussione, la politica energetica viene impostata sulla ricerca illusoria di fonti rinnovabili illimitate e pulite che siano in grado di sostituire la carenza crescente di fonti fossili, eliminando al contempo l’impatto ambientale che generano. Il contesto culturale di riferimento di questa impostazione è l’ossimoro dello sviluppo sostenibile. In questo contesto la riduzione dei consumi ha un ruolo accessorio e si limita per lo più a richiami moralistici sulla necessità del risparmio energetico ottenibile con comportamenti improntati alla sobrietà.

1. Blocco delle aree di espansione edilizia nei piani regolatori delle aree urbane. Incentivazione delle ristrutturazioni qualitative ed energetiche del patrimonio edilizio esistente. Concessioni di licenze edilizie soltanto per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dimesse, previa destinazione di una parte di esse a verde pubblico
2. Formulazione di allegati energetici-ambientali ai regolamenti edilizi vincolanti la concessione delle licenze edilizie al raggiungimento degli standard di consumo previsti dalla Provincia autonoma di Bolzano (classe C: 70 kWh al metro quadrato all’anno)
3. Espansione del verde urbano nell’ottica di una riduzione dello squilibrio complessivo tra inorganico e organico, con fissazione di percentuali annue di incremento, al fine di:
- migliorare i microclimi urbani
- aumentare l’alimentazione delle falde idriche riducendo l’impermeabilizzazione dei suoli
- potenziare la fotosintesi clorofilliana per incrementare l’assorbimento CO2
4. Valutazione strategica dell’impatto ambientale per qualsiasi intervento sul territorio
5. Uso nell’edilizia di materiali locali, per quanto possibile, e riuso di materiali provenienti dalle demolizioni
6. Recupero delle acque piovane canalizzando i flussi delle grondaie in serbatoi di accumulo per sciacquoni e irrigazione
7. Divieto di costruire parcheggi per edifici destinati ad attività lavorative, divieto totale di sosta nelle strade dei centri storici a eccezione dei residenti e destinazione agli stessi dei parcheggi sotterranei esistenti.
8. Dotazione obbligatoria di impianti fognari dove sono ancora assenti
9.Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, possibilità di contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
10. Controllo periodico (almeno annuale) delle acque presenti nel territorio comunale (fiumi, torrenti, rogge, ecc) con la pubblicazione dei risultati". A cura di Maurizio Pallante

martedì 17 febbraio 2009

strumentazione pink floyd

Se sei chitarrista e ti piacciono i pink floyd qui c'è un sito completissimo, su chitarre, effetti ecc:
http://www.giampaolonoto.it/

Bravissimo!

venerdì 13 febbraio 2009

scomparsa haran (cane epilettico ) a Brescia




Haran è scomparso da casa, in zona S.Eufemia Brescia, la mattina di sabato 7 febbraio.
E' un meticcio di taglia media (circa 13 kg), pelo medio castano rossiccio (con parti bianche), orecchie ricce.
Indossava collare con una medaglietta e un cilindretto porta indirizzo. Ha il microchip (numero: 380098101066065 ITA).
Haran è epilettico e deve assumere due compresse di Luminale 15 mg ogni 12 ore.

Chiedo a chiunque avesse informazioni o a chiunque l'avesse visto di chiamare Chiara Prestini (3487640742- 3346076576)
Mettetevi una mano sul cuore.

Grazie

mercoledì 11 febbraio 2009

La morte e la politica

La morte e la politica
di EZIO MAURO



Il nuovo Calvario su cui è salita Eluana Englaro e dove è morta ieri sera, è questa fine tutta politica, usata, strumentalizzata, quasi annullata nella riduzione a puro simbolo e pretesto feroce di una battaglia di potere che è appena incominciata e nell'usurpazione del suo nome segnerà la nostra epoca.

Il vero sgomento è nel dover parlare di queste cose, davanti alla morte di Eluana. Bisognerebbe soltanto tacere, riflettere su quell'avventura umana, sulla tragedia di una ragazza diventata donna adulta nella perenne incoscienza del suo letto d'ospedale, su quelle vecchie fotografie piene di vita e di bellezza rovesciate nella costrizione immobile di un'esistenza minima, inconsapevole. Voleva vivere, quel corpo che respirava? O se avesse potuto esprimersi, avrebbe ripetuto la vecchia idea di volersene andare, come aveva detto da ragazza Eluana a suo padre, molti anni fa, quando poteva parlare e pensare?

È la domanda che si fa ognuno di noi, quando è accanto ad un malato che non può più guarire, in un ospedale o in una clinica. È un'angoscia fatta di carezze e interrogativi, dopo che le speranze si sono tutte dissolte. Di giuramenti eroici - fino alla fine, pur di poterti ancora vedere, toccare, pur di immaginare che senti almeno il tepore del sole, che stringi una mano, e non importa se nei riflessi automatici dell'incoscienza. Ma è un'angoscia fatta anche di domande sul futuro, che si scacciano ma tornano: fino a quando? E come, attraverso quale percorso di sofferenza, di degenerazione, di smarrimento di sé? E alla fine, perché? C'è una vita da conservare, o in queste condizioni è un simulacro di vita, un'ostinazione, una costrizione? È per lei o è per noi che la teniamo viva?

Quegli atti inconsapevoli che in certe giornate rasserenano, e sono tutto - il respiro, naturalmente, un tremito di ciglia - altre volte sembrano una condanna meccanica, soprattutto inutile. Perché la vita è un bene in sé, ma deve pur servire a qualcosa, avere un senso.

Questo è stato per 17 anni il dramma di un padre. Accanto al letto della sua Eluana, lui è vivo, vede, ama, soffre, s'interroga, si dispera e ragiona. Diciassette anni sono lunghissimi, la speranza fa in tempo ad andarsene senza illusioni, c'è il realismo dei medici, l'evidenza quotidiana. Una figlia che ogni giorno si allontana dall'immagine della vita mentre resiste, ogni giorno è presente nel suo bisogno di assistenza ma non sente più l'amore, lo sconforto, la presenza. Nulla. È lontana e tuttavia respira, mentre il padre la guarda. Lui ricorda quel che la figlia voleva, quel che avrebbe voluto. Non so che cosa pensi, come arrivi alla decisione, se gli faccia paura l'idea di un futuro in cui lui potrebbe non esserci più, con la madre gravemente malata. Se ha ceduto, facendo la sua scelta, o se invece ha dovuto farsi forza. So che in quel padre, in questi 17 anni, si somma il massimo del dolore e dell'amore per Eluana. Questo non significa automaticamente che tutto ciò che lui decide sia giusto. Ma significa che lui ha un diritto, il diritto di raccogliere la volontà di un tempo di Eluana e di confrontarla con la sua volontà, com'è venuta maturando accanto a quel letto d'ospedale, in un percorso che lui solo conosce, e che nasce dal rapporto più intimo e più autentico di un uomo con sua figlia, nei momenti supremi.

Il padre potrebbe risolvere il problema nell'ombra, come fanno molti e come vogliono i Pilati italiani, pur di non vedere e di non sentire. Potrebbe cioè chiudere l'esistenza di Eluana nel moderno, silenzioso, neutro "rapporto" tra medico e familiare del paziente terminale. Bastano poche parole, poi un giorno uno sguardo d'intesa, un cenno del capo, e tutto finisce senza clamore. Ma quello del padre, in questo caso, non è "un problema". È la sua stessa esistenza, congiunta con quella di sua figlia, che non sanno come procedere e come sciogliersi. È una cosa infinitamente più grande di lui, che tutto lo pervade e lo domina, altro che "problema", altro che "rapporto" tra un medico e una famiglia, altro che scelte silenziose e sbrigative, purché nulla sia detto davvero, niente chiamato col suo nome. Ciò che molti dicono tragedia, in questi casi, quel padre la vive davvero, al punto da urlarla. Vuole che gli altri sappiano. Vuole che gli dicano se quel che fa è giusto o sbagliato. Lui ha deciso di chiedere allo Stato di lasciar andare Eluana. Chiede che lo Stato risponda, dunque si faccia carico, non se ne lavi le mani. Solo così, portata in pubblico, la tragedia di quella figlia servirà a qualcosa, a qualcuno, e quei 17 anni acquisteranno un senso per tutti, quasi un insegnamento. Non so se sia giusto o sbagliato. A me sembra un gesto d'amore, supremo, che nasce dal profondo di una desolazione e di un abbandono, perché l'una e l'altro non siano del tutto inutili, visto che già sono purtroppo inevitabili.

C'è qualcosa di più. Quel gesto verso lo Stato - violento: dimmi cosa devo fare, dimmi come posso fare, dimmi qualcosa, io sono solo ma resto cittadino e ho il diritto d'interpellarti - è un gesto che nasce dall'interno di una famiglia. Strano che nessuno lo abbia detto. Quel padre fa la spola tra una moglie malata gravissima e una figlia incosciente da un numero d'anni che non si possono nemmeno contare. Nessuno ha nemmeno il diritto, da fuori, di immaginare il suo tormento, il filo dei pensieri, la disperazione che deve tenere a bada mentre guida, mentre telefona, quando prova a dormire. Tra moglie e figlia, giorno dopo giorno, lui tiene insieme la sua famiglia. Ciò che resta, certo. Ma anche: ciò che è. Esiste forse una famiglia italiana, in questo 2009, più "famiglia" di questa? Lui parla con le sue due donne, ogni tanto con parole inutili, più spesso nella mente. Provano a ragionare insieme, è finzione, certo, ma è la cosa più vicina alla realtà, è l'unica possibile perché la famiglia esista non solo a livello fisico, delle due presenze malate in clinica con l'uomo lì accanto, ma anche a livello spirituale, come comunione possibile: anni insieme, gioie, speranze, amore, abbracci, progetti, un modo di pensare, di sentire, un modo di essere comune. La decisione che il padre prende, la prende in nome della sua famiglia. Non per sé, per tutti. Fa spavento pensare a questo, e poi pensare al futuro, ma è l'unica verità possibile. L'unica cosa autentica.

Quella famiglia, a un certo punto, dice che l'esistenza di Eluana, così com'è ridotta, deve finire. Nessuno può sapere se nella sensibilità acutissima della sua solitudine tra le due donne il padre ha deciso così perché lo ritiene un ultimo gesto d'attenzione, una cura estrema e finale per quella figlia; oppure perché non ce la fa più. Se lui non ce la fa più, è la famiglia che si ferma, che non può andare oltre. Loro sono insieme: ancor più negli ultimi diciassette anni. L'unico modo per non prendere su di sé tutto il peso di questa decisione, per il padre è quello di decidere in pubblico. Come se questo Paese fosse in grado - ben al riparo dalla tragedia, naturalmente - non solo di compatire, come sa fare benissimo, soprattutto in televisione. Ma per una volta, di condividere.

Il padre si aspettava la discussione, la polemica, gli attacchi e anche gli insulti. Aveva scritto una lettera a "Repubblica", l'altro giorno, che poi ha voluto rinviare ancora. Chiedeva di attaccarlo liberamente, purché si accettasse di discutere davvero la grande questione del cosiddetto caso Englaro. Domandava soltanto di risparmiare la morbosità degli sguardi e delle curiosità sugli ultimi istanti di Eluana. Negli ospedali, diceva, nelle corsie, a un certo punto si tira una tenda per riparare il momento finale di chi sta morendo.

Quel che il padre non poteva prevedere, era l'altra morbosità, più feroce: quella della politica, della destra italiana. Prima l'inverosimile conferenza stampa di Berlusconi, che usava più di metà del tempo per attaccare il Capo dello Stato in nome della potestà suprema e incondizionata del governo, e quando parlava di Eluana - dopo aver detto di non volersi assumere la responsabilità della sua morte - arrivava a pronunciare frasi offensive: il "figlio" che la ragazza potrebbe avere, il "gravame" a cui il padre vorrebbe rinunciare. Poi l'attacco alla Costituzione, come se una tragedia fosse fondatrice del diritto. Infine, ieri, alla notizia della morte di Eluana, il peggio, qualcosa a cui non volevamo credere. Berlusconi che punta dritto sul presidente Napolitano come responsabile diretto della tragedia ("l'azione del governo per salvare una vita è stata resa impossibile"), un gesto di violenza politica senza precedenti in democrazia, nel linguaggio tipico dei regimi contro i dissenzienti, quando si mescola politica e criminalità. Subito seguito dall'amplificazione di personaggi minori e terribili, come Quagliarello che parla di "assassinio", Gasparri che minaccia dicendo quanto pesino "le firme messe e non messe". Borghezio che chiama in causa i "dottor morte" colpevoli di "omicidio di Stato", anche da "altissime cariche istituzionali".

È miserabile sfruttare una morte per trarne un vantaggio politico. È vergognoso trascinare il Capo dello Stato sul terreno della vita e della morte per aver esercitato i suoi doveri di custode della Costituzione. È umiliante assistere a questo degrado della politica. È preoccupante scoprire qual è la vera anima della destra italiana, feroce e crudele nella cupidigia di potere assoluto, incurante di ogni senso dello Stato, aliena rispetto alle istituzioni e allo spirito repubblicano, con l'eccezione ogni giorno più forte e più netta del presidente della Camera Fini.

Con la strumentalizzazione di una tragedia nazionale e familiare, e con gli echi cupi di chi tenta di trasformare la morte in politica, è iniziata ieri sera la fase più pericolosa della nostra storia recente per le sorti della Repubblica.

(10 febbraio 2009)

Giovanni Pelosi

E' un bravissimo chitarrista italiano, il sito è:
http://www.giovannipelosi.com/

Trovi anche suoi video, e intavolatura per chitarra.

domenica 8 febbraio 2009

trasformarci in cittadini migliori

Come si fa a convincere la gente a risparmiare energia?
POSSIAMO TRASFORMARCI IN CITTADINI MIGLIORI
impegnati nella attesa dell'ambiente con semplici trucchi.
Obblighi e divieti possono essere controproducenti: a volte basta un semplice nudge, cioè una piccola spinta che ci metta sulla strada giusta senza troppe rinunce.
Vi farò degli esempi: in molti alberghi per accendere la luce e l'aria condizionata usiamo la stessa fiche elettronica che apre la porta. Quando usciamo e mettiamo la carta in tasca, automaticamente spegniamo tutto. Usare una tecnologìa simile anche in casa renderebbe un gesto quotidiano più significativo, non ci sarebbero più sprechi, lampade lasciate accese e led che brillano nel buio.
Un'altra semplice soluzione è rendere i costi più evidenti: un termostato intelligente potrebbe tradurre il consumo di energia in denaro. Sapere quanti soldi risparmiamo ogni volta che abbassiamo il riscaldamento sarebbe un incoraggiamento efficace. In California, una compagnia elettrica ha già sperimentato l'Ambient Orb, una sfera che diventa rossa quando il consumo di energia è alto, e verde quando l'uso è basso. Grazie a questo dispositivo il risparmio di energia è aumentato fino al 40%.
Anche la pubblicità dei comportamenti può orientare le scelte individuali: se il consumo energetico degli inquilini del mio palazzo fosse stampato e affisso nell'atrio, quelli che consumano dì più forse comincerebbero a farsi delle domande.
Si potrebbe fare lo stesso su scala più grande attraverso Facebook, Gli esseri umani sono imperfetti, vanno di fretta, procedono con il pilota automatico, senza riflettere e spesso prendono decisioni sbagliate. Serve un architetto delle scelte che li indirizzi senza forzarli o limitare la libertà individuale. Questa idea, che insieme al mio collega Cass Sunstein, chiamo anche "paternalismo libertario", vale per il risparmio energetico come per la donazione degli organi e la crisi finanziaria. La filosofia della spinta gentile non è né di destra né di sinistra. La fondazione Robert Wood Johnson, la più grande degli Stati Uniti, ha bandito un concorso per l'architettura delle scelte nel campo della sanità. David Cameron, leader del partito conservatore inglese, l'ha consigliato ai dirigenti del suo partito e il sindaco di Londra Boris Jonhson ha stanziato 100.000 sterline per sperimentare politiche ispirate al nostro paternalismo libertario nel quartiere di Barnet. Sappiamo per certo che diversi nomi di spicco del team-Obama hanno letto il nostro libro.
di Richard Thaler
Docente di Economìa comportamentale dell'Università di Chicago, insieme
a Cass Sunstein è l'autore di "La spinta gentile", in uscita con Feltrinelli a inizio maggio.

D Repubblica delle donne 7 FEBBRAIO 2009

sabato 7 febbraio 2009

l'Italia è un paese a sovranità limitata

Dopo che il papa ha riabilitato i seguaci de Lefebvre, più le varie porcherie sul caso Englaro, forse sarebbe il caso di evitare che l'Italia sia una brutta copia speculare dei paesi talebani....

http://www.uaar.it/laicita/

chitarra: la ADGPA

Che bello il sito della ADGPA!
Interessanti anche gli articoli di Gianni Bergamaschi su:

http://www.adgpa.it/didattica.htm

riprenderemo il discorso....

il blog di Marco Travaglio

Segnalo l'indirizzo del blog di Marco Travaglio:
http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

Si può essere d'accordo o no...ma di questi tempi meglio essere il più informati possibile, i telegiornali sono arrivati ad un livello di una bassezza incredibile.

martedì 3 febbraio 2009

contro l'inquinamento a Brescia

Tratti da "l'albero del quartiere", a cura del Comitato Difesa Salute e Ambiente di San Polo,(tel 3337405930 codisa2004@libero.it -
http://digilander.libero.it/CODISA2004) riportiamo i numeri di telefono a cui rivolgersi per segnalare e denunciare problemi ambientali:

A.R.P.A. Brescia 030 3847411 (dalle 9 alle 17) Direttore Berna Vanda - Via Cantore 20 - 25128 Brescia
A.R.P.A. Milano - 02 696661
Sindaco di Brescia Adriano Paroli - 030 2977205-6 Piazza della Loggia 1 - 25100 Brescia
Vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi - 030 2977209 Piazza della Loggia 1 - 25100 Brescia
Assessore All'Ambiente Paola Vilardi - 030 2978754 Piazza della Loggia 1 - 25100 Brescia
Polizia Municipale 030 2978807

Mandare in soffitta il Pil

Mandare in soffitta il Pil per costruire un’economia del benessere
DI GIAMPAOLO FABRIS
Repubblica affari e finanza, lunedì 2 febbraio 2009
Di essere in una situazione di crisi lo sappiamo sin troppo bene. Che siano ogni giorno stime nella fluttuazione del Pil a ricordarcelo è una conferma di quanto anacronistici, e socialmente offensivi, siano gli indicatori di cui l’economia si serve. Quanto profondo lo iato tra una malintesa concezione dell’economia e la società.
A testimonianza del diffuso malessere per questo indicatore vorrei ricordare come, nelle recenti festività fra gli sms più inviati, viralmente o come augurio natalizio, vi fosse la registrazione del discorso di Bob Kennedy nel 1968 all’Università del Kansas. La prima, che mi consti, tanto autorevole e severa requisitoria su questo indicatore. Ho ricevuto questa mail da più fonti fra cui Marco Roveda, pioniere, con Scaldasole, dell’industria biologica in Italia ed ora impegnato con Lifegate a ridurre ad impatto zero, con processi di riforestazione, le emissioni di CO2. In quel discorso Kennedy afferma che ad alimentare il Pil "sono anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità per le sigarette, il costo delle ambulanze che intervengono per le carneficine sulle autostrade, il napalm e l’armamento nucleare, i programmi tv che glorificano la violenza, le serrature per barricare le nostre case e i costi della prigione di chi le infrange…il Pil cioè misura tutto ad eccezione di ciò che rende la vita degna di essere vissuta". Da allora sono trascorsi quattro decenni, la sua messa in stato di accusa è ormai ricorrente e le pubblicazioni all’insegna della più drastica condanna non si contano più: fra le tante segnalo due recenti, eccellenti volumi (De Padova, Lorusso: «DePILiamoci. Liberarsi del Pil superfluo ed essere felici». Ed. Riuniti; Dacrema: «La dittatura del Pil», Marsilio). Illustri economisti (Senn, Kaheneman, Stgliz ) hanno, al pari, messo in guardia dal considerare il Pil come misurazione del benessere collettivo. Ma è risultato più comodo attribuire loro premi Nobel che non apportarvi anche la più timida correzione.
Che lo stato di benessere di un Paese, lo stato della sua economia si valutino ancora sulla base di un indicatore tanto semplicistico e grossolano, adatto forse a società di prima industrializzazione, non è soltanto incomprensibile ma anche socialmente inaccettabile. Le devastazioni in atto nella striscia di Gaza si rifletteranno positivamente sul Pil di quel Paese perché occorrerà ricostruire così come, per Israele, reintegrare la sua macchina da guerra. Il Pil potrebbe divenire utile se integrato, ponderato, corretto da altri indicatori. Soprattutto depurato da componenti non socialmente utili o addirittura, come sovente accade, dannosi per la collettività.
Il Pil non misura la qualità dei prodotti, la loro compatibilità ambientale, la soddisfazione del consumatore, la qualità della vita. In breve non indica il livello di benessere di un Paese. Eppure, nei confronti di questo indicatore, c’è una sorta di idolatria: diminuzioni o aumenti di qualche decimale divengono notizie di prima pagina, inducono depressione o euforia. C’è davvero da chiedersi come tutto ciò sia possibile. Come sia ancora accettabile fotografare il contributo dell’economia al benessere di una nazione con un indicatore tanto misleading.
Non è davvero un interrogativo retorico questo. Non è impossibile, né eccessivamente costoso se non abbandonare il Pil che può comunque risultare utile se non altro per i raffronti internazionali –, affiancargli comunque altri indicatori che introducano quelle dimensioni di qualità della vita che dovrebbero costituire la finalità del sistema economico. Un aumento del Pil, a fronte di una diminuzione della qualità della vita o della soddisfazione dei consumatori, non è certo un dato rassicurante mentre può esserlo una sua diminuzione a fronte di un miglioramento del benessere dei cittadini. Perché allora non può essere proprio il nostro Paese a farsi carico di promuovere un sistema che generi un Pil sano, nel prendere decisamente le distanze dall’aspetto più vistoso di distorsione di una cultura economica? Si potrebbe far ricorso all’Istat, ormai ridotto al ruolo di fabbrica di dati per lo più di scarsa utilità, per raccogliere in maniera sistematica altri indicatori che aiutino a correggerne le deformazioni rendendolo uno strumento utile a valutare lo stato dell’economia depurata dalle sue componenti di patologia sociale.

domenica 1 febbraio 2009

storia sociale dei gatti

Che crudeltà, mondo gatto!
Da creature demoniache nel Medioevo fino al riscatto nell'età vittoriana, gli animali domestici sono stati spesso vittime di soprusi. La studiosa Katharine Rogers cerca le tracce delle loro zampe nelle vicende dell'umanità.

di Elisabetta Rasy

Nel 1965 Varlam Salamov scrisse alla vedova di Osip Man-delstam, Nadezda, una lettera che cominciava così: «Hanno ammazzato il mio gatto Mucha. Con un colpo in testa. Nelle giungle moscovite, apertamente». Salamov aveva riacquistato la libertà nel 1951, dopo i quindici anni passati nel "crematorio bianco" della Kolima, nel nord-est siberiano, condannato all'arcipelago Gulag «per attività controrivoluzionaria trockista». Non ne aveva ricavato durezza d'animo, ma un'accresciuta pietà per le creature viventi. «Gli animali» scriveva ancora nella lettera «fanno indiscutibilmente parte del mondo degli uomini». Poi passava a raccontare all'amica altri particolari sulla perdita di Mucha: che tutta la città era tappezzata di cartelli con un appello del governatore a sterminare i gatti («anche il mio familiare gatto Mucha è diventato per me ragione di lotta contro il potere»), che gli avevano spiegato che i gatti venivano catturati e uccisi nei camion, ma che lui, sperando che il suo gatto fosse al deposito dei randagi, aveva insistito per andarlo a cercare. Dice poi che sarebbe stato meglio non andare in «quella camera a gas moscovita»: «L'inferno degli animali, è la paura». Cani e gatti vi erano rinchiusi in gabbie strettissime: Mucha non c'era, i gatti però erano tutti uguali, assenti. «Più terrificante di tutto: pensavo, costeggiando il corridoio, che urli, gridi, gemiti e guaiti avrebbero accolto la mia entrata nella stanza, per esprimere un'ultima speranza, l'attesa di un miracolo, che tutta l'energia vitale di questi cani e di questi gatti sarebbe stata tesa verso quest'ultimo istante di speranza... Le bestie mi accolsero in un silenzio di morte. Non un pianto, non un latrato, non un miagolio».
Poco più di un anno dopo, però, comincia a muovere le sue zampone vendicatrici un altro gatto russo, Behemot o in altre nostre versioni Ippopotamo, il
gatto del diavolo Woland venuto a comporre la vicenda dolorosa e amorosa del Maestro e Margherita, il romanzo di Bulgakov uscito, dopo un quarto di secolo di clandestinità, mutilo e censurato tra il 1966 e il 1967.
Di tutti - e sono tanti - i gatti della letteratura, Ippopotamo è il mio preferito: «Grosso come un maiale, nero come il carbone o come un corvo, con tremendi baffi da cavalleggero». Ippopotamo è un gatto che sa rispondere al fuoco e non si fa tirare tanto facilmente un colpo in testa. Il gattone della demoniaca corte dei miracoli di Woland è bugiardo, ingordo, sleale, vanitoso, ma sa come usare le sue risorse feline. Sale sul tram con la stessa agilità con cui taglia le teste dei funzionari meschini vili e delatori, è abile nei giochi di prestigio e autorevolmente insolente con le autorità di cui, rovesciandole, mima le sopraffazioni. Porta insomma gli emblemi di una estrema, felice, scatenata e persino paradossale libertà che, non solo negli orrendi anni staliniani,-culla e accarezza la fantasia degli uomini. É prima di uscire di scena ha il grande merito di dare alle fiamme la sede della associazione della Letteratura di Massa, dove di censura in censura gli scrittori non allineati vengono ridotti come i gatti prigionieri di cui
parla Salamov nella sua lettera.
Ora i gatti hanno una loro Storia sociale: l'ha scritta l'americana Katharine M. Rogers, cercando tracce delle loro zampe nelle vicende dell'umanità. La studiosa individua alcuni popoli amanti dei felini domestici, gli arabi, i giapponesi e soprattutto gli egiziani che avevano una divinità gatta, Bastet, mite e feroce nella sua gattesca femminilità. Per quanto riguarda l'Occidente, cioè l'Europa con l'appendice americana, Rogers cerca invece di mettere ordine nella materia felina attraverso alcune schematiche periodizzazioni ed evidenziando alcuni temi simbolici: dal Medioevo superstizioso e feroce dei gatti bruciati come le streghe al Settecento del riscatto fino alle sdolcinatezze dell'età vittoriana, dall'assimilazione al demonio e alla lascivia femminile all'esaltazione delle virtù domestiche, passando per le fiabe e per l'ispirazione accordata a una nutrita schiera di scrittori.
Per quanto dettagliato e interessante, però, il libro della studiosa è pieno di contraddizioni per la semplice ragione che i gatti sono imprevedibili e suscitano sentimenti imprevedibili e singolari. Così, tra l'orrore di gattesche decapitazioni, impiccagioni e squartamenti, spiccano figure d'amore fuori dal tempo e dai costumi, come quella di un monaco irlandese del IX secolo che dedicò al suo gatto Pangur Ban poemi d'ammirazione e d'amicizia, o quella dello scriba egiziano Nebamun che, in una pittura tombale del 1300 circa avanti Cristo, viene raffigurato in una scena di caccia agli uccelli in compagnia della moglie, della figlioletta e del suo gat-tone rosso dalla lunga, sinuosa e svolazzante coda. Per non parlare delle tante Annunciazioni rinascimentali, dove il gatto di casa assiste all'arrivo dell'Angelo, quieto o consapevolmente turbato come il gatto dell'Annunciata di Lorenzo Lotto, che fugge dal quadro per avvisare chi guarda della portata inaudita dell'evento.
Dai miei gatti ho capito che, per via misteriosa, devono essere consapevoli di tanta storia: per esempio odiano le feste, la casa affollata di gesti e voci sconosciute e paventano l'imprevedibilità altrui difendendo strenuamente la propria. Una mattina che, stanca di un lungo viaggio, dormivo ben oltre l'orario consueto del risveglio, il gatto capofamiglia è salito sul letto e con una zampa mi ha aperto delicatamente la palpebra di un occhio. Forse per assicurarsi che stessi bene, forse perché l'ora della colazione era passata da un pezzo.
Katharine M. Rogers, «Storia sociale dei gatti», traduzione di Caterina D'Amico, Bollati Boringhieri, pagg. 204, euro 16,00.

tutta la forza del negawatt

Tutta la forza del negawatt
di Fiona Harvey

9 gennaio 2009
Nòva 100

Il miglior modo di ridurre le emissioni è prima di tutto quello di non produrne. Evitare gli sprechi si traduce direttamente nel taglio di emissioni e nel risparmio di costi. Così, invece dei "megawatt", le aziende dovrebbero iniziare a ragionare in termini di "negawatt", un termine coniato dal guru ambientalista Usa Amory Lovins.

Gary Parke, direttore di Evolve Energy, società di gestione del l'energia, spiega: «In sintesi il negawatt è un megawatt di potenza evitata o risparmiata nell'utilizzo della rete. Essendo l'emissione più efficace per ottenere riduzioni di emissioni sul lungo periodo, il negawatt permette ritorni più elevati e più rapidi di ogni alternativa». I ritorni dell'efficienza energetica sono potenzialmente notevoli. McKinsey ha stimato che, con il greggio a 50 dollari al barile, un investimento di 170 miliardi di dollari in efficientamento genererebbe risparmi per oltre 900 miliardi, con un ritorno potenziale annuo del 17 per cento. La maggioranza delle aziende è comunque inconsapevole dei risparmi che possono essere effettuati con l'efficienza. La bolletta energetica ha rappresentato solo una minima parte dei costi aziendali negli ultimi decenni. Ma quando i prezzi petroliferi sono esplosi l'industria si è trovata impreparata.

Anche le società di distribuzione tendevano a dare scarsa rilevanza all'efficienza dei propri clienti in passato, dato che venivano pagati in megawatt, non in negawatt. Ma l'alto costo del carburante, la scarsità dell'offerta e l'esigenza di evitare blackout sulla rete e, in alcune regioni, le restrizioni imposte ai gas serra sono elementi che hanno portato anche i distributori a focalizzarsi sul problema. Oggi si stanno attrezzando per fornire ai propri clienti consulenza e tecnologie per ridurre le emissioni. Come anche le agenzie governative, i consulenti energetici e ambientali, le società di gestione delle infrastrutture e perfino le compagnie assicurative.

Il primo passo per le aziende è di solito la verifica dell'uso di energia, alla ricerca di eventuali sprechi e dei potenziali risparmi. I controlli possono prendere anche mezza giornata e hanno costi relativamente contenuti. A volte vengono realizzati gratuitamente dai distributori o dalle agenzie governative. Alcune delle misure raccomandate in una prima fase sono del genere che qualsiasi manager può prevedere: spegnere luci e computer quando i dipendenti escono dall'ufficio, staccare i caricabatteria se non utilizzati, abbassare il termostato o l'aria condizionata. Sono semplici cambiamenti di comportamento che non richiedono alcun investimento al di fuori del ricordare alle persone di metterli in atto.

Altre misure sembrano meno ovvie, me sempre molto economiche. Per esempio a un produttore di pneumatici in Gran Bretagna è stato consigliato di lavare le finestre, per far entrare più luce naturale e ridurre il ricorso a quella artificiale. A volte un piccolo investimento può fruttare molto. Rsa, la compagnia assicurativa inglese, indica il caso di una società cui fa consulenza che ha investito 750 sterline nella pulizia dei bocchettoni di riscaldamento e condizionamento con la previsione di risparmiare 4.200 sterline e 25.319 kg di anidride carbonica.
Ma le aziende devono anche prepararsi a fare investimenti più grandi se vogliono ottenere ritorni più elevati e di lunga durata. Un altro cliente di Rsa ha cambiato completamente il sistema di condizionamento con un investimento di 32.900 sterline, ma nell'arco di quindici mesi l'investimento si sarà del tutto ripagato in termini di riduzione della bolletta energetica. La stessa Rsa ha acquistato un nuovo condotto per il riscaldamento e il condizionamento nell'ufficio di Manchester per 15mila sterline prevedendo di risparmiare ogni anno 6mila sterline e 36.171 kg di anidride carbonica. Alex Matthias, responsabile energy management di Rsa, sostiene che «le aziende devono capire che piccole modifiche ai loro sistemi di riscaldamento e di ventilazione potranno non solo attuare notevoli risparmi ma anche avere un ruolo significativo nella riduzione delle emissioni di CO2».

Cosa frena quindi le aziende? Le ricerche di EnergyTeam, società di consulenza in campo energetico, indicano che l'ignoranza è un elemento, dato che molte aziende non sono a conoscenza dei risparmi che possono essere effettuati. Un'altra causa è la ritrosia delle imprese a effettuare investimenti in efficienza energetica se i ritorni sono previsti tra uno o due anni.
In alcuni casi è un problema di proprietà degli immobili. L'affittuario tende a non effettuare miglioramenti strutturali di cui beneficia essenzialmente il proprietario. Ma gli stessi proprietari possono essere condizionati da meccanismi perversi a non rendere più efficienti le loro proprietà: nel caso in cui la bolletta energetica è compresa nell'affitto, i proprietari ricaricano fino al 15% sulle forniture energetiche. Questi contratti li privano di qualsiasi motivazione a operare per la riduzione delle emissioni. Per le aziende bloccate da proprietari riluttanti, la miglior soluzione potrebbe essere quella di offrire la condivisione dei costi di qualsiasi investimento strutturale in cambio di una condivisione dei risparmi. In caso contrario, meglio traslocare.

dal Financial Times

sabato 31 gennaio 2009

Parole sante...

In un articolo di Mons. Ravasi, pubblicato sul "sole24ore" del 28 dicembre 2008, stanno questi precetti.....applicabili dovunque.

---

(....) Rimanendo nel campo dell'esegesi, (ma questo vale anche per le altre scienze), vorrei concludere rievocando il brillante "decalogo" di un grande biblista, che fu mio maestro prima e amico poi, lo spagnolo Luis Alonso Schokel. Eccolo:
1) Lo studio biblico è diventato la scienza non della Bibbia, bensì dei suoi studiosi; ma la Bibbia non è stata scritta per gli studiosi;
2) Il cucinato è più del mangiato: quello che si scrive è più di quello che si legge;
3) Conoscere tutti i dati a proposito di un testo non è ancora capire il testo;
4) Si riesce a leggere tutto su un soggetto: ci si sente alla fine frustrati;
5) Col sudore della tua fronte produrrai frutti: condividi i frutti, non il sudore;
6) Ricerca, controlla, scarta ma non ostentare la tua fatica;
7) Segui la tua intuizione, ma non confessarlo mai;
8) Dire stupidaggini è follia; citarle è erudizione;
9) Non rimettere nel testo ciò che l'autore ha voluto lasciar fuori;
10) La chiarezza è carità per chi legge o ascolta.

venerdì 30 gennaio 2009

arcoiris tv

LA TIVÙ... LA FAI TU
Dilagano le tv fai-da-te e on demand su Internet. Una delle nuove punte di questo iceberg è Arcoiris tv (www.arcoiris.tv). Si tratta di una emittente "dal basso" (disponibile in quattro versioni: italiano, inglese, spagnolo e portoghese) che consente a chiunque di spedire (all'indirizzo elettronico comunicazioni@arcoiris.tv) materiale video che viene selezionato dalla redazione e poi messo on line, sull'esem pio di quanto realizzato negli Stati Uniti da Current tv. I filmati per gli utenti sono disponibili in differenti versioni (per i lettori Real Player e Windows Media Player o solo audio in mp3) e formati. Diverse sono anche le categorie in cui vengono raccolti i video di Arcoiris tv: dalle mostre allo sport fino alla moda o all'informazione. Molto spazio viene riservato alle inchieste politiche e ai reportage dall'estero. Al momento ci sono oltre 13mila filmati per oltre 7mila ore totali di video. L'emittente, priva di spot pubblicitari, è visibile, in via sperimentale,
anche sul satellite al canale 683.

rifkin: è una svolta ma non basta

Rifkin: "E' una svolta, ma non basta serve una rivoluzione ecologista"
di Antonio Cianciullo - 27/01/2009

Fonte: La Repubblica

"È un primo passo, un passo nella direzione giusta. Ma attenzione agli entusiasmi troppo facili: per vincere la sfida che abbiamo di fronte, per rallentare il cambiamento climatico rendendolo compatibile con la sopravvivenza della nostra società, bisogna fare di più". Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, accoglie con prudente soddisfazione l'annuncio della nuova politica energetica di Obama.
Il cambio di rotta è netto. Dopo otto anni di presidenza Bush si volta pagina.

"Non ho dubbi sui disastri ambientali determinati dalla presidenza Bush. Adesso effettivamente quella pagina è stata voltata. Però bisogna andare avanti, bisogna sfogliare altre pagine per arrivare a concludere il processo di trasformazione epocale di cui vediamo solo l'inizio".

È quello che lei chiama la terza rivoluzione industriale, un processo lento. Non si rischia di smarrirne il filo conduttore?
"Non è che l'elettricità ha sostituito il vapore da un giorno all'altro: sono cambiamenti epocali che procedono in maniera irregolare, con accelerazioni rapide in un'area e arretramenti in un'altra".

Quali dovrebbero essere i prossimi passi della Casa Bianca per sostenere questo processo di cambiamento?
"Oltre alle centrali elettriche bisogna puntare sugli altri due pilastri della terza rivoluzione industriale. Prima di tutto intervenire sugli edifici non solo per limitare gli sprechi ma per compiere un salto tecnologico più impegnativo. Case e uffici devono produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano: coibentazione, pannelli solari che avvolgono l'edificio, geotermia, energia dai rifiuti e anche il mini-eolico faranno sì che le case si trasformino in micro centrali elettriche".


Il terzo pilastro?
"È la conseguenza logica del precedente. Il sistema che ho descritto ha una geometria profondamente diversa dall'attuale albero di distribuzione dell'energia elettrica, che segue il vecchio modello basato su alcuni grandi rami e i capillari a scendere. Nascerà l'internet dell'energia: una rete elettrica interattiva e decentrata, capace di leggere l'offerta e i bisogni che vengono da ogni punto creando in ogni momento la migliore sinergia possibile. È un modello più affidabile perché riduce i rischi di black out, più sicuro perché l'energia è prodotta sul posto, più democratico perché sostituisce il potere di pochi con il contributo di milioni di persone".

Per arrivare a questo salto bisogna però rendere più convenienti le fonti rinnovabili: è quello a cui punta Obama.
"E infatti l'annuncio della Casa Bianca è un'ottima notizia. Ma, ripeto, è solo la premessa per un cambiamento che dovrà essere molto più radicale: senza la visione d'assieme, senza la capacità di pensare a lungo termine, il rilancio delle fonti rinnovabili rischia di restare privo di solide basi".

Lei sarà sabato prossimo a Bologna per chiudere il festival dell'urbanistica presentando il manifesto per l'architettura del prossimo millennio. Sarà tutto centrato sulla questione energetica?
"Certamente. Oggi gli edifici consumano tra il 30 e il 40 per cento del totale dell'energia utilizzata, e producono un'equivalente percentuale di gas serra. Immaginare una trasformazione come quella che ho descritto vuol dire abbracciare un concetto di architettura nuovo e rivoluzionario. Se a questi elementi aggiungiamo l'uso dell'idrogeno come contenitore flessibile per l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili, otteniamo il quadro di una società post-anidride carbonica in cui vivere sarà molto più piacevole.
Ed è anche il solo modello capace di rimettere in moto il sistema economico che si è inceppato".

giovedì 29 gennaio 2009

Il pane irlandese fatto in casa

Ecco una dettagliata ricetta.
http://it.youtube.com/watch?v=JZxE0t2-Cb0
Anch'io sto facendo il pane in casa, è un continuo esperimento.
Faccio l'impasto con la macchina del pane, poi lo cuocio al forno.
Faccio panini bassi e croccanti...a presto anche la mia ricetta.

storie di jazz

Certi capivano il jazz

JAM SESSION

Le atmosfere sono quelle di Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer, se qualcuno lo ha perso, meglio rimediare. Sono storie di jazz, di musicisti, di grandi concerti. Si intitola Un amore supremo, come il capolavoro di John Coltrane (se qualcuno ha perso A Love Supreme di Ashley Kahn, meglio rimediare). Lo ha scritto Luca Ragagnin (InstarLibri, 15 euro). Sessantaquattro storie, che coinvolgono personaggi da Richard Muhal Abrams a Joe Zawinul, passando per Louis Armstrong, Chet e Joséphine Baker, Bix Beiderbecke, Nat King Cole, Gil e Bill Evans, Charlie Parker, Lester Young, planando su Boris Vian, Igor Stravinskij, John Waine. C’è un secolo di storia dell’uomo e del sound più potente mai concepito. Storie di uomini caduti, redenti, salvati. Storie scritte in 64 registri diversi, ognuno con proprie varianti. charlieparkerposter.jpgUna delle più belle si intitola Il Quintetto dietro le quinte e può dare un’idea del libro. Toronto, 1953. Un circolo di appassionati di jazz chiamato New Jazz Society. Con l’ardore degli spasimanti decidono di mettere insieme un concerto che tenga insieme i migliori elementi al mondo. Cinque, un quintetto. Con la fortuna dei dilettanti e dopo qualche tentativo da dimenticare si rivolgono a uno di quelli che avevano scelto, dopo lunghe e dolorose discussioni, Charlie Mingus. E’ lui a radunare gli altri. Riesce anche a tirare fuori da una clinica per malati mentali il quinto e a riportarlo sul palco. Suonarono il 15 marzo di quell’anno alla Massey Hall di Toronto. Erano, attenzione: Mingus, Bud Powell, Max Roach, Dizzie Gillespie, Charlie Parker. Il più grande concerto di tutti i tempi. Ps. Nel libro una preziosa discografia suddivisa per storie, una colonna sonora capitolo per capitolo.

SWING

Creatività individuale e responsabilità verso la collettività. Ridefinire una cittadinanza globale senza linee di confine. Diritti e responsabilità delineano il nostro essere cittadini. Rispetto per le capacità di ognuno, fiducia nelle sue potenzialità. Le nuove tecnologie rendono le conoscenze più condivisibili. Sembra un manifesto, sembrano le parole più alte della politica. Lo sono. Ma la loro fonte è il jazz. E’ un musicista che le scrive, Wynton Marsalis, uno dei più grandi trombettisti viventi. Da quando ha imparato da bambino il segreto dello swing, quella difficile arte di espandere la propria creatività mettendola al servizio dei compagni di jam session a oggi: tutto quello che il jazz gli ha insegnato, tutto quello che lo ha accompagnato, come la musica lo ha reso una persona consapevole delle proprie potenzialità e dei propri limiti, come l’arte sia elemento naturale in cui si muovono i popoli e nel quale i popoli danno il loro meglio. Un racconto fatto di incontri, maestri, allievi. Un impulso incontenibile a raccontare a tutti che non è vero che il jazz è per pochi, perché altrimenti anche la libertà e la consapevolezza lo sarebbero. Una lezione di libertà attraverso una lezione di musica. Si intitola Come il jazz può cambiarti la vita (tr.it. E. Fassio, Feltrinelli, 14 euro).
da: www.repubblica.it

lunedì 26 gennaio 2009

Brescia: come se ci fosse un altro inceneritore....

Lettera al Giornale di Brescia

Gentile direttore,

in questi giorni si è ricominciato a parlare dell'
inquinamento dell'aria con particolare riferimento alla centralina del
Villaggio Sereno. La zona sud della città è quella più penalizzata,
anche perché attraversata da dodici corsie di marcia parallele: sei
dell'autostrada A4 e sei della tangenziale sud, con la terza corsia
appena terminata dopo decenni di polemiche e di lavori iniziati,
sospesi e solo ora terminati. Ora i cinque chilometri di strada che
attraversano la città hanno una corsia in più, mentre rimangono
le due corsie sui restanti trenta chilometri tra Sirmione e Ospitaletto. Con
l'inaugurazione della terza corsia, il limite di velocità su questi
cinque chilometri è stato innalzato da 80 km/h a 110 km/h. Qual è il
vantaggio? Se percorriamo tutti i cinque chilometri a 110 invece che a
80, risparmiamoesattamente un minuto. Ma cosa comporta questo minuto?
Oltre a un incrementonotevole del rumore, un aumento delle emissioni
di NOx (ossidi di azoto) del 36% (pari a circa 40.000 kg all'anno in
più) e di PM10 (le polveri sottili) del 23%, pari a circa 2200 kg all'
anno: tutto ciò è il risultatodelle maggiori emissioni degli
autoveicoli che corrono di più. E proprio nella zona della città con l'
aria più inquinata, zona che è anche la più densamente popolata dell'
intero percorso della tangenziale sud. Inoltre che senso ha lanciarsi a
110 chilometri all'ora per soli cinque chilometri per poi trovare
subito un restringimento dove il limite giustamente si abbassa?
Non a caso circa un mese fa, c'è stato un incidente mortale proprio nel
tratto dove la strada passa da tre a due corsie.

Un minuto giustifica il peggioramento della qualità dell'aria per tutti i
cittadini e il pericolo per gli automobilisti? Sicuramente no, saremmo
senz'altro disposti a impiegare un minuto in più per percorrere cinque
chilometri:
è meglio per la nostra sicurezza e per la salute di tutti, e
soprattutto di chi vive vicino alla tangenziale. Per questi motivi è
necessario che l'amministrazione provinciale ci ripensi: velocità non oltre
i 90 km/h previsti per le strade statali e segnaletica
orizzontale e verticale più chiara ed efficace nei due punti in cui la
strada si restringe. Errare è umano, perseverare …

Ettore Brunelli

Paolo Vitale

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aggiunta extra di Brunelli:
Per l’esattezza l’inceneritore (3 linee in funzione) produce in un anno dai 1660 ai 1700 Kg di polveri totali sospese e dai 305.000 ai 306.000 Kg di NOx.
Aggiungo che ho confrontato i dati di emissioni e dispersione atmosferica di Diossine dell’inceneritore e quelli misurati dall’Azienda al camino di una acciaieria media bresciana. La sintesi (sto preparando una tabella completa) è che l’inceneritore ne emette dai 3,7 ai 7,6 milligrammi/anno, mentre l’acciaieria (considerando solo le emissioni del forno elettrico per un funzionamento di 300 giorni all’anno) ne emette intorno ai 471 milligrammi/anno. Si consideri che solo a Brescia e dintorni se ne contano 6, alcune di dimensioni molto più grandi di quella che ho preso in considerazione.

lampade a basso consumo

sulle confezioni di imballaggio delle lampade a basso consumo deve essere scritto che devono essere smaltite nelle isole ecologiche e non nella raccolta del vetro perchè contengono vapori di mercurio
solo aziende attrezzate riescono a recuperare il mercurio senza disperderlo nell'ambiente.

domenica 25 gennaio 2009

le migliori tesi sull'ambiente

Interessante questo sito:
http://www.ermesambiente.it/ambientesilaurea/

dove si possono cercare le migliori tesi sull'ambiente e farsele inviare nella casella di posta.

sabato 24 gennaio 2009

Piero Calamandrei articolo del 1950 sulla scuola

NON È UN ARTICOLO FRESCO Di STAMPA MA L’OSCURO SCENARIO PREVISTO NEL ’50 DA PIERO CALAMANDREI
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. E allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Cosi la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

* Piero Calamandrei, giornalista, giurista, politico e docente universitario, Scuola Democratica, 20 marzo 1950.

l'articolo è stato ripubblicato sul trimestrale "le voci" , dicembre 2008, della filca cisl lombardia

Adam Rafferty!

Bravissimo Adam Rafferty!
Vai al suo sito...
www.adamrafferty.com

E' simile a Martin Taylor.

mercoledì 21 gennaio 2009

inquinamento e velocità nella tangenziale di Brescia

Lettera al Direttore del Giornale di Brescia:

Gentile direttore,

in questi giorni si è ricominciato a parlare dell’inquinamento dell’aria con particolare riferimento alla centralina del Villaggio Sereno. La zona sud della città è quella più penalizzata, anche perché attraversata da dodici corsie di marcia parallele: sei dell’autostrada A4 e sei della tangenziale sud, con la terza corsia appena terminata dopo decenni di polemiche e di lavori iniziati, sospesi e solo ora terminati. Ora i cinque chilometri di strada che attraversano la città hanno una corsia in più, mentre rimangono le due corsie sui restanti trenta chilometri tra Sirmione e Ospitaletto. Con l’inaugurazione della terza corsia, il limite di velocità su questi cinque chilometri è stato innalzato da 80 km/h a 110 km/h. Qual è il vantaggio? Se percorriamo tutti i cinque chilometri a 110 invece che a 80, risparmiamo esattamente un minuto. Ma cosa comporta questo minuto? Oltre a un incremento notevole del rumore, un aumento delle emissioni di NOx (ossidi di azoto) del 36% (pari a circa 40.000 kg all’anno in più) e di PM10 (le polveri sottili) del 23%, pari a circa 2200 kg all’anno: tutto ciò è il risultato delle maggiori emissioni degli autoveicoli che corrono di più. E proprio nella zona della città con l’aria più inquinata, zona che è anche la più densamente popolata dell’intero percorso della tangenziale sud. Inoltre che senso ha lanciarsi a 110 chilometri all’ora per soli cinque chilometri per poi trovare subito un restringimento dove il limite giustamente si abbassa? Non a caso circa un mese fa, c’è stato un incidente mortale proprio nel tratto dove la strada passa da tre a due corsie.

Un minuto giustifica il peggioramento della qualità dell’aria per tutti i cittadini e il pericolo per gli automobilisti? Sicuramente no, saremmo senz’altro disposti a impiegare un minuto in più per percorrere cinque chilometri: è meglio per la nostra sicurezza e per la salute di tutti, e soprattutto di chi vive vicino alla tangenziale. Per questi motivi è necessario che l’amministrazione provinciale ci ripensi: velocità non oltre i 90 km/h previsti per le strade statali e segnaletica orizzontale e verticale più chiara ed efficace nei due punti in cui la strada si restringe. Errare è umano, perseverare …



Ettore Brunelli



Paolo Vitale

venerdì 16 gennaio 2009

in memoria di rachel corrie

Vedi il filmato

teatro in valtrompia nel 2009

dal 22 gennaio al 18 aprile si terrà la ventiseiesima edizione di "Proposta. Progetto teatrale per la Valle Trompia", a cura dell'Associazione Culturale Treatro e della Comunità Montana di Valle Trompia.

Allego il programma: è molto bello.
Fai vivere il teatro, vai a vedere gli spettacoli!!!!

greenpeace e la guerra a gaza

Greenpeace è e rimane una organizzazione pacifica e pacifista, la
dichiarazione di GP Med ne è la conferma:

"Promoting Peace and Non-violence is at the very core of Greenpeace
Mediterranean's mission, and at the heart of everything we represent. We are
opposed to the use of war or violence as a means of solving any conflict.
Greenpeace Mediterranean condemns the decisions of leaders on all sides who
choose bombs over negotiation, and place innocent civilians in harms way.
Furthermore, Greenpeace Mediterranean has witnessed the severe negative effects
of war on regional stability, health conditions and the environment and we call
for an immediate cessation of violence and an opening of negotiations with the
true intention of reaching an agreement which will be, this time, sincerely
respected by all sides.
Greenpeace is an independent global campaigning organization that acts to
change attitudes and behavior, to protect and conserve the environment and to
promote peace"

Le ragioni che ci portano al momento a non rilasciare dichiarazioni ufficiali
tutelano l'incolumità dei nostri colleghi e amici.
Da settimane siamo in contatto con GP Med e GPI, le uniche a poter valutare se
sia opportuno rilasciare un comunicato stampa ufficiale, e se ci sarà possibile
ribadire la posizione di Greenpeace contro l'utilizzo della violenza per la
risoluzione di conflitti lo faremo.
Il timore è che possa essere fatta banale e ottusa strumentalizzazione di
qualsiasi nostra dichiarazione o gesto.
Per questa stessa ragione siamo molto fermi nel dire che non è possibile
prendere parte a qualsivoglia manifestazione in rappresentanza
dell'associazione.
Al momento le manifestazioni non sono pacifiste nè tantomeno pacifiche e anzi,
c'è il forte rischio che queste stesse diventino occasione per avallare un
pericoloso atteggiamento anti-semita.
Un'altra cosa su cui varrebbe la pena soffermarsi è l'influenza forte,
e oscura, che i media esercitano su tutti noi. Oggi contiamo i morti a Gaza, e
allora io vi esorto a non dimenticare il Sudan, la Cecenia, la Birmania, e gli
altri luoghi sulla terra in cui vengono perpetrati tutti i giorni crimini
all'umanità, per cui non basterebbe nessun comunicato, nessuna
manifestazione, e per cui solo il pensiero libero e cosciente di ognuno di noi
potrebbe determinare il cambiamento: è alla costruzione di questo pensiero
libero e consapevole che dobbiamo guardare.

-- Irene Longobardi Assistente al Coordinamento Attivismo e Volontariato
Greenpeace ONLUS

sempre attuale (purtroppo)

PRIMA DI TUTTO VENNERO A PRENDERE GLI ZINGARI

E fui contento, perché rubacchiavano.

POI VENNERO A PRENDERE GLI EBREI

E stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

POI VENNERO A PRENDERE GLI OMOSESSUALI

E fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

POI VENNERO A PRENDERE I COMUNISTI

Ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

UN GIORNO VENNERO A PRENDERE ME,

E NON C’ERA RIMASTO NESSUNO A PROTESTARE.



Martin Niemöller (1892-1984), teologo e pastore luterano tedesco, oppositore del nazismo.

giovedì 8 gennaio 2009

i vassoi in polistirolo si possono inserire nella campana della plastica?

Potreste per favore indicarmi se i vassoi in polistirolo si possono inserire nella campana della plastica?
>>> Danilo Scaramella 04/01/2009 10.45.33 >>>


Le confermiamo che i vassoi in polistirolo possono essere conferiti nei cassonetti della plastica.
cordiali saluti

APRICA SPA
info@apricaspa.it
Data: 07 gennaio 2009 15:14:13 GMT+01:00

Il telefonino fatto di bottiglie riciclate

Motorola ha presentato W233 Renew, il primo cellulare
"a emissioni zero".
http://www.zeusnews.com/news.php?cod=9038

Il biodiesel sugli aerei di linea

La compagnia di bandiera della Nuova Zelanda ricaverà il
carburante dall'olio di jatropa.
http://www.zeusnews.com/news.php?cod=9033

mercoledì 7 gennaio 2009

Israele - palestinesi: la posta in gioco

Nel mese di ottobre/novembre (devo trovare l'articolo) qualcuno scrisse che Israele avrebbe attaccato , tra dicembre e fine gennaio, l'Iran per difendere la sua sopravvivenza.
Oggi Sandro Viola ribadisce il problema, e penso sia forse l'unico che parla chiaro in questa tragica vicenda.
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La posta in gioco

Tra Gerusalemme e Tel Aviv, tra le stanze del governo e quelle dello Stato Maggiore, cinque israeliani stanno vivendo coi cuore in gola. Ilprimo ministro dimissionario Ehud Olmert, il ministro della Difesa Ehud Barak, il ministro degli Esteri Tzipi Livni, il capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi e il capo dello Shin Bet (i servizi di sicurezza interna) Yu-val Diskin.
La loro ansia scaturisce dal conoscere più di chiunque altro qual è la posta che Israele ha messo in gioco con la guerra di Gaza. E la posta in gioco, in questo undecimo giorno dell'attacco contro gli islamisti di Hamas, è presto detta: o adesso o mai più. O Israele ristabilisce con la guerra di Gaza il suo potere di deterrenza, la capacità di tenere alla larga con la sua forza bellica i nemici, oppure lo Stato ebraico apparirà tutt'intorno come poco più d'una tigre di carta, un'ex potenza incapace di vere, temibili reazioni. E in questo secondo caso, la stessa sopravvivenza d'Israele come Stato degli ebrei si farebbe problematica.
È vero, ciascuno di quei cinque israeliani sta giocando anche una partita personale. Uno, Olmert, vorrebbe infatti uscire di scena, dopo le elezioni di febbraio, avendo restaurato la sua immagine di fallimentare regista della Seconda guerra libanese e di imputato per corruzione nei tribunali del paese. Due, Barak e laLivni, hanno bisogno d'una vittoria a Gaza per portare i loro due partiti politici, il Labor e Kadima, a formare il nuovo governo dopo le elezioni di febbraio, evitando così un ritorno della destra di Benjamin Netanyahu. Mentre i capi dello stato Maggiore e dello Shin Bet sperano che la sconfitta di Hamas apra loro le porte d'una rapida e brillante carriera politica, com'è accaduto altre volte a rappresentanti dell'establishment militare israeliano.
Inutile dire che le intenzioni riposte dei cinque stanno producendo non pochi contrasti sulla conduzione e la durata della guerra, tali che la stampa israeliana invoca da giorni, prima ancora che un cessate il fuoco a Gaza, un cessate il fuoco all'interno del governo.
Ma benché odiosamente angusti dinanzi alla drammaticità della guerra e alla caterva di vittime innocenti che l'aviazione e i blindati israeliani hanno già lasciato sul terreno, i calcoli personali dei governanti non sono stati il vero pungolo, la motivazione essenziale dell'attacco su Gaza. La scelta di sferrare l'attacco è infatti emersa dal ragionamento sopra descritto. Vale a dire: o Israele (su cui piovevano quotidianamente i Qassam e
i Grad di Hamas) reagiva, dimostrando così d'essere ancoroggi temibile come in passato, capace di rappresaglie devastanti, o i razzi di Hamas si sarebbero sempre più moltiplicati, e ad essi si sarebbero presto o tardi aggiunti dal nord i missili che l'Iran fornisce alle artiglierie di Hezbollah.
Né si poteva rinviare l'attacco: la campagna elettorale, le elezioni, e poi la faticosa, turbolenta gestazione politica che in Israele rende sempre lentissimo il varo d'un nuovo governo, avrebbero preso almeno tre mesi. Novanta-cento giorni di razzi sul Negev, grida di vittoria della leaderhip di Hamas, sfiducia e sconforto nella società israeliana. Mentre aprendo l'offensiva alla fine dello scorso dicembre, il governo d'Israele sapeva che per almeno tre settimane avrebbe avuto a fianco il presidente degli Stati Uniti George Bush e la sua amministrazione. Un sostegno indispensabile nella crisi politica che l'attacco avrebbe generato.
Lasciamo da parte i giudizi sull'agghiacciante sproporzione dell'offensiva israeliana su Gaza rispetto alle vittime e ai danni prodotti nelle città del Negev dai razzi di Hamas. E rinviamo per ora anche il giudizio sulle responsabilità dei governi d'Israele per non aver mai voluto veramente restituire ai palestinesi quel che la giustizia imponeva che fosse restituito ai palestinesi. Sono questioni fondamentali, ma conviene metterle da parte per rendere più chiara possibile la descrizione del momento politico che sta vivendo lo Stato degli ebrei.
Dopo dieci giorni di raid aerei e quattro di combattimenti a terra, gli esiti della partita che si sta giocando a Gaza restano ancora molto incerti. Ad una formazione nazional-religiosa come Hamas basta infatti sopravvivere all'attacco israeliano, sia pure con la leadership decimata e i depositi degli armamenti semivuoti, per poter vantare la vittoria. Così, se al termine della guerra, quando verrà infine imposto un cessate il fuoco, Hamas riuscirà a dimostrare con un'ultima salva di razzi sulle città israeliane, come fecero gli Hezbollah nel 2006, che ha resistito al più potente esercito della regione (mentre l'odio della popolazione palestinese nei confronti d'Israele si sarà in tanti ancor più esasperato a causa del mare di lutti subiti in questi giorni), la guerra di Gaza sarà stata inutile. Sarà stata più o meno lo stesso fallimento della Seconda guerra in Libano, solo che stavolta la mancanza d'una vittoria indiscutibile apparirà come un colpo decisivo alla capacità di deterrenza delle forze armate israeliane. Ogni attesa che i fondamentalisti di Gaza alzino davvero e definitivamente bandiera bianca, è quindi, per ora, soltanto teorica.
I mediatori potranno congegnare, certo, una tregua in termini più favorevoli per Israele, ma Hamas cercherà di violarla il prima possibile riportando la situazione al punto di partenza: i loro razzi sul Negev, e ogni tanto le bombe israeliane su Gaza. Né si possono avere illusioni su unarivolta della popolazione che espella da Gaza i capi dei fondamentalisti. Con le sue organizzazioni assistenziali, ospedaliere e scolastiche, Hamas è così fortemente radicata nella Striscia da rendere ormai pressoché impossibile ogni tentativo d'estirparla.
Il solo esito favorevole che Israele può perciò attendersi, è che il suo esercito riesca a frantumare, se non interamente, i due terzi o quattro quinti del potenziale bellico di Hamas. L'esercito è oggi meglio preparato che nel 2006 in Libano, e i piani dello Stato maggiore sono parsi sino adesso più lucidi e adeguati d'allora. Così, se i colpi subiti costringessero Hamas ad una lunga tregua, se il panorama di rovine cui oggi è ridotta Gaza inducesse la sua leadership a non provocare un nuovo bagno di sangue, se l'arrivo di osservatori internazionali bloccasse l'ingresso di nuove armi dall'Egitto, Israele uscirebbe dalla vicenda con la sua capacità di deterrenza rimessa a nuovo. Lo capirebbero Hezbollah, i siriani, Ahmadinejad, e subentrerebbe una fase di calma in cui riavviare il negoziato. Che stavolta dovrebbe essere rapido, mediato dalla nuova presidenza americana con spirito equanime rispetto ai contendenti, e includere - in forme da decidere - anche i capi meno estremisti di Hamas.
Ma se questo non avverrà, i vertici politico-militari israeliani dovranno guardare ad un altro obbiettivo che consenta di dimostrare, fosse pure con rischi altissimi, che Israele è ancora la massima potenza militare del Medio Oriente. Per esempio, le centrali nucleari iraniane. Perché se Israele non incute timore ai suoi nemici (molti dei quali emersi dagli errori dei suoi governi), la sua stessa sopravvivenza in Palestina sarà, come s'è detto, in discussione.
di Sandro Viola, la Repubblica, mercoledi 7 gennaio 2009

martedì 6 gennaio 2009

bricolage 01 - sbloccare il bostik


Quante volte è capitato di avere bisogno del bostik (o similari) per incollare qualcosa....e si trova il tubetto col cappuccio ben incollato e non si riesce ad aprirlo?
La soluzione è semplice: basta prendere un vasetto della marmellata (che avevamo da parte, sciacquato, per essere portato alla campana della raccolta differenziata vetro), metterci un po' di benzina tipo "avio" per smacchiare, aspettare una notte...e al mattino tutto si sblocca facilmente.

Forse sarà meglio eliminare i vecchi residui di colla, e ricordarsi la prossima volta di pulire bene il cappuccio, prima di riporlo...

E la benzina, dove si butta? Buona domanda.....in casi come questi, io ho DUE bottiglie di benzina avio: una di benzina pulita, che serve per smacchiare i vestiti. Un'altra, di benzina "da bricolage", dove riciclo quella usata semi pulita.

La benzina può essere utile per tutti i casi dove è necessario sciogliere colle o residui di colle. Ricordarsi, in questi lavoretti, di usare i guanti o quantomeno subito dopo sciacquarsi bene le mani con acqua.

la bellissima rivista "valori"

Per chi non la conoscesse, segnalo la splendida rivista "Valori"



"Valori è una testata di proprietà della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, promossa da Banca Etica ed edita dalla Società Cooperativa Editoriale Etica.

Specializzata nei temi dell'economia sociale, della finanza etica e della sostenibilità, Valori è una rivista mensile tra le più autorevoli in Italia a trattare questioni complesse e “difficili” relative al mondo dell'economia e della finanza in maniera approfondita ma al tempo stesso comprensibile: denunciandone le ingiustizie, evidenziandone le implicazioni sui comportamenti individuali e sulla vita della società civile a livello sia locale che globale, e promuovendo le esperienze, le progettualità e i percorsi dell'economia sociale e sostenibile.

Valori non vuole essere solo un mezzo di informazione, ma anche uno strumento di consapevolezza e di possibile cambiamento: una sorta di laboratorio culturale permanente di idee e di innovazione per un modello economico e sociale rispettoso dell'ambiente e dei diritti delle persone e dei popoli. Perciò promuove comportamenti responsabili, il dialogo tra istituzioni pubbliche e private, la creazione di reti e relazioni sociali, la diffusione delle buone prassi esistenti.

Per tutti questi motivi si è scelto di mantenere uno stile divulgativo, per raggiungere non solo gli “addetti ai lavori” ma tutti coloro che siano interessati ad approfondire tali tematiche e siano orientati a comportamenti e scelte di vita sostenibili e a consumi coerenti.

Siamo persuasi che la costruzione di reti di informazione e di collaborazione sia proficua e permetta lo sviluppo di sinergie preziose. Perciò i nostri soci, fondamentali sostenitori del progetto, sono accreditate realtà che operano per diffondere la cultura e le buone prassi di sostenibilità ambientale, economica e sociale: Arci, Circom. Soc. Coop, Cnca, Cooperativa Sermis, Ecor, Editrice Monti, Fabi, Federazione Trentina delle Cooperative, Fiba Cisl Brianza, Fiba Cisl Nazionale, Mag 2, Publistampa Arti Grafiche, Transfair Italia e Rodrigo Vergara.

Si iscrive nella medesima convinzione l'esperienza di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità, di cui Valori è media-partner sin dalla prima edizione." (la prossima edizione si svolgerà a Firenze dal 29 al 31 maggio 2009).

Invito ad abbonarsi (e a regalare l'abbonamento): ne vale la pena.
Segnalo inoltre che, in modo molto intelligente, i numeri arretrati della rivista sono disponibili in rete dopo 4 mesi dalla pubblicazione: questo fa in modo da evitare di riempirsi la casa di carta, oppure di perdere tempo a scannerizzare articoli.

lunedì 5 gennaio 2009

James Dyson e il design funzionale

IO continuo a pensare che il futuro dell'ecologia sta nel design: ovvero nel creare oggetti che risparmino energia, ambiente e tempo. Esemplare la storia di James Dyson, ad esempio....

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DESIGN FUNZIONALE UNA STORIA AMERICANA
La creatività che vince

Una storia umana avvincente quella di James Dyson, che ha rivoluzionato l'aspirapolvere e fondato l'omonima industria di successo. Una storia paragonabile a quella di Steve Jobs, che realizzò nel garage di casa in California, il primo Personal computer della storia, dando vita alla prestigiosa Apple. Anche James Dyson, nel deposito del suo cottage, in solitario, costruì con le proprie mani in modo artigianale più di 5mila prototipi di cicloni da sostituire ai sacchetti, uno al giorno, prima di approdare a quello giusto, attraverso speranze, delusioni e scoraggiamenti, ma sempre con ostinazione e tenacia.
La sua passione, lunga tutta una vita, per il design funzionale, nasce durante gli studi al famoso Royal College of Art, dove ha l'occasione di sporcarsi le mani, lavorando con la plastica e l'acciaio inossidabile. Dopo la laurea, idea il suo primo progetto, il Sea Truck: una motozattera. Per James l'invenzione nasce dalla frustrazione: una carriola che sprofonda nel fango e una verniciatura poco resistente diventano sorgente d'ispirazione per la sua Ballbarrow che conquista il 50% del mercato, e segna la sua prima esperienza da imprenditore. Nel 1979, James acquista i dieci migliori aspirapolvere del mercato e si accorge che si intasano subito. Curioso e dotato di uno spiccato senso di osservazione, accompagnato da un sentimento di frustrazione per il cattivo funzionamento, decide di strappare il sacchetto del suo aspirapolvere Hoover Junior. Nota uno strato di polvere depositato all'interno che ne ostruisce i pori, e diminuisce la potenza di aspirazione.
Questa scoperta rappresenterà per James Dyson la prima svolta importante della sua vita professionale. Il caso lo aiuterà a scoprire il rimedio. Durante una visita a una segheria locale, James nota come la segatura viene separata da grandi cicloni industriali. Smonta il suo aspirapolvere e gli applica un piccolo ciclone di cartone.
Il nuovo sistema funzionava in modo più efficiente rispetto a quello tradizionale con sacchetto. James Dyson inventa così all'età di 31 anni, il primo aspirapolvere senza sacchetto al mondo, con aspirazione stabile, che segnerà l'inizio di una carriera fulminante. La strada è tuttavia ancora lunga e difficoltosa prima del successo. Una dopo l'altra infatti, le multinazionali rifiutano la sua idea innovativa, più interessate a difendere i loro prodotti e l'ingente profitto proveniente dal mercato dei sacchetti. Il commento dei costruttori era sempre lo stesso: «Se esistesse un miglior aspirapolvere, Hoover o Electrolux l'avrebbero già inventato».
Fino alla meta degli anni '80 James propone la sua invenzione. Alla fine riesce a cedere la sua licenza alla società giapponese Apex Inc. Nel 1986 inizia così la produzione dell'aspirapolvere «G force». Dopo 15 anni di frustrazione, ostinazione e oltre 5mila prototipi, James lancia finalmente il Dyson DC01 con il suo nome, che diventa l'aspirapolvere più venduto in Gran Bretagna. Oggi gli aspirapolvere Dyson sono distribuiti in oltre 46 paesi nei cinque continenti a livello mondiale. È la vittoria di David contro Golia, il successo di un inventore appassionato e ostinato che «Come un eroe solitario e perseverante, trionfa sui grandi gruppi industriali con la sola grazia della sua immaginazione», come lo definisce il settimanale francese l'Express. «Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni» diceva Franklin D. Roosevelt. È proprio il caso di James Dyson, che continua a progettare e produrre prodotti innovativi, come il Dyson Digital Motor, la lavatrice a due cestelli e il più recente asciugamani Airblade.
Mentre le unità produttive e di montaggio si trovano adesso per la maggior parte in Malaysia, la sede della Dyson a Malmesbury a sud di Londra ospita la divisione Ricerca, design e sviluppo (Rds) con ben 350 persone tra ingegneri, designer e scienziati. L'approccio olistico al design bandisce le barriere tra le diverse discipline, parti di uno stesso processo. La filosofia del design Dyson: mai essere soddisfatti del prodotto e cercare sempre di migliorarlo. Per James è la funzione, che conta. Il design engineering, come lo definisce, deve partire dall'interno del prodotto verso l'esterno: il buon design deve nascere dalla funzione, per influenzare l'estetica. «I prodotti cominciano a essere belli quando funzionano bene», sostiene James. Dai bozzetti si passa al modello in cartone, poi in compensato, prima dei disegni Cad e relativi modelli di prototipazione rapida. Al centro del processo c'è sempre la sperimentazione.
Il futuro della Dyson dipende dal forte investimento in Rds, un terzo della forza lavoro, e non da piccoli investimenti e ritorni in tempi brevi con la pubblicità, alla quale vengono preferiti i redazionali. «Le relazioni con la stampa sono stati la base della mia strategia di comunicazione», spiega James, per il quale «un buon articolo vale un centinaio di pagine pubblicitarie». Una Dyson anticonformista quindi, per una nuova filosofia d'impresa, con la cultura della differenza nei confronti dell'esistente. «Proviamo a fare le cose diversamente da tutti» spiega James che incoraggia i suoi collaboratori con età media di 25 anni, a essere diversi per principio, persino nell'abbigliamento in azienda: il completo con cravatta alla businessman frena la creatività.
CHRISTIAN DE POORTER
www.depoorterdesign.it

da nova - il sole 24 ore del 20 novembre 2008

cacciatori: togliergli la terra da sotto i piedi

Finalmente! La LAC (Lega Abolizione Caccia) nell'ultimo numero del suo bollettino scrive:
"....Un solo obiettivo, però concreto, realistico e raggiungibile anche in breve tempo. Poiché l’appello diretto ai cacciatori affinchè rinuncino a cacciare è probabilmente velleitario e sicuramente ininfluente, la LAC ha deciso di togliere il terreno sotto i piedi dei cacciatori. Ha scelto quindi di rivolgersi direttamente ai proprietari dei terreni, i quali per la bizzarria (eufemismo) della legge italiana non sono padroni in casa propria. Un cacciatore può infatti entrare armato in qualsiasi terreno privato, anche se coltivato, e sparare e uccidere. Ma non basta : il proprietario del terreno, del giardino, dei campi coltivati e dei vigneti – o recinta fino all’ultimo centimetro la sua proprietà - oppure, per tenere i cacciatori fuori da casa sua, deve fare domanda scritta alle propria Provincia. Ricevuta la domanda, la Provincia –spesso per motivi di interesse squisitamente intere$$$ato - il più delle volte la respinge. Questo rifiuto è cosi frequente, che la LAC ha deciso di offrire assistenza legale gratuita a quei proprietari che trovano (e ce ne vuole!) il coraggio di respingere da casa propria chi entra per uccidere...."
L'articolo completo si trova su:

http://www.abolizionecaccia.it/index.php?id=361


C'è anche una petizione in corso , per l'abolizione dell'art 842 del codice civile.

Lungarotti e il recupero energetico dalla potatura delle viti

Interessante il servizio mandato in onda domenica scorsa da "Lineaverde" su RAI1, relativo al recupero energetico di questa azienda vinicola:


http://www.lungarotti.it/it/ambiente/am_biomasse.php

domenica 4 gennaio 2009

mostra sul jazz al mart di rovereto

Bella la mostra sul Jazz al Mart di rovereto, che abbiamo visitato nei giorni scorsi.
Come quasi tutte le mostre del Mart, del resto la mostra resterà aperta fino al 15 febbraio.
Maggiori informazioni a:

http://www.mart.tn.it/context_mostre.jsp?ID_LINK=9&page=3&area=42

Il catalogo è come sempre molto bello e vale la pena di essere acquistato.
A parte la vasta esposizione di opere d'arte "sul jazz", fa pensare la grande quantità di copertine di dischi considerata come opera d'arte. In effetti, oggi il CD, e tanto meno la musica scaricata, ha perso completamente questa forma d'arte che rendeva il disco un prodotto "multimediale", che faceva sposare il contenuto musicale ad una estetica 30x30, per la quale hanno lavorato artisti come warhol....
Il catalogo non può contemplare il materiale sonoro e filmato. Particolarmente curiosi abbiamo trovato un video con una registrazione di Duke Ellington e il conseguente processo, di fabbricazione del disco, dall'incisione diretta con una puntina, alla stampa (si trova anche su youtube cercando "Record Making With Duke Ellington (1937))", un demenziale estratto da "Le Pompier des Folies Bergère" nel quale un pompiere ubriaco sogna di incontrare una ragazza in metro, è una Josephine Baker che lui immagina danzi in bikini una selvaggia danza jazz e poi lei si mette a scopare (nel senso che utilizza una scopa....eh eh.che birichini questi cineasti di inizio secolo...)....il filmino al mart si ferma qui, l'originale prevede anche che il sogno prosegua in tram, dove lui si immagina di vedere donnine nude dappertutto (compreso un prete!!!).
Bellissimo inoltre il film "jammin the blues" del 1944, con Lester Young ed altri....musica splendida e fotografia fantastica!!!! su youtube un estratto a: http://it.youtube.com/watch?v=g_WyhK-Urms
Per chi volesse andare al Mart, tenere presente che il biglietto vale tutta la giornata e permette di entrare e uscire. Comunque la caffetteria fa anche da ristorante, con 8 euro si prende un buon bis di primi, se ci avventura con qualcos'altro e coi dolci il prezzo va su......comunque consiglio di spendere per un bicchiere di buon vino, e farsi portare invece della cara minerale una caraffa di buona acqua del rubinetto gratis!

venerdì 2 gennaio 2009

Niente batterie, al cellulare basta il calore della mano

Chissà a che punto è questa ricerca...alla luce anche dell'articolo apparso su "Repubblica" il 31 dicembre 2008 "batterie - scariche troppo presto e il nuovo hi tech rimane senza energia ".
Sono convinto che il "futuro" sarà giocato sull'evoluzione delle batterie (per quanto riguarda l'energia) e sull'evoluzione del design (per quanto riguarda la riduzione degli imballaggi all'origine). Vedremo...buon 2009 a tutti!
Giorgio Gregori


Chiamare dal cellulare senza bisogno di usare batterie, ma soltanto il calore della propria mano. Registrare i battiti del cuore e inviare il referto senza consumare energia, ma con l' impulso degli stessi battiti. E ancora: misurare la pressione del sangue e trasformarla in segnale elettrico. Sono le applicazioni future, realizzabili grazie agli sviluppi di un campo di ricerche che ha di mira la trasformazione in fonti di energia alternativa di vibrazioni, variazioni di luci, cambi di temperatura. La corsa al risparmio energetico ha messo in moto i laboratori tecnologici e gli scienziati guardano in tutte le direzioni pur di anticipare soluzioni innovative. Una delle strade imboccate è "il raccolto ambientale", come è stata prontamente ribattezzata la capacità di trasformare in energia le variazioni registrate nell' ambiente. A prima vista, l' apporto generato da questa "raccolta" sembrerebbe marginale. Ma non lo è, vista la gara che si è messa in moto per sviluppare soluzioni dedicate. Il governo federale della Germania, paese in prima linea nell' attenzione alle problematiche ambientaliste, ha stanziato 500 milioni di euro per finanziare programmi di ricerca che includano questo tema. E, sempre per restare in Germania, il Fraunhofer Iss, Institute for Integrated Circuits, ha appena presentato un semiconduttore basato su un generatore elettrico che trasforma le differenze di temperatura in energia elettrica. Temperature di ogni tipo. Anche quella del corpo. L' apparecchio, infatti, inserito in un capo di abbigliamento e indossato è capace di usare il corpo umano come fonte di energia. Il principio di base è lo stesso dell' orologio che si ricarica muovendo il polso o anche semplicemente camminando. Ma siamo a uno stadio molto più avanzato, la trasformazione di impulsi minimi in energie più potenti. L' apparecchio del Fraunhofer Iss, per esempio, utilizza una speciale "pompa" che consente di trasformare variazioni di temperatura di pochi milliampere in impulsi elettrici più potenti. Il perno di tutto è il passaggio tra le microvariazioni alla macropotenza. E qui si scatena la fantasia degli scienziati. Ma anche quella delle industrie. L' inglese Perpetuum ha realizzato spirali magnetiche che si alimentano autonomamente. E si studiano le potenziali applicazioni nel campo medico, degli elettrodomestici e automobilistico, con batterie che si alimentano con il movimento di ruote e il surriscaldamento di pneumatici. - DI PAOLA JADELUCA

Repubblica — 15 ottobre 2007 pagina 29 sezione: AFFARI FINANZA

i santi laici 2009

Introduzione al Calendario Santi Laici 2009:


"Se si scorre l’elenco dei Santi Laici, la prima reazione è un senso di vertigine. Un’impressione che si può provare solo di fronte all’abisso, al vuoto di un precipizio senza fine. Non è un semplice, e lunghissimo, elenco di omicidi di carabinieri, poliziotti, magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti e cittadini. E’ un fiume di sangue che percorre la nostra Storia. Un massacro sul quale si fonda e vive la nostra Repubblica. Chiudete gli occhi e pensate a questi uomini e donne che hanno sacrificato la vita per lo Stato. E immaginate il loro ruolo nella guida della Nazione, se fossero ancora in vita. Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. Poi aprite gli occhi e vedete la realtà desolante di prescritti, mafiosi, condannati in Parlamento e dell’informazione in mano ai loro servi. Vi chiederete perché, in così tanti, hanno dato la vita. Cosa li ha spinti. Io credo che la loro coscienza li abbia costretti a farlo. Non avevano semplicemente altra scelta. Non potevano voltarsi da un’altra parte. Molti sapevano di essere condannati. In questo simili al Cristo dei Vangeli che accettava il martirio, pur potendo sfuggirvi. Gli onesti sono tollerati solo se non denunciano il Sistema, quella galassia di criminalità organizzata, massoneria deviata e corruzione politica che governa l’Italia. Fino a ieri in modo occulto, oggi in modo sfacciato, plateale. Il Sistema agisce nei confronti degli onesti per gradi. Prima cerca di comprarli, poi li minaccia. Se fallisce, allora li isola e se questo non è sufficiente, dopo averli isolati, li uccide. L’isolamento da parte delle istituzioni e dei media è il campanello d’allarme. L’ultima chiamata. Centinaia di persone lo hanno sentito e hanno tirato dritto. A loro dovrebbero essere intitolate le vie e le piazze d’Italia. Quelle che i politici vogliono dedicare al latitante Bettino Craxi. Davanti a Montecitorio ci dovrebbe essere una lapide con i loro nomi in caratteri d’oro, in ordine alfabetico. Il mio augurio per il 2009 è di non lasciare perdere, di non lasciare più perdere nulla. Nessuno è al di sopra della legge e i delinquenti vanno chiamati solo con il loro nome. Non voltatevi più dall’altra parte, ma solo dalla vostra parte. I Santi Laici, da lassù, vi daranno una mano.
“No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere…”. Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato dai fascisti nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944".

Scarica il Calendario dei Santi Laici 2009